
Questo testo in dialetto salentino di Rita Mazzotta Mazzotta rappresenta un autentico scrigno di memoria e identità. Attraverso i racconti dell’autrice che guardano all’ infanzia dove ritrova persone care che non ci sono più, si schiude un mondo semplice ma ricco di significati, dove ogni episodio, pur nella sua apparente quotidianità, custodisce una morale profonda. Il dialetto, usato con cura e passione, non è solo mezzo espressivo, ma vero protagonista: esso dà non solo ritmo ai racconti grazie anche a tracce importanti di umorismo e ironia, ma anche vita ai ricordi.
I proverbi che arricchiscono la seconda parte dell’opera sono perle di saggezza popolare, tramandate oralmente. L’autrice ha sentito il bisogno di riportarli per iscritto racchiudendo in poche parole le tradizioni e la cultura della gente semplice. Sono sentenze brevi, ma di grande valore, che fanno riferimento all’esperienza quotidiana.
Particolarmente significative sono le preghiere, recitate in forma cantilenata dai nostri nonni e genitori. Esse testimoniano una religiosità sincera, fatta di fede semplice ma profonda, vissuta nelle piccole cose. Non solo preghiere, ma vere e proprie espressioni poetiche dell’anima popolare.
Quest’opera ci ricorda quanto sia importante preservare il dialetto, non solo come lingua, ma come veicolo di affetti e di valori.
Queste pagine ci invitano a ritrovare le nostre radici e a riconoscerne il valore culturale e umano.
Maria Concetta Mariano
