Oggi portiamo ai lettori di Cultura Oltre l’intervista alla poetessa Elisabetta Dell’Atti, presente, all’interno della collana letteraria “I LIBRI DI CULTURA OLTRE”, con la sua prima opera poetica “Tutte le donne del mondo. Raccolta in versi sparsi di Di-verse Me”, edita ad aprile 2024. Una raccolta poetica che si estrinseca in un viaggio esistenziale all’interno della propria anima, attraverso un duplice itinerario che si rivela intimistico nel momento in cui si addentra nella personalità prettamente femminile dell’autrice e un altro, più universale, relativo al rapporto della poetessa con il mondo esterno. Si coglie e si apprezza l’infinita cura del tratto poetico che conferisce alle liriche della silloge uno straordinario equilibrio compositivo e stilistico di matrice classica, unito a una componente semantica molto originale e di grande modernità. In questo incontro vorrei che i lettori potessero conoscere meglio la nostra autrice e, nel caso volessero intervenire con commenti o approfondimenti, si invitano a scrivere al seguente indirizzo: cultura.oltre@libero.it
D: Una domanda di rito per dare il via alla nostra conversazione: Quando è nata la sua passione per la poesia e cosa rappresenta per lei?”
Si perde nel ricordo della mia Me bambina l’amore per la poesia e per la scrittura in genere. Ascoltare e leggere ‘storie’ espresse in forme poetiche per me era viaggiare nei mondi, entrare tra le pieghe della vita, assaporarne le emozioni dolci amare: era estasi, rapimento, magia e incanto. La poesia per me è sublimare le emozioni, fare opera alchemica di trasformare il proprio ‘piombo’, i propri vissuti in ‘oro’: prendere il dono che l’esperienza vissuta rivela e, una volta che la si è vissuta fino in fondo, si ci è tuffati dentro quelle emozioni, risalire dai propri ‘abissi’ interiori, rinnovati, ripuliti restituiti a se stessi. La poesia è balsamo che lenisce e pharmakon che cura.
D.In quale occasione e a quale età ha scritto la sua prima poesia?
È arrivata prima la prosa, meglio direi primi acerbi tentativi di scrittura, già in età adolescenziale: racconti, articoli per giornali ed annuali scolastici, bozze di copioni teatrali; rimasti tuttora, in bozza, in futuro…chissà! Ritenevo la poesia talmente intimistica ché non mi permettevo neppure di ‘pensarmi poetessa’, perché l’idea di mettermi ‘a nudo’ non rientrava nel campo delle possibilità, data la mia riservatezza e ritrosia a parlare di Me. Da adulta ho scelto la poesia, come chiave per aprire il mio scrigno. Un giorno acquistai una di quelle calamite che si fissano sul frigo: “I sogni nel cassetto fanno la muffa”. Era un chiaro monito, eppure passarono altri anni prima di aprire quel cassetto dove avevo timidamente riposto i miei sogni. Non la riconduco ad un evento particolare, piuttosto direi che si coinciso con la fase del mio riconoscimento consapevole e maturo di donna-poeta. Come a dire: basta rinviare, il Tempo è Ora! Potrei dire che mi sono amata attraverso la scoperta della poesia come modalità per me di esprimere la mia essenza femminile: una sorta di viaggio dentro me stessa, presa per mano dalla Dea Calliope e da Ermes, messaggero alato che viaggia tra i mondi, per riemergere nella Deità Femminile e portarla al mondo con grazia, eleganza, sapienza. Un processo che va oltre Me, oltre la mia singolarità di donna, perché facendomi ‘canale’ di questa presenza femminile nel mondo, altre donne potessero rispecchiarsi, riconoscersi e rivelarsi nella bellezza più profonda della loro Femminilità.
D. Come è maturata la decisione di scrivere una silloge poetica?
A dire il vero…chi l’avrebbe mai detto?! Resto ancora incredula che sia nata un’opera poetica e che l’abbia pubblicata e che stia persino muovendo i primi passi a presentarla. Ad un certo punto ho maturato la consapevolezza che scrivere poesie fosse necessario; direi un’urgenza interiore non più rinviabile. Una specie di pulsione interna incontenibile, che spingeva a manifestarsi, a buttar giù i moti dell’Anima. … come un uragano, come affermo in una mia poesia. Ma scrivevo per me. Scrivere poesie era rivedere il proprio mondo interiore allo specchio: ri-guardarlo, ri-guardarmi, ri-conoscermi, ri-appropriarmi di quei ‘versi sparsi di Di-verse Me.”, come dichiaro nell’ultima parte del titolo del mio libro. Io buttavo giù, come arrivavano le immagini e le sensazioni e poi le traducevo in parole, perché quello è il mio codice comunicativo. A volte il processo creativo era più lungo, nel senso che arrivavano alcune sensazioni o immagini io le mettevo nel ‘decanter interiore’ e dopo tempo, al momento opportuno prendevano forma linguistica. Altre volte il processo immagini-sensazioni-poesia era immediato. Scrivevo per me. E infatti per molto tempo non sono riuscita neppure a rileggerle, tanto pensavo fosse un fatto solo personale, intimo, terapico e bastevole in sè. Più volte Maria Rosaria Teni mi incoraggiava a mostrarle le mie poesie. Ci è voluto tempo…e alla fine mi sono decisa! Da quel momento si può dire sia passata alla fase di consapevolezza che avessi scritto una raccolta di poesia; a quel punto, le ho cominciate a rileggerle con progressivo distacco, come fossero organismi ormai dotati di una vita propria, e in quel momento è avvenuta la fase del ‘dar forma ordinata’ a quel fiume in piena che era giunto precedentemente. Le ho raggruppate in tre sezioni, ho cercato un’illustratrice che potesse dar vivacità cromatica al libro, ho registrato le poesie perché volevo offrirne anche nella loro versione audio, ho contattato altre donne che dare linfa e sostegno alla mia creazione e, tra queste voglio ricordare chi le ha viste nascere una ad una: Alessandra Sabato, …insomma, diciamo che ho cominciato ad accarezzare l’idea che potesse venire alla luce una pubblicazione!
D. Ci sono dei modelli culturali a cui fa riferimento nella sua scrittura? Ha in mente un poeta o scrittore che le piace in particolar modo e l’ha influenzata nello scrivere e nella ricerca stilistica?
Nella fase della scrittura ‘a caldo’, dove scorrevano Sentimento e Intuizioni non ho razionalmente pensato a nessun poeta in particolare. Era già tutto dentro di me! Stavo restituendo in forma di poesia personale, tutto quello studio e quell’amore per il mondo della classicità greca e latina, per i capolavori della letteratura italiana e le grandi scrittrici di area anglofona, da Emily, a Virginia, a Jane. Erano mie muse ispiratrici sotterranee! Ai modelli classici si sono aggiunte negli anni, letture sulle mitologie di altre civiltà, della cultura vedica, della cultura sciamana del centroamerica e della mitologia nordica, assiro-babilonese, ebraica-essene, egizia, e rielaborate in forma poetica anche letture di psicologia soprattutto ad approccio umanistico, junghiano. Nel rileggermi mi sono accorta di quanto fosse ‘intrisa’ la mia identità di quei mondi narrativi e poetici incontrati negli studi adolescenziali e giovanili e di quanto poi, nella fase di rielaborazione personale, li abbia restituiti ‘a modo mio’, liberi da ogni canone stilistico. Questo emerge nell’uso che faccio di trattini, maiuscole, nel verseggiare che a volte è asciutto, breve, quasi scarno, altre volte lungo, quasi sbilanciato dagli altri, per catalizzare l’attenzione e creare tensione emotiva. Tutto questo processo creativo è avvenuto come flusso di coscienza e non come processo mediato dalla mente.
D.Secondo la sua esperienza quale elemento distingue la poesia dalle altre forme di comunicazione mass-mediatiche e quali le caratteristiche che sono proprie della poesia e non si ritrovano in nessun altro tipo di linguaggio?
La poesia rivela l’autenticità del poeta che si mette a nudo e attraverso quest’atto di coraggio e verità, con generosità si offre al mondo e permette una sublimazione collettiva di quelle universali esperienze umane. Non fa sconti la poesia, non edulcora la verità. La comunicazione mass-mediatica oggi, certamente ha tempi e modi ‘veloci’, persuasivi, accattivanti, di funzionalità comunicativa, ma ha perso per strada la magia dell’incanto poetico; la lettera d’amore è stata sostituita con un veloce messaggio su whatsapp; fotografiamo tramonti per creare un angolo di ‘poesia virtuale’, ma dimentichiamo spesso di goderci l’attimo presente, di vivere l’esperienza nella sua sensorialità, presi come siamo a condividere il ricordo sui social. Abbiamo questo bisogno mediatico di condividere le nostre ‘storie’ sui social, ma poi siamo così profondamente isolati e, talvolta, incapaci di aprirci all’altro in spazi di autentica reciprocità. Stiamo costruendo relazioni attraverso i social, poco poetiche, usa-e-getta, che privilegiano il disimpegno come qualità emotiva che le connota: comunicazioni intermittenti su messaggistica privata sono considerate normalità, quando invece ieri una conversazione lasciata interrotta l’avremmo definita sgarbata! Non voglio scadere i luoghi comuni, ogni epoca ha strumenti e canali comunicativi specifici, che orientano e condizionano comportamenti sociali, strutturano le nostre identità, condizionano le nostre modalità relazionali, certamente, tuttavia, mi sembra che la comunicazione che viaggia sui social oggi abbia perso la magia poetica; l’immagine è diventa preminente: acchiappa like, attiva processi dopaminici, il tempo della lettura è ridotto a minimi termini. Tutto è veloce, la poesia nasce nelle soste, si nutre di lentezza, viaggia oltre il Tempo, nasce dal Vuoto e si fa impalpabile, anche quando densifica, materializza in parole immagini, sensazioni, emozioni nebuliformi.
D. Che vuol dire, a parer suo, essere un poeta, oggi?
Vuol dire professare Fiducia ed Amore per la Vita, nonostante tutto. Significa rimettere al centro l’Umano, sempre. Ricordarci che oltre le divisioni tra esseri umani, Nazioni, civiltà e culture, siamo permanentemente e universalmente connessi e interdipendenti, perché sia Una moltitudine (F.Pessoa), siamo il genere umano e in ogni parte della Terra e in ogni Tempo ci accomunano certe esperienze dell’umano vivere.
D.Oggigiorno la poesia si legge poco. Perché, secondo Lei?
Perché abbiamo bisogno di stare nel ‘fare’, nel ‘produrre’, nell’ ’utilità’’, nella ‘velocità’. Tutte condizioni che non appartengono al mondo poetico. La poesia non offre un ‘vantaggio immediato’, spendibile nella quotidianità e la nostra quotidianità ha spesso perso la sua naturale carica poetica. Chi si ferma ad ammirare un tramonto e a scorgerne la poesia; chi rallenta davanti ad un passante per incrociarne lo sguardo e ‘vedere l’effetto che fa’!”, chi si ferma ad un certo punto della propria giornata frenetica, accenda la musica, una candela profumata, luce soffuse, sorseggia una tisana e si immerge nei mondi incantati dove la poesia può portare? La poesia porta fuori dall’ordinarietà e spesso non lo vogliamo; riporta dentro noi stessi, si prende per mano e ci conduce dentro i nostri meandri emozionali, ma quanto siamo disposti a percorrere questo viaggio nell’ignoto di noi stessi? La poesia scava, rovista, smuove, erode, sconquassa…siamo pronti a vivere questa esperienza?
Concludiamo questa bellissima conversazione con una domanda un po’ sui generis: “Qual è la domanda che vorrebbe le fosse posta in una intervista”
La domanda che vorrei mi fosse posta, sarebbe: tra due anni cosa sarà diventato “Tutte le donne del mondo. Raccolta in versi sparsi di Di-Verse Me”?
Se ha altro da aggiungere, per fare in modo che il suo lavoro sia conosciuto sempre meglio, può farlo a suo piacimento.
Non porto in giro solo una silloge poetica, porto l’entusiasmo nella realizzazione di un Sogno, il coraggio di manifestare un Talento, la Forza di rinascere da se stesse, come la Fenice; la parola che cura, che crea, che connette; la Sorellanza ritrovata, riattivata e riattivatrice di altre donne; la Sublimazione delle dinamiche universali dell’ amore sofferente, dei bisogni emotivi e delle sofferenze affettive, l’amore-non-amore dipendente e quello manipolativo, quello rifiutante e quello rifiutato, quello abbandonico e quello tradente; il Femminile sacro, guarito e restituito a se stesso per guarire il mondo attraverso l’Amore Universale, Impersonale, Immanente e Trascendente, come Segno tangibile del Divino in noi; il Femminile e il Maschile riuniti in noi nelle nozze alchemiche, come Esseri autenticamente Interi.
Poiché ritengo la mia raccolta di poesia una vera e propria ‘opera vivente’, oltre alle presentazioni più accademiche, amo proporre seminari e laboratori esperienziali in cui coniugare arti e saperi e percorsi di crescita personale e consapevolezza di Sé; di recente alcuni esempi: “Tra versi e stelle: un racconto poetico tra poesia e astrologia per esplorare se stesse; “L’Essenza della parola: esperienza sensoriale che unisce poesia e aromaterapia per esplorare se stesse”; “La parola che cura: un incontro per esplorare l’armonia tra il Maschile e il Femminile, attraverso parole che curano, poesia e condivisione autentica”; “La poesia che crea: laboratorio poetico-espressivo che unisce poesia e arte per esplorare se stesse.”….e tanto altro ancora!
Ricordiamo ai nostri lettori che il libro di Elisabetta Dell’Atti può essere richiesto anche tramite la nostra rivista, scrivendo all’indirizzo: cultura.oltre@libero.it
L’autrice provvederà all’invio del libro secondo le modalità che saranno indicate nella mail
