
Una lirica molto toccante, delicata, ricca di immagini evocative e di grande umanità, proposta oggi dal poeta Lucio Zaniboni, che affronta il tema della perdita della memoria adottando la scelta particolarmente di chiamare questo male soltanto “Nebbia”: la nebbia nasconde, confonde, cancella i contorni delle cose, proprio come la demenza che offusca ricordi, identità e relazioni. Nebbia diventa in questo modo la metafora centrale dell’intero componimento.
Il testo alterna momenti di dolore e di tenerezza. Da un lato c’è la consapevolezza della perdita […]”i nostri giorni, i tanti anni insieme, / spersi, persi nella caligine del tempo”[…], dall’altro emergono brevi lampi di riconoscimento, come il nome del poeta che “sfiora il labbro” dell’amato. Sono istanti preziosi, descritti come un “raggio di sole” che attraversa le nubi. I versi sono liberi, privi di schema metrico e di rime regolari. Il linguaggio è semplice e diretto, ma ricco di immagini poetiche che rendono concreto il dramma vissuto. La scelta di non nominare mai la malattia, definita soltanto “questo male oscuro”, ne accentua il carattere doloroso e misterioso. L”‘io poetico” osserva con dolore la trasformazione della persona amata, ma non c’è rabbia né disperazione. Prevalgono la compassione, la cura e la fedeltà. Anche quando il passato comune è cancellato, rimane un legame profondo che si manifesta nel gesto finale della mano cercata e stretta. Particolarmente intensa è la chiusa: nel buio della notte, quando la ragione sembra naufragare, resta il contatto della mano cercata e stretta forte. L’amore sopravvive alla memoria e diventa un’ancora capace di dare sicurezza e continuità alla vita con una nota di speranza: la relazione affettiva resiste persino dove i ricordi si dissolvono. [M.R.Teni]
Lo chiamerò soltanto Nebbia,
non voglio appellarlo in altro modo,
questo male oscuro,
che toglie del presente la coscienza.
Dimenticato hai tutto il passato,
soltanto il nome di tua madre torna,
con flebil voce da bambina,
come quando avevi timore delle ombre
e galoppava il cuore.
Torna, fra le nubi, raggio di sole,
un barlume di ragione nei tuoi occhi
e per un attimo il mio nome,
ti sfiora il labbro.
I nostri giorni, i tanti anni insieme,
spersi, persi nella caligine del tempo,
i nostri baci al vento, come van le foglie.
E a notte, nel buio che ci avvolge,
naufraga in un mare tempestoso,
ricerchi la mia mano e stringi forte,
per ritrovar un’ancora
e continuare a vivere.
Lucio Zaniboni

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