“I LIBRI DI CULTURA OLTRE”: Incontro con Silvio Valdevit Lovriha – a cura di Maria Rosaria Teni

Per la Collana letteraria “I LIBRI DI CULTURA OLTRE”, ospitiamo oggi Silvio Valdevit Lovriha con un’intervista che è occasione di incontro con  un autore impegnato e  amante della poesia, presente nella Collana con l’ultima opera poetica  “Il ventaglio”, Prefazione Maria Rosaria Teni, edita a gennaio 2026. Si parla di una raccolta che apre una finestra e lascia entrare uno spiraglio di luce sulla nostra realtà complessa e travagliata. Nelle sue pagine, che si schiudono proprio come un ventaglio, prende forma un affresco di storie, un caleidoscopio di emozioni e stati d’animo che coinvolgono sin dalle prime pagine e conducono il lettore ad una riflessione immediata e consapevole sulla condizione della convivenza tra esseri umani. Un libro di poesie e prose, un diario o una cronaca di sentimenti, tante le definizioni che servono a spiegare l’opera di Silvio Valdevit Lovriha, meritevole di grande attenzione anche per lo stile e l’abile segmentazione delle varie strutture linguistiche, tra cui l’adozione del vernacolo.
In questo incontro vorrei che i lettori potessero conoscere meglio il nostro autore e, nel caso volessero intervenire con commenti o approfondimenti, si invitano a scrivere al seguente indirizzo: cultura.oltre@libero.it

D.: come è nata la decisione di scrivere una silloge poetica?

Alcuni conoscenti leggendo qualche mia poesia mi andavano chiedendo perché non ne facessi un libretto, per evitare che andassero disperse, per essere portate a conoscenza di altre persone.

D.: una domanda, all’apparenza forse un po’ retorica, che cos’è la poesia per lei?

Scrivere poesia per me rappresenta spesso a fermare una intuizione, una situazione, un particolare, magari minore, ma che esiste. A volte per valorizzare oggetti quotidiani elementari, una gomma, una matita, una sveglia che emette un suono, il caffè  che borbotta, rapporti tra le persone di una volta e che adesso mancano.

D.: Chi è e perché scrive poesie e in quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?

Dopo una vita da sindacalista, una volta andato in pensione, mi sono dedicato maggiormente a scrivere  poesie e brevi racconti dell’esperienza vissuta a contatto con il mondo del lavoro, anche perché non andassero disperse certe storie. La mia poesia iniziale è stata certamente quella costruita per la mia prima dei cinque pronipoti. Ogni tanto mi capitava di leggere quelle di Gianni Rodari e così un giorno, lei aveva circa tre anni, le inventai e le recitai quella che iniziava con “C’era una volta un cane-che sbucciava le banane-a guardarlo c’era un gatto-che rideva come un matto…” Ogni volta me la chiedeva, se la rideva, poi a suo fratello  la ripeteva.  Poi ho continuato inventandone altre e, intanto,  io ci ho preso gusto. Altre per i bimbi ma poi anche per gli adulti. Al tempo del dramma del Covid ne scrissi alcune. Ad esempio “Coronavirus” in dialetto veneto  “un infermier me ha dita....te tocca a ti de andar, sen restadi senza macchine par respirar…sarà un bel funeral- senza tanta confusion, manco mal”.Alcune per rimarcare cose antiche quali “Le pastine nelle vetrine”, il Cinema pieno di militari quando ancora si fumava, “Gino delle medaglie” che annotava la sigla delle prime auto che circolavano, l’andare con la nonna al fiume con la carriola colma di biancheria da lavare..
Via via ho poi sentito il bisogno di parlare dei problemi sociali e allora per il dramma emigrazione quella “Lacerati” che si conclude “..lo spirito, ciò che più vale,-è restato nel loro paese natale”. Contro il nazifascismo con le poesie “Shoah”, “Babij Jar”; contro la guerra “Onore ai suoi versi”, “Pace non guerra”, “Dolori atroci delle mamme”, “Gaza amata, sterminata”. Molto sentite quelle per la libertà di stampa e di espressione, contro lo stalinismo vecchio e odierno:la poesia ricordo della coraggiosa giornalista “Anna Politkovskaia” e quella per “Elena Milaschina”. Quella per “Holodomor” tragedia immane. Altre poesie sono state dedicate alla mia città natale Trieste, quella sulle “Erte” reticolo di vie, “Giotti e la sua Trieste”, “Per far godere gli occhi” sul Castello di Miramare in dialetto triestino. Tante anche quelle dedicate alla natura, a persone, all’ambiente: caprioli, salamandre, lupi, ricci, bosco, piante, poeti Tavan, Marchesin, Pasolini. Insomma molteplici i temi spuntati fuori e da qui la decisione di intitolare questa silloge “Il Ventaglio”, che è inserita nella Collana letteraria Cultura Oltre.

D.: Generalmente quando si scrive è anche per il bisogno di comunicare con gli altri, quasi si senta la necessità di inviare un messaggio. Qual è il messaggio che vuole comunicare attraverso i suoi scritti?

Il messaggio è quello di apprezzare quello che abbiamo intorno a noi, cercando di preservarlo e migliorarlo per le nuove generazioni.

D.:  Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?

In particolare, amo i poeti del mio territorio:  Saba-Pasolini, i dialettali Virgilio Giotti, Federico Tavan di Andreis e il gradese Biagio Marin.

D.: Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?

Penso che in questo brutto momento che stiamo attraversando le poesie, assieme ad altro ovviamente, possano portare aria fresca e pulita, speranza per il futuro.

D.:  perché secondo lei, un lettore dovrebbe leggere il suo libro e quali sono i punti fondamentali che restano impressi dopo la lettura?

Se questa silloge viene letta mi fa naturalmente piacere. Sopratutto sarei grato ricevere pareri, osservazioni critiche, suggerimenti costruttivi. Sarebbe bello migliorare, continuamente, procedere lentamente, come fanno lumache e formiche che ammiro tanto.

Silvio Valdevit Lovriha

Silvio Valdevit Lovriha è nato a Trieste nel 1939  Dopo aver fatto l’operaio e il sindacalista, anche nella Fiom-Cgil nazionale, attualmente è pensionato e coltiva l’amore per la scrittura e la poesia. Ha all’attivo la pubblicazione di due libri di poesie: “La lumaca”- Ed. Il Convivio e “Poesie sociali e politiche”- Ed. Alba. “Il ventaglio” è la sua terza silloge poetica, fresca di stampa. Suoi scritti sono presenti su testate nazionali e locali, cartaceee e online, non ché su riviste quali “Il Convivio” e “Cultura Oltre” e nelle antologie”Poesie d’amore” e “Versi di pace”. È sposato con Gigliola dal 1961 e ha due figli, quattro nipoti e cinque pronipoti.  Risiede a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone.

Ricordiamo ai nostri lettori che il libro di Silvio Valdevit Lovriha può essere richiesto anche tramite la nostra rivista, scrivendo all’indirizzo: cultura.oltre@libero.it
L’autore provvederà all’invio del libro secondo le modalità che saranno indicate nella mail

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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