“I LIBRI DI CULTURA OLTRE” – “Nella casa del vento” di Maria Rosaria Teni – Nota di lettura di Lucio Zaniboni

Senza titoloLa silloge: “Nella casa del vento” di Maria Rosaria Teni, saggista, docente di Storia e Letteratura Italiana e Latina, e direttrice della Rivista Cultura Oltre, con la presentazione di Mariantonietta Valzano e nota introduttiva dell’autrice, è opera che per spettro filosofico, struttura letteraria, liricità e musicalità si impone al di sopra di quanto è capitato leggere in questi anni.
Alla domanda, che nella presentazione la Valzano si pone per stabilire cosa sia la poesia, e a cui nessuno è in grado di dare risposta esaustiva, perché la poesia è pensiero, filosofia e cuore, in associazione a tutte le arti, la risposta potrebbe essere: è pittura, scultura, musica, canto singolo e corale, è architettura nel suo impianto, danza nel movimento e intrecci delle parole.
La Valzano, e concordo appieno con lei, riscontra nella silloge che presenta, la materia viva della autentica poesia. Il leitmotiv che dà forma e vita all’opera è costituito dal vento, inteso non come agente atmosferico, ma, metaforicamente, come elemento perturbatore e trasformatore del quotidiano nello scorrere del tempo.
Il vento, il tempo e il silenzio, nelle pagine di Maria Rosaria Teni danno forza e anima a pensiero e sentimenti. L’opera è un canto velato di malinconia per le perdite, cui la vita nel suo scorrere è costretta a soggiacere. Il verso allora si fa ferita dolorante: “sorseggio irripetibili tasselli di una vita/ che svapora in ritagli di stagioni / e vedo sfumare il tuo profilo / nelle nubi che vagano impazzite“.
Le perdite del padre e della madre incidono profondamente come lama nell’animo, nascono: “le parole taciute” e il ricordo di una bambina felice “la mano nella mano del padre” e la struggente domanda: “Dove se n’è andato” e la constatazione di “presenze care e dolorose assenze“.
Nasce la riflessione sul tempo che scorre e tutto cancella al ticchettio della sveglia: “giorni che si frantumato su scogli d’eternità illusoria“.
E ci si accorge del mutamento proprio dai capelli bianchi e dalla sensazione di vita ormai vissuta, ma con la forza di resistere e viverla ancora. In una forma completamente nuova e alimentata da perdite diverse vive quel “io rimango” di Prevert. Tuttavia inutili sono i sogni, anche se nel ricordo dei girotondo infantili, nello sfondo di una natura amica, l’anima trova ristoro, al di fuori del tempo se non oltre ” il muro d’ombra” che separa gli uomini dal cielo, perché la vita è fatta di “Attese che consumano e si consumano nell’attesa di un momento disatteso“.
La silloge vive anche delle figure della nonna e dell’amica. I ricordi tentano di rimarginare ferite sanguinanti e con loro Il mare, le brezze lunari, le prime ombre della sera e il pensiero che la morte non distrugge la vita.
La nascita della figlia, carne della propria carne sofferente, ma gioiosa nel donare la vita, è fonte di resurrezione del morale: “E venne il giorno e la certezza che si può nascere / non solo morire“.
Non manca l’afflato religioso in un Rosario sgranato nella sofferenza di essere stati testimoni dell’estremo attimo di vita, in una stanza d’ospedale. L’opera si avvale di una natura che non è cornice, ma parte viva del quadro compositivo. Anche qui appare la maestria, frutto di un bagaglio culturale non comune, capace di trasformare il verso in canto.
Così i profumi del biancospino e dei gelsomini si effondono delicati e suggestivi, mentre altrove gli ulivi levano le braccia al cielo. 
Strutturalmente l’autrice si avvale per lo più del verso libero e talvolta dell’epigrammatico, con rime, assonanze, rime al mezzo e metafore, mai in prestito, originali, significative, incisive a condurre il piano propositivo, in cui non manca il canto dell’amore, quello per il compagno della vita.
Anche qui la poesia si nutre di tenerezza e attesa, certa di un affetto che dura e perdura: “Parlami ancora / non smettere adesso/ dimmi per sempre che non finirà, / la nostra favola insieme“.
Un libro che ho sentito vicino al mio poetare come non mai, considerevole per ampiezza stilistica e filosofica, profondità d’indagine, ricchezza metaforica e musicalità.

Opera destinata a durare, che consiglio a tutti.

 Lucio Zaniboni                  

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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