“Il sortilegio dell’amore e la ricorrenza di San Valentino” di Gabriella Caprioli

É un grande piacere porgere all’attenzione dei lettori della nostra rivista  l’articolo scritto da Gabriella Caprioli, docente di Storia e Filosofia e scrittrice, ospite della rubrica “Miscellanea” dedicata  a incontri, racconti estemporanei e  curiosità.  In vista dell’imminente ricorrenza di San Valentino, la nostra autrice, attraverso un excursus sull’amore, presenta un testo quanto mai appropriato nel cogliere l’importanza di porsi in relazione con gli altri, per approdare anche a una maggiore conoscenza di se stessi, Illustra la storia di questa festa, che risale all’epoca romana, e precisamente al 496 d. C., mettendo in rilievo le varie fasi che hanno portato successivamente a decretare San Valentino come il patrono degli innamorati.

L’amore è uno strano “sortilegio”: è una forza invisibile e misteriosa ma di grande intensità, capace di monopolizzare la nostra attenzione ed i nostri pensieri, in grado di infondere, in chi ama ed in chi è amato, una forte energia, fucina di idee ed emozioni sempre nuove, sorgente di turbamento in presenza dell’oggetto del nostro amare.

La parola “amore” racchiude in sé tanti sentimenti diversi: è il momento in cui si smette di ragionare con la testa e si inizia a ragionare col cuore. Il filosofo Blaise Pascal, a tal proposito asseriva: “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”.

Il concetto di “amore”, però, è da intendere nel senso più ampio del termine: quello di una madre o un padre verso proprio il figlio e viceversa, ma anche quello verso un animale domestico, o verso chi ha più bisogno o quello nei confronti del proprio partner il quale presenta anche esternazioni di natura passionale e sessuale.

Il dizionario Sabatini Coletti descrive l’amore come un “Affetto intenso, assiduo, fortemente radicato per qualcuno”.

Il sentimento dell’amore è associato ad una sensazione di soddisfazione e appagamento: l’uomo ha bisogno di amare e di essere amato, per avere in cambio stabilità e sicurezza emotiva.

Certo è che non si può amare qualcuno se prima non si impara ad amare se stessi, perché amare vuol dire donarsi agli altri, comprendere l’altro e saper accettare le sue scelte, senza però perdere la lucidità che è alla base di ogni sana relazione amorosa.

L’amore è ciò che dà vita a sensazioni di grande intensità, impreviste ed irrazionali rivolte verso chi si percepisce come unico e ideale, la “persona giusta” per noi, che ci porta a pensare di essere fatti l’uno per l’altra. Ma è solo a partire dalla fase in cui, superata la passione e l’iniziale furore, subentra un maggiore realismo, che entrambi i partner armonizzano la propria individualità col rapporto dualistico che caratterizza ogni situazione amorosa e si impegnano a mediare, superare conflitti, trovare punti d’incontro, nell’ottica di una comune maturazione e crescita affettiva.

Dalla notte dei tempi poeti, scrittori, filosofi e psicologi, antropologi e sociologi, oltre agli uomini comuni hanno parlato dell’amore, ma ancora oggi continuiamo ad essere totalmente indifesi di fronte a questo sentimento e ai suoi effetti.

Di amore si è parlato costantemente nel corso dei secoli attraverso poesie, romanzi, opere, sonetti, canti di ogni genere. Ricordiamo, a tal proposito, il tragico amore shakespeariano di Romeo e Giulietta, o I promessi sposi di Alessandro Manzoni oppure ancora l’amore infinito di Dante Alighieri per Beatrice, o quello di Petrarca per Laura.

Ricordiamo, ad esempio “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”: è il verso 103 del canto V nell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, uno dei più celebri del poema e dell’intera letteratura italiana. La terzina completa a cui si fa riferimento è la seguente:

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, v. 103

mi prese del costui piacer sì forte, v. 104

che, come vedi, ancor non m’abbandona. v. 105

In particolare, il V canto dell’Inferno è in gran parte dedicato alla figura di Francesca da Rimini, amante di Paolo Malatesta e sposata con il fratello di lui, Gianciotto: la storia narra che il marito di Francesca scoprirà il tradimento ed ucciderà entrambi gli amanti infedeli. Per questo motivo le anime dei due amanti sono confinate nel secondo girone infernale, quello dei peccatori carnali, e inseriti nella schiera dei morti per amore, quella di Didone, condannati alla dannazione eterna.

Il verso sopra citato, relativo all’amore, appartiene al primo intervento di Francesca e narra del motivo per il quale lei si innamorò di Paolo.

Ma anche “L’amor che move il sole e l’altre stelle “, è l’ultimo verso del Paradiso relativo alla Divina Commedia di Dante Alighieri, nel quale il sommo poeta racchiude il significato dell’intera opera, di Dio, dell’universo considerando l’amore come il meccanismo del mondo e della nostra stessa vita.

L’amore è una molteplicità di emozioni: ci riempie le giornate, ci fa ridere,  piangere, a volte anche  disperare, ma sicuramente senza amore non si può vivere. Amare vuol dire desiderare il meglio per l’altro, permettere all’altro di essere felice, anche quando il suo cammino è differente dal nostro.

La festa di san Valentino, che si celebra il 14 febbraio di ogni anno, è una ricorrenza dedicata a chi si ama. La celebrazione di questa giornata risale all’epoca romana, e precisamente al 496 d. C., quando papa Gelasio I volle porre fine ai lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco, conosciuti anche come la festa della purificazione.

Questi riti si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati che ben poco avevano in comune con  la morale e l’idea di amore dei cristiani. Durante tale ricorrenza i luperci, sacerdoti del dio, sacrificavano animali e celebravano riti per propiziare la fecondità femminile; la festa si svolgeva davanti a una grotta detta anch’essa Lupercale , alle pendici del colle Palatino, dove, secondo la tradizione, Faustolo avrebbe trovato i gemelli Romolo e Remo allattati da una lupa.

In particolare, si ricorda quando durante la festa  le matrone romane si offrivano, spontaneamente e per strada, alle frustate di un gruppo di giovani nudi, devoti al selvatico Fauno Luperco. Anche le donne in dolce attesa si sottoponevano volentieri al rituale, convinte che avrebbe fatto bene alla nascita del piccolo. Secondo tale usanza, ad alleviare il dolore bastava lo spettacolo offerto dai corpi di quei baldi giovani, che si facevano strada completamente nudi o, al massimo, con un gonnellino di pelle stretto intorno ai fianchi.

Per “battezzare” la festa dell’amore, il Papa Gelasio I decise di spostarla al giorno precedente dedicato a San Valentino, facendolo diventare in un certo modo il protettore degli innamorati.

Ogni essere vivente, per natura, è portato a relazionarsi con gli altri: è un “animale sociale” direbbe Aristotele e da qui scaturisce anche la necessità di amare e di essere amato, per completare se stessi, per poter realizzare la propria essenza. In questo lungo periodo di pandemia, che ancora sembra non darci tregua, è avvertita ancora con maggior vigore questa necessità, essendo venuta meno la vita sociale e, dunque, avendo ancor più in messo in risalto la nostra fragilità umana.

E, allora, in occasione di San Valentino come in tutti gli altri giorni, auguri a tutti coloro che amano e che sono amati e che con la luce del loro calore emotivo, illuminano ancora la nostra precaria esistenza!

‘Les Amoreux’ di Raymond Peynet

Gabriella Caprioli è nata a Lecce, città in cui vive. Docente di Storia e Filosofia nel Liceo Scientifico Statale, si interessa in particolare di filosofia pratica e di come questa possa essere diffusa anche tra coloro i quali non abbiano studi specifici in merito. Di recente ha pubblicato il volume “Dietro i veli dell’anima: Un libro per chi sa ascoltare”, edito da Edizioni Esperidi.

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