
Andrea Camilleri, la cui mancanza sento ancora profonda, non solo come scrittore ma come persona, scrisse nel 2006 un capitolo dei romanzi con il Commissario Montalbano con questo titolo, che io prendo a prestito, umilmente, in questo articolo, perché penso che ben descriva la calura rovente di questa estate e della situazione internazionale che l’Europa sta vivendo.
L’Europa unita, coerente dal punto di vista sociale, forte economicamente e stabile politicamente ha fatto sempre paura a tutti, Stati Uniti, Russia e Cina in particolare. Questo è un dato di fatto. Quindi ritengo non improbabile che ci siano tanti interessi a vederla fallire, dove il fallimento venga soprattutto coltivato dal basso, cioè dal popolo, o meglio dalle popolazioni delle varie nazionalità che la compongono. Un’Europa federale resta un sogno per chi vuole sconfiggere le difficoltà economiche e sociali del vecchio Continente perché, in tutti i modi, questo sogno è stato traviato e portato alla disgregazione, inducendo conflitti interni che sono strettamente legati alla produttività, al mercato del lavoro, alla tenuta del tessuto sociale, alla cultura e alla cura sanitaria, oltre che allo sviluppo e alla crescita globale.
In sintesi, in ogni Stato dell’Unione non si sta bene, le persone per un verso o nell’altro patiscono qualche danno, che va dalla criminalità minorile dilagante della Svezia alla crisi dell’automotive in Germania, all’immigrazione massiccia e non controllata di Ceuta, che, diciamolo per inciso, un po’ in tutta l’Europa, in particolare nel nostro Paese, passando per la percezione, reale o no, lo testimoniano le persone con il loro quotidiano vivere, della mancanza di sicurezza in Italia, della nostra crisi della sanità pubblica e dal sorgere, un po’ da tutte le parti in Europa, di ideologie sovraniste con rigurgiti discriminatori verso razze e generi diversi e altri nostalgici autoritarismi di vario tipo, inerenti a vecchi pensieri filosofici del secolo passato.
Fatta questa premessa avvilente, vorrei soffermarmi sulla massiccia ondata migratoria avvenuta a Ceuta il 30/31 luglio, acutamente orchestrata ai danni dell’Europa. Per carità, questo rimane un mio pensiero, come dal titolo di questa rubrica, ma i dati di fatto dovrebbero aver messo un po’ di dubbi a tutti, se è accaduto che circa 73.000 persone, di età giovane, si riversano in pochissime ore in un piccolissimo lembo di terra, appunto l’exclave spagnola di Ceuta in Marocco, scoperto poi organizzata sui social con un richiamo di massa, promettendo regolarizzazioni o agevolazioni di vario tipo. Hanno messo in rete un inganno per danneggiare e destabilizzare la Spagna nello specifico, ma non solo, se ci fermiamo a riflettere, mentre hanno illuso persone che, tra speranze e disperazione, vorrebbero altro nella loro vita.
Non è un fenomeno migratorio, ma un attacco ibrido all’Europa.
Quello che, come cittadina italiana ed europea, mi dispiace e mi fa indispettire è il perché una simile eventualità non abbia messo in moto un’azione comune, forte e anche mirata ad andare a scoprire e neutralizzare le motivazioni e le cause che ci hanno sparigliato. Ciò che è accaduto è stato come se, in mezzo a una piazza piena di gente, avessero tirato un “mortaretto” (leggasi petardo), il cui scoppio ha fatto correre all’impazzata a destra e a sinistra gli astanti, senza che alcuno prenda chi l’ha tirato, che beatamente se la ride e si gode la piazza ormai vuota perché la gente è scappata.
Ecco, abbiamo lasciato l’Europa così, in balia di chi ha lanciato l’attacco per prendersi il territorio che è rimasto scoperto.
Per carità, il mio punto di vista è del tutto opinabile, ma a me questo è sembrato fino ad oggi.
Ora mi chiedo: se dovesse ricapitare lì o in un’altra zona d’Europa, cosa facciamo? Restiamo esposti senza scampo? Tutti i danni perpetrati a Ceuta, quali saccheggi, atti vandalici e, in rete, c’è chi parla di violenze e stupri, non danno anche questi l’idea di creare terrore? Destabilizzare per indebolire? Chi ne sta pagando le conseguenze sono ovviamente i cittadini comuni, la popolazione pacifica che si ritrova in difficoltà ed è un campanello d’allarme, perché questa non è migrazione.
Io credo che il fenomeno migratorio, ormai con caratteristiche talmente massive da difficile governabilità, debba essere gestito a monte, cioè nei Paesi d’origine, in cui è difficile vivere in modo dignitoso. Abbiamo, anzi no, perché né io né la stragrande maggioranza degli italiani e degli europei non hanno fatto nulla, HANNO riempito l’Africa e altri Paesi di corruzione e di guerre, di violenze, un nuovo sistema di colonizzazione che, unito all’abbassamento della linea di desertificazione, ha contribuito non solo a non far sviluppare le popolazioni locali, ma a rendere le condizioni di vita avverse. Questo non ha niente di sano, perché ognuno di noi, se si trovasse nelle medesime condizioni, scapperebbe da questi luoghi. Tutto ciò, unito allo sfruttamento delle riserve locali, ha generato traffico di esseri umani, per espianto di organi, prostituzione, schiavitù lavorativa, manovalanza delinquenziale, le cui conseguenze le paga la gente comune, non chi ha generato queste condizioni.
E infine, a chiare note, non voglio più obiezioni del tipo: “Se non si sfruttassero più queste risorse, non ci si potrebbe comprare il telefonino o l’energia costerebbe di più, o le pietre preziose sarebbero non acquistabili”. Paghiamo energia con conti tanto salati da anni, i telefonini, se li usiamo più a lungo, va bene ugualmente, altrimenti torniamo al vecchio Nokia senza social e magari stiamo pure meglio; invece, per quanto riguarda le pietre preziose, uso tanta bella bigiotteria come la moglie del presidente Sandro Pertini, perché di sicuro le persone come me non possono permettersi altro, anche perché, se ci fosse, sarebbe alla mercé di rapine immediatamente, con tutto questo proliferare di scippi e furti in appartamento che la gente neanche denuncia più, visto che non vi è un’adeguata legislazione per correggere e dissuadere la criminalità. Detto senza mezzi termini, se accade, i ladri restano tranquillamente a delinquere ancora ad libitum, come viene dimostrato da tante esperienze comuni.
Francamente, quella ardente vampa di agosto ha fuso propositi e legami in questa maltrattata Europa a favore di altri interessi, altri poteri che gongolano nel vederci così… correre a destra e a sinistra mentre loro si tengono la piazza, mi ha messo in allarme e fatto sentire non più parte di un progetto ampio e concreto, che efficacemente possa risollevare le sorti di questo Vecchio Continente.
Ero un’illusa prima?
Probabilmente ci sarà un coro di voci che, leggendo, diranno: te ne sei accorta adesso!
No, non è così. Il fatto incontrovertibile è che, in un modo o nell’altro, in quest’ultimo decennio si è cercato di agire in modo comunitario, c’erano i propositi. Ora, non il mio dubbio è che siano svaniti anche quelli, sacrificati o sgretolati dal malessere che le singole popolazioni vivono e da cui prendono nutrimento tutti i sovranismi che stanno proliferando.
Stiamo perdendo, come nazioni e come civiltà.
Tuttavia, io continuo a sperare nei giovani e nell’unità pacifica, sana e vivacemente diversa della nostra Europa. Continuo a sperare che arrivi qualche partito politico o movimento politico che veda in realtà ciò che il momento storico sta sviluppando e, con grande lucidità e oggettività, possa, dopo aver preso atto delle derive pericolose di un’iper-tecnologizzazione e infatuamento di un nuovo fascismo del vecchio secolo (ho già in altra occasione specificato che il pensiero politico del Novecento, secondo me, non si può proporre o attuare con il tessuto socioeconomico di questo periodo, dove le classi sociali sono cambiate, come i lavori e le esigenze sono mutate in relazione alla cultura e alla tecnologia), proporre soluzioni che siano proficue e utili, non solo ideologizzate stile woke.
Perché le chimere…
Non funzionano più.
Speriamo nei giovani.
Mariantonietta Valzano
