Vorrei presentare ai lettori della nostra rivista l’ultimo romanzo di Myriam Ambrosini, “Phantazo”, pubblicato nel 2020 per i tipi di Porto Seguro, e destinato sicuramente ad avere un grande successo sia per l’impianto narrativo, gestito con grande maestria dall’autrice che per la cura e l’eleganza dei particolari.
“Phantazo” è il quarto romanzo di Myriam Ambrosini pubblicato dopo “Adamàs” – dolente fiaba per adulti e bambini -; “Il Bestemmiatore” – trasposizione e rivisitazione in tempi moderni della vicenda umana do Gesù di Nazareth e “Un cuore altrove” – storia piena di echi e di misteri di una donna a cui è stato trapiantato un nuovo cuore. Myriam Ambrosini è nata a Roma, dove risiede. Insegnante di lettere e vincitrice di diversi concorsi letterari, fra le sue opere si annoverano la raccolta di poesie Porti Lontani (1991), il romanzo breve Adàmas (2006), e i romanzi Il Bestemmiatore (2012) e Un Cuore Altrove (2018), tradotto anche in francese.
Tratto dalle esperienze personali dell’autrice, che ha lavorato come volontaria presso un ospedale romano, Phantazo è un romanzo dalla spiccata sensibilità, che saprà commuovere e comunicare una dolcezza senza fine. È al di là della vita la protagonista di Phantazo: un fantasma senza nome né ricordi che si aggira fra le corsie di un ospedale come testimone invisibile delle vite lì dentro racchiuse. Attraverso lo spettro, da un punto di vista totalmente inedito ed estraneo, si colgono le più diverse sfaccettature dell’animo umano, in particolare quelle di Yasmine, Francesca e Mara, tre donne provenienti da diversi – e ugualmente durissimi – retroscena culturali. Intorno a loro e insieme a loro, a dare un senso a quel girovagare apparentemente inane dell’incorporea protagonista, tutta un’umanità dolente – e a tratti tenera, empatica, luminosa – che coltiva il miraggio di un riscatto finale.
La scrittura di questo romanzo ha costituito una sfida anche per la stessa autrice; è assai impervio infatti, quasi un atto d’orgoglio smisurato, volersi porre al di là della vita quando se ne è invece ancora concreta e pulsante parte integrante. Quello smarrito quanto empatico fantasma di donna, che costituisce la voce narrante di Phantazo ha affrontato – al posto dell’autrice – questa improbabile sfida. Imprigionato nelle corsie di un ospedale, dalla sua singolare quanto forse privilegiata angolazione, riesce a contemplare l’anima umana in tutte le sue sfaccettature, soprattutto a fronte dei paurosi baratri costituiti dalla malattia e dalla morte. Da quello che dovrebbe risultare un fosco quadro di buio e di dolore scaturisce, a sorpresa, una benefica, matura consapevolezza ed un riscatto finale che restituiscono luce e speranza ad ogni cosa.
Un libro che commuove, un libro da leggere e tenere sempre a portata di mano nella propria libreria, per ricordarsi che si può sempre nutrire speranza in un riscatto dell’essere umano, al di là di ciò che si è vissuto, anche e per mezzo del rapporto sincero con chi ci sta vicino, di quella magica empatia che ci unisce tutti e ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri.
Come ben sottolineato dalle innumerevoli recensioni ottenute, si sottolinea che al di là della eccellente qualità di scrittrice di Myriam Ambrosini che, con dovizia di particolari nelle descrizioni, rende il lettore partecipe in pieno alla narrazione ed alle vicende, il gran pregio, in questo libro, consiste nel far sentire al lettore quanto l’anima dell’autrice sia sensibile alle vicende ed alle sofferenze umane, cosa non da poco in questa società dove putroppo incombe l’egoismo e, a volte, l’insensibilità. Vicende dolorose vengono narrate con dolcezza e rispetto per la sofferenza, attraverso la voce di un immaginario o versimile Phantazo. Si evidenzia, attraverso i commenti raccolti dai lettori, la bontà si una storia originale e coinvolgente, dalla solida struttura narrativa. Racconto di dolore e di speranza. Inno all’amicizia, valore certo della vita che permette di riscattarne le sfferenze. Splendido epilogo che sintetizza le aspettative, i timori, i desideri che i mortali ripongono nell’ignoto che inevitabilmente li attende.
Un libro, dunque, che sicuramente arricchirà il lettore, il quale scorgerà tra le pagine che si snodano nelle corsie di un ospedale, un motivo per ritrovare il vero senso della vita nella gioia delle piccole cose. L’autrice ha saputo infatti farsi interprete del dolore umano, con cui tutti noi essere viventi siamo costretti a confrontarci durante la vita, ma ha altresì avuto la capacità di ricorrere alla speranza, che è la luce in grado di aiutare a superare anche i grandi dolori.
Per coloro che volessero mettersi in contatto con Myriam Ambrosini, collaboratrice della nostra rivista, come curatrice della rubrica “Divagazioni letterarie”, si indica il suo indirizzo mail: http://myriama@teletu.it
Maria Rosaria Teni
