“Quando chi sta in alto” e “La guerra che verrà” di Bertolt Brecht

Corsi e ricorsi nelle vicende storiche che vedono gli esseri umani protagonisti e vittime. Nel 1933, quando Hitler salì al potere, Brecht decise di abbandonare la Germania. Le poesie che seguono risalgono ai primi anni di questo volontario esilio e mostrano una condanna non solo del nazismo, ma di ogni forma di guerra e di sopraffazione delle classi sociali più umili. Nella seconda lirica, infatti, Brecht sostiene che qualunque sia l’esito di una  guerra, la povera gente, a qualsiasi nazione appartenga, sarà condannata a perire, per fame e violenze. Se ne deduce dunque che la guerra è uno strumento di morte che i potenti utilizzano a danno delle classi sociali subalterne, per soddisfare brame e interessi particolari.

Quando chi sta in alto parla di pace,
la gente comune sa
che ci sarà la guerra.
Quando chi sta in alto maledice la guerra,
le cartoline precetto sono già state compilate.

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

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ph Eleonora Mello

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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