
Il nome di questo fiore deriva dal greco amárantos, e significa “ che non appassisce”, quello botanico è invece Amaranthus, appartiene alla famiglia delle Amaranthaceae. La pianta ha una storia antica, infatti, era sfruttata per scopi alimentari già dagli Aztechi e dagli Incas che consideravano il fiore sacro. I romani attribuivano all’Amaranto il potere di tenere lontana l’invidia e la sventura. Nel periodo tra 1600 e 1800 l’amaranto era usato per ornare vestiti e abiti, perché si pensava donasse benessere fisico. Nella mitologia greca si narra che le Dee gradivano essere festeggiate con ghirlande di amaranto, per questo motivo il fiore era utilizzato per ottenere protezione e benevolenza. Dagli anni 60′ tornò di moda coltivarlo negli Stati Uniti e in seguito si diffuse anche in Europa come pianta ornamentale. I chicchi di questa pianta sono commestibili, non si tratta di un cereale vero e proprio perché non appartiene alla famiglia delle Graminacee. È ricco di proteine, di lisina e di fibre. Essendo privo di glutine è adatto anche per l’alimentazione dei celiaci.È un alimento versatile, può essere aggiunto, anche solo per le sue proprietà, nella preparazione di pietanze a base di cereali, aggiunto al riso rende il piatto croccante. L’etimologia del nome fa sì che i greci assegnassero all’amaranto il significato di pianta dell’amicizia, della stima reciproca, più in generale, elevarono questo fiore ad espressione di tutti i sentimenti veri che non dovrebbero mai cambiare col trascorrere del tempo, perché eterni e unici.
Maria Rosaria Perrone
Sui Sentimenti…
Ogni nostra cognizione, principia dai sentimenti.
-Leonardo da Vinci –
