
“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano
Si sono conclusi gli appuntamenti più importanti di quest’anno, il G20 e il COP26, eventi che “avrebbero” dovuto mettere punti fermi e disegnare percorsi certi verso questo nuovo futuro incerto che ci attende.
Purtroppo, le aspettative sono state disattese per due motivi, uno dei quali perché, nonostante le esigenze reali dell’economia risentano della mancanza di materie prime e la povertà, che in dieci anni é passata dal 2,75% a 11%, stando alle stime del World Food Program (solo in Italia 5,6 milioni, fonte ISTAT), non ci sono state vere e proprie decisioni per una efficace riduzione della povertà, nello specifico una pianificazione di politiche propulsive e riqualificanti delle zone più povere del pianeta. Tali politiche non sono mai restrittive perché in un mondo globale le contaminazioni e gli effetti di un miglioramento delle condizioni di vita nelle zone più provate, si sentirebbero anche nelle altre, come in Italia.
Basti pensare ad un eventuale mutamento delle condizioni in Africa, più benessere, una economia coerente e prolifica in relazione a tutta la popolazione, come farebbe abbattere il mercato umano dell’immigrazione, lasciando spazio ad un altro tipo di movimentazione umana, non più per necessità ma per vocazione, con il conseguente arricchimento di ogni attore dei movimenti migratori. Se poi pensiamo alle zone di guerra, anche in questo ambito del G20 non vi é stato un vero e proprio cambiamento di rotta, si é solo cercato di mitigare gli effetti devastanti del ritiro dall’Afghanistan. Tuttavia non è stato tutto da buttare, anzi se pensiamo che si sono messi a tavolino i leader mondiali, anche se qualcuno é rimasto a distanza come Russia e Cina, con l’intento di trovare un accordo comune dopo la pandemia e in linea di principio si é trovato… un flebile successo per questo G20.
Certo ci sono i Paesi che stanno subendo i cambiamenti climatici in modo devastante, come Madagascar e Barbados ad esempio, dove le migrazioni interne ed esterne, oltre che alla drastica riduzione del turismo, hanno ingrossato le fila dei poveri e ridotto la capacità produttiva di questi paesi che non hanno visto riconosciuto questo stato di cose ed un conseguente aiuto economico per trovare soluzioni.
Proprio sul cambiamento climatico si é giocata la partita nell’incontro del COP26. Io non riesco a comprendere le posizioni di chi non vuole prendere provvedimenti verso questa catastrofe che ci siamo costruita. Nello specifico, io non comprendo e non giustifico uno Stato che ha i fiumi pieni di schiuma alta 75 cm, acque in cui si bagnano centinaia di migliaia di persone che non hanno altre risorse di “acqua” e questo Stato che si rifiuta di prendere seri provvedimenti per azzerare le fonti di inquinamento. Parlo dell’India, ma potrei menzionare la Cina, che fa vivere altrettante persone tra scorie elettroniche e acque fluorescenti.
Questi Stati hanno rifiutato l’azzeramento dei combustibili fossili con un ricatto e le nuove generazioni li ringrazieranno nel momento in cui si troveranno alla fine di questa corsa verso il baratro che purtroppo é sempre lì dove é stato posto.
Non é neanche giustificabile la posizione di questi Governi che, accusando il vecchio continente e il nord America di aver inquinato per un secolo, si rifiutano di non commettere gli stessi errori a fronte di una chimera che é questa iperproduttività. Non é producendo tanto che si dimezza o annienta la povertà, é producendo bene, in modo sostenibile e distribuendo le risorse come le ricchezze non solo a una parte della popolazione. Allo stato attuale, sia India che Cina sono afflitte da un alto grado di povertà e analfabetismo, nonostante il loro motore economico negli ultimi anni a ridosso del 2019 sia corso a 2 cifre del PIL.
Questa chiusura al nuovo corso che si impone a questa Umanità, un nuovo corso che miri a una economia circolare e di valorizzazione delle risorse umane, é paragonabile al continuare ad insegnare come si insegnava ai tempi dei miei genitori, senza tenere presente ciò che é cambiato nella società, cosa si é imparato a livello metodologico-didattico, cosa si richiede al nuovo docente.
Purtroppo resta il dato di fatto che, come dice Greta Thumberg, alla fine il bla bla bla é ciò che é stato sottoscritto, piegandosi ad un ricatto miope, che paradossalmente danneggia coloro che lo hanno perpetrato.
Mariantonietta Valzano
