Pubblico con piacere la presentazione di S. Valentino, a opera di Bruno Marone, già ospite della nostra rivista, che abbiamo avuto modo di apprezzare in veste di scrittore. Egli, da umbro, narra di San Valentino, vescovo di Terni, ma anche prete romano e anche…figura complessa e controversa.A mezzo fra mondo latino e universo germanico in una conca, una volta verdissima,attraversata da un fiume che toccava Langobardi e Bizantini. Ma Santo dell’Amore che in Umbria e’ declinato in diversissimi modi.Dalla sensualita’ profusa di Properzio alla fatua di Metastasio, alla totalizzante di Francesco che ne permeava l’universo. Valentino accoglie quello radicale,ingenuo, primo. Quello del primo bacio trepidante,del primo conoscersi. Ai primi tepori di una natura che rigemma.
Prete a Roma (tiene chiesa in corso Francia, un po’ sotto il livello stradale “in viam flammineam”), vescovo di Terni, Avvolto nella leggenda come ha da essere la metafora dell’amore. Che è, non è, sembra, diventa fiamma assoluta, si spegne, riprende. Sempre e comunque incontrollabile.Leggenda appunto o mito .Che è meglio. E Valentino tale è. Prende quando il primo tepore scioglie gli animi. E’ il primo alito di primavera quello che fa smaniare i corpi che, ancora smarriscono il primo perché. E, infatti, fra le nebbie, Valentino tocca l’amore giovane. Che è mito assoluto, primo fremito, l’istante irripetibile della bellezza.
E’ qui in Umbria dove è nata poesia.”Laudato sie mi Signore..” che è spesso incipit frainteso. Invece è immersione nel sensibile, intreccio inscindibile con la natura ,i suoi palpiti primi, il suo espandersi dentro tutte le creature. Così come l’amore. Amore e natura. E, infatti, al tornar della primavera la nostra civiltà adolescente fissò il suo moltiplicarsi espandendosi nella natura con riti inneggianti la forza d’amore. Poi materia più di poeti che di filosofi. E amare e bene volle e possesso e dedizione. E perfino quando son pene è invocato. Proserpina e Amore e Psiche. Uno, nessuno, centomila.
In questa conca ternana, bella finché è stata bella, serena, raccolta come camera nuziale, Valentino ha frequentato angoli secondo stagione. Avvenne anche qui quando i barbari si fecero troppo vicini al suo sepolcro. Era il 598 o il 599 e i langospoletani annichilirono la fiorente sua città. E fu allora che Gregorio Magno affidò a Proietticio e a Costantino, vescovi di Narni, la diocesi di Terni che sparì come città per oltre seicento anni. “Non ci sono più né abitanti né clero” pianse quel papa. Niente: Interamna Nahars non esisteva più perché nel medioevo, non esiste città che non sia sede vescovile.
E Valentino? Il suo luogo divenne diocesi di Narni. E vi rimase fino al 1215. E oltre, se al vescovo narnese era proibito, da statuti, di nominare lì altro sacerdote che non fosse narnese. Guerra non di santi ma su un santo.
Ma Valentino, forse, al riparo dalle predazioni barbariche, venne qui. Ospite a pochi metri da casa mia che, infatti, era collocata in regio sancti Valentini. Ed ebbe chiesa ed ebbe monastero. E di quassù guardava, visibili appena fra una fitta selva che divideva la sua città dalla sua sede protetta, le luci baluginanti nella notte barbarica. E qui rimase segreto e nascosto in luogo che poi divenne a poco a poco mistero. E tale, oggi, rimane nonostante sia stato cercato da giovani donne.
Altri tempi ed altre storie di amori. Infinite a raccontarle che convennero, in questa vallata, etnie, usi e popoli diversi. Però si fusero perché la forza irragionevole dell’amore irride i confini.
Così quando prende il cuore degli esseri c’è solo un modo per chiuderlo. Il sangue: e infatti la metafora di Valentino finisce così. Nel sangue. Che è sempre e comunque martirio, testimonianza, rappresentazione violenta. L’amore non è il lento scorrere del fiume. È’ la cascata, è l’irrompere incontrollabile dell’acqua di vita. Altra metafora qui presente, amata, temuta.
Così Valentino UNO, NESSUNO, CENTOMILA rinnova ogni anno la sua magica, fuggevole presenza. E non si lascia interrogare, toccare, sedurre. È’ lui che lo fa e non ama essere svelato. E se Psiche insiste, querula e curiosa, sarà costretta ad inseguirlo per ritrovare una parvenza dell’antica magia. Destinata, tuttavia, a non più ritornare.
Bruno Marone

San Valentino battezza santa Lucilla, opera eseguita nel 1575 da Jacopo Bassano, oggi al Museo civico di Bassano del Grappa.
