
I versi di questa raccolta poetica alludono alla dialettica della totalità. I confini tra mondo esterno e dimensione interiore sono labili e facilmente percorribili; anzi i ensieri e le emozioni esprimono dimensione collettiva ed universale, sono presenti nell’Io poetico, ma anche in tutte le donne capaci di vivere la ricchezza e la pluralità dei sentimenti a cui corrisponde un rapporto con il mondo reale, non univoco ma complesso, in cui le contraddizioni ed i conflitti sono l’origine della costruzione di sé. La psicoanalisi ha messo in evidenza che la psiche profonda manifesta non solo disagio, ma anche una ricchezza emotiva che modifica la vita del soggetto e le relazioni con l’altro da sé. Sfuggire i conflitti significherebbe abdicare a sé stessi ed adeguarsi ad una logica convenzionale che esclude la ricerca interiore e dunque la poesia. La ricerca diventa, pertanto, il filo di Arianna che guida nel labirinto ed aiuta ad uccidere il Minotauro. Le donne, al pari delle dee madri, sono esperte nell’arte della tessitura non solo in senso concreto ma soprattutto simbolico, sono in grado di dipanare il filo del fato, di intrecciare gli eventi, di costruire la propria vita. È un invito fatto dall’autrice alle altre donne a lottare, a non soccombere facilmente a chi vorrebbe fare di ogni donna un essere sottomesso. La ricchezza emotiva e la pluralità del pensiero rimandano alla dimensione dell’inconscio collettivo teorizzato da Jung all’inizio del Novecento. La nostra anima vive di immagini e di simboli. La matrice simbolica scaturisce dagli archetipi che sono modi di essere nel mondo, comportamenti sedimentati nel tempo e che fanno parte degli aspetti essenziali della vita. L’invocazione che l’autrice fa all’inizio dell’opera richiama, attraverso le dee, l’eterno mondo del femminile coni suoi dubbi, contraddizioni, ma soprattutto con la sua bellezza e sensualità. Il nostro essere donne reca con sé il fascino e la profondità che Elisabetta vuole non solo riconoscere in sé stessa ma in tutte le donne del mondo. Il suo messaggio è forte e chiaro soprattutto in un momento storico in cui la complessità femminile spaventa e atterrisce tanto da giungere all’eliminazione fisica del corpo delle donne.
Alcune poesie in vernacolo sono dedicate alla terra salentina. Ciò che anche qui stupisce è la rinuncia dell’autrice a due atteggiamenti contrapposti, ma entrambi unilaterali: esaltazione acritica e/o negazione senza rimedio. I due opposti vanno mediati attraverso un disanima della cultura salentina che ne mette in evidenza pregi e difetti, retaggi atavici ma anche risorse. Emerge un mondo malinconico ma nello stesso tempo ironico che lascia il lettore attento con un lieve sorriso sulle labbra.
Gabriella Petrelli
Docente Storia e Filosofia -Poetessa
