IL PUNTO DI VISTA – “Dalla violenza sulle donne al rispetto siamo ancora troppo lontani” – di Mariantonietta Valzano

È stato pubblicato il report della ricerca di ActionAid in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e B2Research pubblicato il 13 novembre 2025;  i risultati mi hanno un po’ fatto riflettere sulla condizione in cui viviamo e sul fatto che siamo molto distanti dal raggiungimento di un reale stato di rispetto reciproco tra uomini e donne. Infatti, risultati sono allarmanti e mostrano quanto siano ancora radicati stereotipi e giustificazioni della violenza di genere in Italia: molte donne sono vittime di violenza sia verbale, psicologica,  economica che fisica da parte di uomini, che possono essere membri della famiglia o sul luogo di lavoro o conoscenti o non conoscenti; un  uomo su tre considera accettabili gesti o azioni violente nei confronti della propria partner o delle donne in genere (il dato è ancora poi più preoccupante in quanto la  percentuale sale a quasi il 50% tra i maschi Millennials e Gen Z); è agghiacciante che il 20% degli uomini adulti le ritengano giustificabili e il 25% degli uomini motiva la violenza con presunte provocazioni o comportamenti “scorretti” da parte delle donne.Ecco, basterebbe già solo questo per sentirsi in alto mare, in mezzo ad una tempesta in solitudine senza saper come uscirne, a fronte di tutti i fatti di cronaca che quasi quotidianamente vengono sciorinati dai mezzi di informazione; ma siccome non pare esser abbastanza si aggiunge che 55% dei Millennials ritiene legittimo avere un comportamento di sopraffazione e violento, soprattutto in caso di tradimento o mancata cura della casa e dei figli. Ora stiamo parlando di Millenials non dei nostri avi, ma di persone nate a ridosso del 2000 che oggi dovrebbero costituire la generazione su cui fondare il nostro secolo. Ma forse il Medioevo sta ritornando, o peggio. Dalla ricerca si evince che è legittimo il controllo della donna da parte del partner, anche in modo ossessivo e che vi siano disuguaglianze domestiche, anche se la donna lavora.
Il quadro è assordante perché, sicuramente a fronte di altri tipi di uomini che, comunque, popolano il nostro Paese con idee e comportamenti diametralmente opposti. Il dato di fatto è che siamo impantanati in una situazione che genera paura e insicurezza nelle donne, sia sul posto di lavoro che in privato, vittime spesso atti violenti di vario tipo che non permettono una evoluzione culturale né serena né civile.
C’è una continua svalutazione del femminile circoscritta alla sfera dell’apparenza e della sessualità, che relega ad un ruolo subalterno e bistrattato le donne, le quali anche denunciando non sono comunque tutelate. Infatti, si è visto nei numerosi fatti di cronaca che anche le ordinanze dei giudici con il relativo braccialetto elettronico non hanno preservato le vittime di femminicidio. Dalla ricerca di ActionAid risulta che 55% delle donne si è sentita svalutata nei contenuti culturali (film, serie, spettacoli), di cui il 70% sono Gen Z, ma la diffusione di tali contenuti e di modelli svalutanti eroticamente espliciti e generalizzati è in iniziato dalla fine degli anni 80 del secolo scorso e sembra quasi una rivolta verso un femminismo di sostanza che rivendicava la decisionalità e la libertà sessuale da parte delle donne al pari degli uomini. Oggi pare che le istanze femministe siano scadute e poco apprezzate, seppur abbiano contribuito a dare impulso alla indipendenza delle donne. Oggi si tende ad offendere comportamenti che ne ricordino il significato ad appannaggio di manifestazioni, sui social specialmente, di soventi e avvilenti ammiccamenti che dovrebbero essere seduttivi a tutti i costi, fino a dare valore giudicante alla persona che li attua rendendola “fashion e cool”.
Vi è un enorme bisogno di educazione affettiva e riflessiva radicata all’interno della società, partendo dalla famiglia passando per la scuola e soprattutto nei mezzi di comunicazione social e non social. Vi è bisogno di tornare a guardare le persone e trovare il gusto della scoperta della sua personalità che non deve essere carne da letto ma risorsa e valore umano. A tal fine ActionAid propone di destinare almeno il 40% dei fondi del Piano nazionale antiviolenza alla prevenzione primaria, seguendo l’esempio della Spagna, dove oltre il 50% dei fondi è destinato a promuovere l’uguaglianza di genere.
Ma non basta.
Vi è bisogno di un cambiamento culturale e sociale che parta anche dal singolo, dalla parte sana degli uomini e delle donne che possano collaborare ed evolversi insieme, crescere maturando personalità complesse e produttive di sentimenti d’amore e di accoglienza germoglianti di rispetto reciproco.
C’è bisogno di voci e di azioni che dimostrino che il fascino non è solo glutei e décolleté, che lo stereotipo maschile su come deve essere la donna non è solo formosità ed erotismo ma qualcosa che va oltre l’aspetto fisico codificato in un ambito quasi preistorico, un immaginario femmineo che non tiene conto delle qualità di tutte le donne in quanto donne ma in quanto carne.
Bisogna fare ognuno nel proprio ambito il nostro … il giusto, senza vergognarsi di pretendere di essere uomini e donne, ma diventando proprio ciò che di più bello è questa Umanità e non può e non deve perdere: la facoltà di essere meravigliosamente amabili, amati e liberi.

Mariantonietta Valzano

Avatar di Sconosciuto

Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
Questa voce è stata pubblicata in Il PUNTO DI VISTA – di Mariantonietta Valzano. Contrassegna il permalink.

Rispondi