
Continua la narrazione sul 25 Aprile e questa volta a parlare è la storia delle donne che hanno vissuto la Resistenza, sostenendo, tra le varie attività, anche i soldati italiani salvandoli dalla deportazione dopo l’8 settembre, nascondendoli nelle loro case dove si curavano di garantire la sopravvivenza di chi era rimasto, come anziani, bambini. Donne che si occupavano di portare avanti tutto un sistema lavorativo di sussistenza, guidato con dignità e coraggio. In questi articoli di Maria Rosaria Perrone sono raccontate le donne che hanno lottato, da staffette, da infermiere, da partigiane che combattevano per salvare vite, a prezzo della propria vita. In questo ricordo non c’è posto per differenze e questioni di genere, ma solo un plauso alla nobiltà d’animo di persone che hanno onorato i propri ideali e ne hanno fatto una missione. Ringrazio la Professoressa Perrone per avermi affiancato in questa rievocazione di una Giornata importante, dimostrando la sua piena collaborazione nell’intento di ricordare pagine di storia, ma anche di vita. [M.R.Teni]
Irma Bandiera, di famiglia benestante, moglie e madre affettuosa, il suo amore per la libertà la spinse a schierarsi contro gli oppressori. Giovane staffetta partigiana nella 7a G.A.P., è arrestata dai nazifascisti a Funo di Argelato dopo uno scontro a fuoco. Ha con sé documenti compromettenti.
Per una settimana “Mimma” subisce tremende torture, ma non svela i nomi dei compagni. E’ accecata e giustiziata con alcuni colpi di pistola a bruciapelo il 14 agosto 1944 al Meloncello, ai piedi della collina di San Luca. Il suo corpo è lasciato per un giorno intero sulla strada come monito per tutti i ribelli.
E’ sepolta nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordata nel Sacrario di Piazza Nettuno e nel Monumento alle Cadute partigiane a Villa Spada.
A Bologna una lapide onora il sacrificio della giovane partigiana nella via a lei dedicata. Anche i comuni di Argelato, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Malalbergo e Molinella le hanno intestato una strada.
©Maria Rosaria Perrone–
(Fonti consultate :Biblioteca Salaborsa e ANPI)

Irma Marchiani
“Prigione di Pavullo, 26.11.1944
Mia adorata Pally,
sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora son qui….fra poco non sarò più,muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinchè la libertà trionfasse
Baci e baci dal tuo e vostro Paggetto
Vorrei essere seppellita a Sestola”
Questa è una lettera scritta prima di essere fucilata da Irma Marchiani,partigiana conosciuta col nome di battaglia Anty,nata a Firenze il 6 febbraio 1911 e fucilata dai nazisti il 26 novembre 1944 a Pavullo nel Frignano (Modena),ricamatrice, modista e pittrice, Medaglia al Valor Militare alla Memoria.Di seguito ciò che è riportato in breve dall’ANPI
Irma aveva soltanto quattro anni quando i suoi si trasferirono da Firenze a La Spezia. Qui crebbe in una famiglia di antifascisti (il padre ferroviere, con un pretesto, fu licenziato per le sue idee nel 1923, un fratello fu tra gli organizzatori del “Soccorso rosso”) e presto dovette lasciare la scuola per contribuire al misero bilancio familiare. Nel1924, infatti, Irma è già al lavoro, dove è apprezzata per le doti che avevano,a scuola, stupito gli insegnanti di disegno. Di salute cagionevole, la ragazzina comincia a recarsi ogni anno per cure sull’Appennino modenese. Conosce quindi bene la zona del Frignano e, quando arriva l’armistizio, non esita a fermarsi, diventando staffetta delle prime formazioni della resistenza. Da staffetta a partigiana combattente il passo è breve; Anty (questo il suo nome di battaglia), nel maggio del 1944, è nominata vice comandante del Battaglione “Matteotti” della Divisione Garibaldi “Modena”. Durante la battaglia di Montefiorino, come ricorda la motivazione della massima ricompensa al valore, “veniva catturata dal nemico nel generoso tentativo di far ricoverare in luogo di cura un compagno gravemente ferito”. I tedeschi decidono per Irma Marchiani la deportazione in Germania, ma la giovane donna riesce ad evadere ed a raggiungere la “Matteotti”. Con i suoi uomini Anty partecipa coraggiosamente ai combattimenti di Benedello. Catturata dopo questi scontri, fu riconosciuta dai nazifascisti che, alcuni giorni più tardi la fucilarono.
Clorinda Menguzzato
«Quando non potrò più sopportare le vostre torture, mi mozzerò la lingua pur di non parlare»,così rispose ai suoi aguzzini ,dopo le atroci sevizie Clorinda Menguzzato, partigiana italiana,nata a Castel Tesino il 15 ottobre 1914 e morta nel medesimo luogo il 10 ottobre 1944 e medaglia al valor militare. Questo è ciò che riporta l’ANPI su la partigiana Clorinda Menguzzato:
Il suo impegno nella Resistenza, dove era staffetta e infermiera nella Brigata “Gherlanda” della Divisione “Gramsci”, durò dal luglio del 1944 all’ottobre dello stesso anno, ma tale era l’impegno che metteva nel mantenere i collegamenti con le formazioni partigiane che operavano nel Trentino che, per motivi di sicurezza, dovette utilizzare in quel breve periodo due diversi nomi di battaglia. Appena ebbe raggiunti – con un fratello, come lei contadino – i partigiani della Brigata, la chiamarono, infatti”Garibaldina”, pseudonimo poi diventato “Veglia”. Clorinda Menguzzato fu fatta prigioniera durante un vasto rastrellamento che i tedeschi avevano organizzato dopo che i combattenti della “Gherlanda” avevano espugnato la caserma di Castel Tesino, catturando 55 militi fascisti ed alcuni ufficiali tedeschi. Si trattò di un’azione che ebbe vasta risonanza, tanto da essere segnalata da Radio Londra nel bollettino del CLN e da indurre le truppe tedesche ad intervenire in forze nella zona. Dalla cattura di”Veglia” i tedeschi si ripromettevano di individuare con precisione la dislocazione delle basi della guerriglia, ma non ottennero da quella ragazzina nessun’indicazione. La sottoposero a sevizie atroci, la violentarono a ripetizione, la fecero azzannare da cani inferociti, ma “Veglia”non tradì i suoi compagni. Si disse che, ormai ridotta allo stremo, avesse risposto ai suoi aguzzini che l’avrebbero poi fucilata: «Quando non potrò più sopportare le vostre torture, mi mozzerò la lingua pur di non parlare»
Luisa Acacci: una piccola vittima dell’eccidio di Marzabotto
Luisa Acacci nasce a Vergato l’11 febbraio del 1939,figlia di Ruggero e Maria Righi. Nel 1943 la famiglia risiede a Marzabotto. Nel corso dell0’eccidio di Marzabotto in località Maccagnano fu uccisa dai nazifascisti il 29 settembre 1944 a soli cinque anni, insieme alla madre. Nello stesso giorno, in un’altra località furono uccisi la nonna materna Livia Corticelli,gli zii Gaetano e Cecilia Righi e Angelina Rossi.
©Maria Rosaria Perrone

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