“Ottanta anni di Repubblica: dal voto alle donne alle sfide di oggi” di Maria Rosaria Teni

Il 2 giugno 2026 l’Italia taglia un traguardo storico: ottant’anni di Repubblica. Ottanta anni fa, una nazione in macerie, reduce dal ventennio fascista e dalla devastazione della Seconda Guerra Mondiale, si recava alle urne per scegliere la propria forma di Stato e per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente. Guardare oggi a quell’Italia nata dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946, in cui gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica e ad eleggere l’Assemblea Costituente che avrebbe scritto la nuova Costituzione, non significa solo fare un esercizio di memoria, ma riscoprire l’atto di nascita di un’Italia nuova. Vinse la Repubblica con oltre 12 milioni e 700 mila voti contro i circa 10 milioni e 700 mila della Monarchia. Nacque così l’Italia democratica che conosciamo oggi.
Ma quel voto rappresentò anche un’altra rivoluzione: per la prima volta le donne parteciparono a una consultazione politica nazionale come elettrici e come candidate. Dopo anni di esclusione dalla vita politica, milioni di italiane entrarono nelle urne e contribuirono in modo decisivo alla costruzione del nuovo Stato democratico. Circa 14 milioni di donne avevano diritto al voto e la partecipazione fu straordinaria.
Un compleanno che, visto con gli occhi del presente, riveste un significato profondo, indissolubilmente legato a una svolta epocale: il debutto del suffragio universale e il ruolo delle donne. Per la prima volta, in una consultazione politica nazionale, le donne italiane poterono esercitare il diritto di voto. Le donne avevano già avuto un primo piccolo riconoscimento in occasione delle elezioni amministrative della primavera del 1946, ma il referendum del 2 giugno ebbe un significato simbolico e politico molto più ampio. Per la prima volta la voce femminile contava nella scelta del futuro del Paese dopo la dittatura fascista e la tragedia della guerra. Fu un passaggio storico che trasformò la cittadinanza italiana, rendendola finalmente più inclusiva e rappresentativa.
Non fu un semplice ampliamento del corpo elettorale: fu l’atto che spezzò una secolare esclusione e mutò il linguaggio stesso della cittadinanza. Le immagini delle file ai seggi raccontano una fame di partecipazione maturata nella Resistenza, nell’associazionismo laico e cattolico, nei comitati femminili che avevano tessuto reti di solidarietà durante la guerra.
Le immagini dell’epoca ci restituiscono un’istantanea potente: file chilometriche davanti ai seggi, donne di ogni estrazione sociale, anziane e giovanissime, madri e figlie, spesso vestite a festa. Nelle cronache del tempo è rimasta celebre la descrizione della scrittrice Anna Banti: “Le schede ci sembravano cartoline di promozione inviate a un esaminato che temeva di essere respinto… Avevamo paura di sbagliare, di macchiare, di essere annullate.”
Si realizzava così il riconoscimento di un diritto conquistato con il sacrificio, in particolare attraverso il ruolo fondamentale delle donne nella Resistenza e nel sostentamento di una società al collasso. Quel giorno, il corpo elettorale raddoppiò, e il destino del Paese cambiò per sempre. Su 556 deputati eletti all’Assemblea Costituente, le donne furono solo 21 (pari a circa il 3,8%). Un numero ridotto, ma il loro impatto fu sorprendente. Provenivano da esperienze politiche, culturali e sociali diverse: molte avevano vissuto in prima persona la lotta contro il fascismo e fu quasi naturale entrare in Parlamento portando temi fino ad allora quasi assenti nel dibattito pubblico: l’uguaglianza tra uomini e donne, la tutela della famiglia, il diritto al lavoro, la protezione dell’infanzia e l’accesso all’istruzione.
Tra loro ricordiamo figure straordinarie come: Nilde Iotti, futura prima donna Presidente della Camera, che si batté strenuamente per l’accesso delle donne alla magistratura e per la parità nella famiglia; Teresa Noce, partigiana e sindacalista, tra le principali artefici dell’articolo 37 sulla tutela del lavoro femminile e della parità salariale; Lina Merlin, il cui nome è legato all’abolizione delle case di tolleranza, ma che fu decisiva nell’inserire la specifica “senza distinzione di sesso” all’interno dell’Articolo 3 della Costituzione; Maria Federici, instancabile sostenitrice dei diritti dei lavoratori e della tutela della maternità e dell’infanzia. A queste donne, indubbiamente, si deve attribuire anche il merito di aver conferito modernità e lungimiranza alla nostra Carta Costituzionale. Se l’Italia ha una Costituzione così progredita sul piano della parità formale e sostanziale, è anche per l’azione lodevole delle nostre Madri Costituenti.
A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il ricordo di quelle giornate conserva ancora una forte attualità e la Repubblica italiana è percepita come un patrimonio democratico da difendere, ma anche come un progetto da completare. Le sfide della partecipazione politica, della parità di genere e della rappresentanza continuano a interrogare la società italiana. Oggi la Repubblica resiste cercando di tenere in essere quelle garanzie che ha saputo stabilizzare, come diritti, welfare, bilanciamento dei poteri, ma si insinuano sempre più palesemente fratture irrisolte che vedono disuguaglianze territoriali e generazionali, precarietà, fiducia calante nelle istituzioni, ritardi sulla transizione ecologica e digitale. Fondamentale per la tenuta dell’assetto democratico è guardare sempre ai principi costituzionali, che riconoscono quei diritti che danno pari dignità sociale, quali il lavoro per tutti, la rimozione degli ostacoli che limitano libertà ed eguaglianza e il ripudio della guerra e cercare di garantire sempre più una presenza piena ed effettiva delle donne in tutti gli ambiti della vita pubblica. Sebbene l’Italia abbia visto negli ultimi anni donne ricoprire le massime cariche dello Stato (dalla Presidenza del Consiglio alla Presidenza della Corte Costituzionale), il divario di genere nel mondo del lavoro, nei salari e nella rappresentanza politica locale resta una ferita aperta. Festeggiare gli 80 anni della Repubblica non è un semplice rito per ravvivare la memoria, ma l’occasione per ricordare che la democrazia è un bene che va curato ogni giorno. Le celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica invitano quindi a guardare non solo al passato, ma anche al presente. Ricordare il primo voto delle donne significa riconoscere il valore di una conquista democratica che ha cambiato il volto dell’Italia. Significa anche rendere omaggio alle ventuno Costituenti che contribuirono a scrivere la Carta fondamentale della Repubblica e a costruire le basi di una società più libera e più giusta.
Il 2 giugno non è soltanto la festa della Repubblica. È anche la festa della cittadinanza, della partecipazione e del coraggio di quelle donne che, entrando per la prima volta in una cabina elettorale, contribuirono a cambiare la storia del Paese.
Maria Rosaria Teni

IL MIO PAESE È L’ITALIA  

Più i giorni s’allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d’Israele,
il sangue tra i rifiuti, l’esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l’Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.

Salvatore Quasimodo
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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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