
La nostra autrice Paolo Liquori, in questo scritto si rivolge a un giovane che sta diventando adulto, in bilico tra la passata adolescenza e la presente responsabilità di un’età “che non più un ponte lineare, né una zattera che fluttua violenta”, interpretando pienamente l’ “atto ed effetto del passare” che il termine transizione, dal latino transitio -onis, interpreta come un processo che passa da un modo di essere o di vita a un altro, da una condizione o situazione a una nuova e diversa. Proprio da questa transizione, l’essere umano afferma e consolida la propria identità personale e questo gli permette di affrontare nuove sfide e imparare a gestire autonomamente emozioni e anche insuccessi. [Maria Rosaria Teni]
Giovane adulto,
quant’è beffarda la transizione.
Credevi tranquillo di percorrere un ponte per attraversare un fiume, ma sei nell’oceano in burrasca.
Giovane adulto,
credevi di attraversare quel ponte sul fiume con le tue gambe allenate fino all’arrivo, ma sei prostrato su una zattera che a stenti sta a galla, e con le gambe scheggiate dai tronchi ti ci aggrappi, remando con le tue sole braccia tra i flutti cattivi e la faccia che annaspa nell’acqua che penetra il petto e ti toglie il respiro.
Giovane adulto,
avevi fede nel tuo riferimento: era un sostegno quel ponte e dall’alto guardavi sicuro lo scorrere
lento del fiume e percorrendo la sua direzione vedevi l’arrivo. Ma l’abbraccio del ponte s’è sciolto e la traiettoria s’è fatta vorticosa.
Giovane adulto,
estenuante è la transizione:non più un ponte lineare, né una zattera che fluttua violenta, ma solo le braccia tue contro il risucchio delle acque in burrasca.
Lasciati andare, giovane adulto, allo sprofondo.
Non remare, asseconda il risucchio dei flutti.
Non remare, abbracciati, lasciati cullare come una zattera tra le onde gentili, scivola lento come il fiume osservato dal ponte, come il fiume che nel mare infinito fluisce.
Non volerti sul ponte, ché esso arriva, ma finisce.
Paola Liquori
