Ciao ROMA … Ti percepisco come quelle signore ormai in età ma che, per classe e fascino, surclassano le giovincelle e mi trovo a pensare a tutte le generazioni che hai ospitato, dai fuoriusciti/briganti iniziali, ai “Sette Re di Roma”, a Cesare, ad Augusto, a Marco Aurelio, ma anche ai Nerone, Caligola, Commodo.
Splendori e miserie; Angeli e Demoni …
E penso infine anche ai miei antenati che, via via, sempre più giù, fino alla quarta generazione hanno attraversato le tue piazze, i tuoi vicoli, si sono nutriti delle tue Bellezze, che spaziano dai solenni maestosi Ruderi, alle sontuose chiese, ai luoghi simbolo d’intensa spiritualità.
Ed eccomi allor, romana verace, con tutto il cuore sincero e la lingua sciolta delle trasteverine, a celebrarti con alcune rime a te dedicate e con questo mio romanzo – di prossima pubblicazione – AB URBE CONDITA – dove la protagonista – a cui ho voluto conservare il nome che le ha assegnato la leggenda, e cioè REA SILVIA – è una donna indomita, nel cui sangue scorrono il coraggio e la magia.
A lei ed alla sua determinazione si dovrà la nascita della città eterna, che finirà per assomigliarle.
ROMA AMOR
Splendori
E miserie.
Angeli
E demoni.
Nulla
Uguaglia
I tuoi tramonti
O i passi
Che vanno
Perdendosi
Tra i vicoli
E lungo
Gli argini
Del sacro
Fiume.
M’inebria
Il tuo profumo
Di storia
E mi rattrista
Il tuo lento
Declino .
Ad amarti
Perdutamente
Il mio cuore
Ed i gatti
Di Roma.
I VICOLI DI ROMA
Nei vicoli
Ritrovo
Il tuo passato
Ed il tuo presente
Urlante.
E procede
Il mio cuore,
Ugualmente
Sussultante
E sconnesso
Come
Un sanpietrino.
Scorci
Di grigi
Palazzi
In attesa
Di sole,
Ed un odore
Che sa di sporcizia,
Di risse
E di urina,
Ma anche
Di straniante
Follia.
Ogni pietra
Un ricordo
Ogni angolo
Un incontro.
Lontano
Un vecchio
“Nasone”
Sussurra
Alla luna
Di perduti
Giochi
Di bimbi
Ed amori
Finiti.
Un gatto
Passeggia
Indifferente,
Ignaro
Di tutto.
ROMA AMARA
I sette colli
Ora
Come spine
Amare
A cingerti
La fronte.
A cantare
Rimpianti
Fontane
Ammalate
Di nostalgia.
Passi
Di Cesari
Stanchi
A calpestare
Un suolo
Degradato.
Miagolano
I gatti
Ad una luna
Diversa,
Dimentica
Di una grande
Bellezza
Ormai
Svanita.
Silenzi
Di cuori
Offesi
Da tanta
Indifferenza.
L’ANGIOLO DE’ CASTELLO
E parlo
A quell’Angelo
Sugli
Spalti
Dell’antica
Fortezza.
Gli racconto
Di Roma,
Del suo
Eterno
Canto
E gli mostro
Statue
Di Cesari
Imbronciati
E fontane
Malate
Di nostalgia.
Gli canto,
Sommessa
I vecchi
Stornelli
Ed, improvvisato
Giullare,
Imito
Uno strafottente
Rugantino.
L’Angelo
Ascolta
E mi mostra
Orgoglioso
La vindice
Spada .
Poi,
Su tutto
Un chiassoso
Popolo
Addormentato,
Lui, custode
Immortale,
Veglia
Sulla città.
MYRIAM AMBROSINI
