Una poesia dal lirismo struggente, dove il gioco delle metafore è un’altalena sospesa tra personificazioni e metonimie, tra inversioni e sinestesie, con catacresi che ornano versi di originale purezza connotativa. Si percepisce l’inquietudine dell’essere umano, al confronto con una natura partecipe che vive di luce riflessa nelle emozioni della vita, ingannevole e mistificatrice. La lirica è articolata in un ricamo sillogistico che si espande nell’eterno divenire tra alba e tramonto e approda alfine nel sonno senza sogni.( Maria Rosaria Teni)
Crepita un fuoco antico
nel mio cantuccio
di foglie e paglia.
Tu lo sai che dorme,
il mio giaciglio,
in uno sbadiglio
di stelle.
La vita, beffardo pifferaio,
suona arie incantatrici.
Ti desti nel cristallo di un’alba ingannevole
e la segui alienato…
e corri dietro la sua veste aulente.
Ti basta essere nella sua ombra odorosa.
Tu lo sai quanto ami andar
per sentieri d’acqua…
leggero lieve imponderabile:
polline nel vento…
Dall’abisso di un attimo
enumero il tempo:
mille naufragi
nella gola cupa, arsa
del dolore,
nel suo oceano.
Nacqui dall’altra sponda
del giorno
dove le statue immense del mattino
sussurrano al gabbiano
lo squillo dell’azzurro mistero.
E fui, per un istante,
luce in un’isola
di luce.
Riverbero nel sole.
La vita ha il volto soave
di un’adolescente
che, scalza,
danza sull’erba
del cuore…
Sul di Lei ciglio,
sonora riluce
di pianto una goccia.
In quel mare,
da qualche parte,
lontano, alla deriva,
veleggiano i miei giovani sogni.
Della vampa dei baci inenarrabili
rimasto è il sapore
sulle labbra degli uragani.
Rimiro il di Lei sorriso
ineffabile di bellezza
e un rivolo di dolore
gelido,
amaro come la pietra,
mi goccia sull’anima.
Rapide più del pensiero
passaste
o dolci iridi ventose!
Crepita un fuoco antico
nel mio cantuccio
di foglie e paglia.
Si tacque il clamore,
si attenuò il languore.
Tu lo sai chi è
che glauco dorme
in quel sonno.
Antonio Teni

ph Eleonora Mello
