È con grande piacere che presentiamo oggi, all’interno della collana letteraria “I LIBRI DI CULTURA OLTRE”, il saggio critico di Carmelo Aliberti, “La poesia di Lucio Zaniboni – Un grande poeta contemporaneo”, edita a gennaio 2026. È un onore promuovere e patrocinare un’opera di pregio che si affida alla Collana letteraria Cultura Oltre e di questo ringraziamo i proff. Lucio Zaniboni e Carmelo Aliberti che hanno creduto nel progetto che la nostra rivista conduce dal 2018. Carmelo Aliberti, critico letterario di fama internazionale, in questo saggio critico delinea il percorso lirico del poeta Lucio Zaniboni in una approfondita indagine del pensiero, con una biblica risalita dagli inferi della trascendenza, “con trasmissione di valori eterni recuoperati con l’amore della poesia, per cui è da considerare il nuovo Vate nell’elenco dei maestri eterni del più alto Parnaso contemporaneo”.
Lucio Zaniboni poeta, critico letterario e narratore, collaboratore di giornali e riviste e curatore di nove famose antologie critiche della migliore poesia di questi anni, ha al suo attivo la produzione personale di molte raccolte di versi di elevata tessitura verbale e nominale, ingemmata di lessemi e stilemi, equamente distribuiti e centellinati in maniera da intrecciare un inedito concerto di suoni, rispecchianti e luccicanti vibranti di una fosforescenza lirica che si ricompone armonicamente sulla polifonica tastiera del “verbum” tematico, con timbri e ritmi metrici non omogenei, ma in crescente progressione di una rara fosforescenza lirica sulla potente tastiera melodica del pentagramma connotativo della poesia, costellata di diversificate note musicali e di strutturazioni idonee a collocarla al vertice di tante note musicali idonee e molto esigue della produzione lirica odierna, come unico poeta che ha sempre sviluppato un teorema avanguardistico oltre le sperimentazioni degli ultimi 100 anni e molto distanti dalle obsolete e statiche eredità del passato che perseguono ancora una visione della poesia sulle orme di una tipologia apologetica che pochi lettori ancora leggono come punto di riferimento per poter trovare le risposte soddisfacenti al loro senso di vivere, tanto da evocare lezioni alte e coinvolgenti della produzione lirica degli ultimi 100 anni. La poesia di Zaniboni può essere definita come un invisibile orecchio cosmico teso a catturare l’eco di ogni suono, i lievi bisbigli della cronaca, le veliniche immagini delle cose, i palpiti sottesi dell’alfabeto dei minimi o macroscopici eventi quotidiani in una umile e omogenea sinfonia universale, dove la cognizione del tempo si scioglie nel naufragio della luce e il disinganno del paradosso si trasforma in sentimento ferito d’amore appena venato dal tono sottile di un’ironia disciolta e resa evanescente dal vento lieve di una risonanza musicale fermentante in armonie omogenee tra i minuscoli spazi interni dei versi.
Scrive Dario Bellezza nella presentazione del Libro “Atto Primo”, Editore: Edizione Del Giana – Calcata, Luglio 1992:” La poesia spesso cerca quello che non c’è, e il poeta si inganna nel cercare di circuirla. Zaniboni credo cada in questa tensione, – cercando però di
ideologizzare il tutto per non agitarsi nel vuoto. “Non ho che te un pugno d’ortiche per macerare i giorni della mia pelle”. E così l’esistenza fa la sua apparizione dietro il simulacro della poesia e solo un aroma di caffè ci consola, dice il poeta, ed è questa la sua novità e il suo privilegio, di non avere referenti precisi, maestri da ricopiare. Sembra che prima di Zaniboni ci sia stato il deserto e la tradizione italiana sia stata tutta spazzata via.
Si potrebbe giocare a citare in continuazione i suoi versi per confermare questo assunto: Zaniboni vuole essere assolutamente originale, anche a scapito, per paradosso, della originalità, che non è quella delle forme, ma quella dell’anima. Emblematica è questa poesia:
Attorno l’orto con il rosmarino
il basilico la salvia e tante altre
erbe a profumare la cucina
nel giardino la spalliera di rose
il glicine e giunchiglie (credo)
fossero bottiglie saprei meglio
discernere e dissertare: qui devo
stare a quanto dice il giardiniere
fa piacere mettere qualche seme
per diletto vederne il frutto
poi lasciar perdere e dimenticare
t u t t o
Infatti nella tradizione italiana non se ne trovano di altre e questo depone in favore di Zaniboni, che resterà certamente tra le voci più nuove dell’ultimo decennio, sospeso fra un esistenzialismo lirico e un moralismo affranto. Un tocco di religiosità ce lo rende particolarmente fratello e rincuora per il desiderio di spiritualità che ogni poeta deve possedere in un mondo diventato arido e materialista.
Per conoscere il poeta Lucio Zaniboni è previsto un interessante incontro presso la Biblioteca Civica “Uberto Pozzoli” a Lecco, giovedì 12 febbraio, alle ore 18,00

