
In Aneliti di libertà, Silvio Valdevit Lovriha accosta con profonda sensibilità la vicenda storica del mugnaio Menocchio, protagonista del libro Il formaggio e i vermi, alla realtà del paesaggio della Valcellina. La libertà di pensiero del mugnaio eretico, pagata con la persecuzione, trova un suggestivo parallelo, come metafora, nell’acqua del Cellina, un tempo libera di scendere a valle, che oggi viene trattenuta dalla diga e personificata: “soffre segregata” e “brama di tornare liberata”. La limitazione della libertà naturale del fiume richiama quella della libertà umana e intellettuale. Attraverso immagini semplici e concrete, la poesia invita a riflettere sul valore della libertà, sia umana sia naturale, e sul desiderio profondo di ogni essere vivente e di ogni elemento della natura di esprimere pienamente la propria essenza. Il tono pacato e meditativo conferisce al testo una particolare forza evocativa. La chiusa dà al fiume una voce simbolica che amplia il significato della poesia oltre il contesto storico locale. [ M.R.Teni]
a Carlo Ginzburg
Mentre nel sonnolento paese
dell’eretico Menocchio
dieci rintocchi di campana
rompono il colmo silenzio
in un vicino libero borgo
un altro mugnaio
macina e vende farine
bianche e gialle,
non mischiandosi in dottrine,
schivando grattacapi e rogo.
Sempre nei paraggi
l’acqua fresca del Cellina,
che un tempo
scendeva a valle
libera com’era nata,
per colpa di una diga
soffre segregata:
ora anche lei brama
di tornare liberata.
Silvio Valdevit Lovriha
Montereale Valcellina, 17 giugno 2026
