
Il racconto proposto oggi nella nostra rubrica da Giovanna Mangone presenta le caratteristiche una fiaba educativa costruita intorno a un incontro destinato a cambiare una vita. Al centro della narrazione ci sono due gemelli, Abel e Raoul, diversi per carattere e per rapporto con lo studio: il primo diligente e determinato, il secondo insofferente alla scuola e attratto dalla libertà dei sentieri di montagna. L’apparizione del marchese dal mantello di zibellino introduce nel racconto una dimensione quasi fiabesca. È una figura misteriosa e autorevole, ma soprattutto un uomo che, attraverso le proprie parole e il proprio gesto di generosità, diventa per Raoul una guida. Il mantello donato al bambino assume così un valore simbolico: non è soltanto un oggetto prezioso capace di proteggerlo dal freddo, ma diventa il segno concreto di una promessa e di una trasformazione. Il brano offre un messaggio semplice e importante: la conoscenza può aprire strade che ancora non siamo capaci di vedere e così la scuola, inizialmente percepita da Raoul come una noia e una perdita di tempo, diventa progressivamente lo strumento attraverso il quale costruire il proprio futuro: il bambino svogliato comprende che il futuro non è qualcosa che semplicemente accade, ma qualcosa che si costruisce attraverso l’impegno. È dunque un racconto capace di suggerire anche agli adulti una riflessione sul valore dell’educazione: dietro ogni bambino può esserci una strada ancora invisibile, e talvolta basta una parola, un incontro o un gesto di fiducia perché quella strada cominci ad apparire. [M.R.Teni]
Abel e Raoul erano due gemellini molto svegli, ma diversi tra loro. Vivevano con la mamma, che faceva la sarta, in un fatiscente casolare ai piedi di una rocciosa montagna, dove sorgeva una grande cascata dalle acque impetuose.
Ad Abel piaceva molto studiare. Era un bambino volenteroso e virtuoso, desiderava imparare tante cose e aspirava a diventare un architetto molto in vista. Ma, per diventare un architetto, avrebbe dovuto studiare di buona lena e sacrificarsi per raggiungere i propri obiettivi.
Raoul, invece, era sempre svogliato: non gli piaceva affatto studiare e, per lui, la scuola era solo una perdita di tempo. Gli piaceva vagabondare da un posto all’altro e correre come un capriolo lungo i sentieri delle montagne.
«Abel, Raoul!» gridò la mamma. «Il vostro zainetto è pronto. Ho riordinato i libri. Andate a prepararvi, fate colazione e poi correte subito a scuola: è tardi e io devo andare al lavoro.»
Abel, il più giudizioso, rispose: «Arrivo, mamma! Sono pronto per andare a scuola. Non vedo l’ora di incontrare i miei compagni e la mia cara e affezionata maestra.»
Raoul, lo svogliato, esclamò: «Mamma, oggi non voglio andare a scuola, non voglio studiare e non voglio fare i compiti. È una noia!»
La mamma, angustiata, si disperò terribilmente e, impensierita, disse: «Oh, Signore mio! Questo mio figlio non vuole fare nulla, è uno sfaticato. Mi sa che resterà ignorante a vita e, da grande, non troverà neanche un buon lavoro per colpa della sua insipienza.»
Intanto l’inverno anticipò la sua venuta. La neve fece la sua prima apparizione: la montagna era tutta bianca e gli alberi verdi reggevano pesi enormi di neve, che si ammassavano in un candore immacolato. La cascata era quasi ghiacciata e regnava un religioso silenzio…
Era uno spettacolo meraviglioso.
Venne la sera e il freddo si faceva sempre più intenso.
«A tavola, bambini!» disse la mamma. «La cena è quasi pronta, ma prima di cominciare rivolgiamo una piccola preghierina a Gesù Bambino, che è tanto buono, per ringraziarlo ogni giorno di tutti i doni che ci offre e per aiutarci nel nostro cammino.»
Abel e Raoul si misero in raccoglimento e, dopo aver recitato la preghierina, mangiarono tutta la minestra di verdure.
Dopo aver cenato, stanchi e infreddoliti, si addormentarono nei loro lettini.
La mattina seguente Raoul decise di uscire frettolosamente di casa per girovagare tra le bianche montagne, senza avvisare la mamma, che, verde di rabbia, esclamò: «Quando rientrerà a casa, se la vedrà con me!»
Intanto Raoul, contento e spensierato, si godeva il suggestivo panorama innevato.
All’improvviso, lungo il pendio della montagna, incontrò un anziano signore distinto e perbene, che indossava sul capo un grande cappello nero a forma di cilindro. Sul viso portava dei piccoli occhiali da vista e in mano reggeva un bastone d’oro zecchino; spesso copriva le spalle con un lungo mantello di zibellino.
Raoul non sapeva che quell’anziano signore era un marchese, un potente feudatario che abitava in una grande villa sulla cima della montagna, in compagnia dei suoi fedeli cani e di un giovane novellatore.
Il marchese era una persona colta e istruita. Amava tanto leggere e, a casa, possedeva una vasta quantità di libri, che custodiva dentro una grande biblioteca antica.
Quando d’inverno le serate erano lunghe e tediose, il marchese si accomodava davanti alla bella fiamma dei ceppi del suo caminetto, avvolto nel suo inseparabile mantello di zibellino. Seduto sulla sedia a dondolo, con un libro in mano, insieme al suo novellatore si addentrava nel mondo magico della lettura.
L’anziano marchese era molto malato. Faceva tanta fatica a camminare, le sue gambe erano tremolanti e stanche e il suo volto era solcato dal tempo.
Raoul notò subito l’anziano signore, tutto curvo, che gli disse: «Piccino, vieni qui e aiutami a sorreggermi. Sono molto stanco e malato e le mie povere gambe fanno fatica a camminare. Vorrei riposare un po’.»
Raoul, in quel momento, non sapeva cosa fare, perché quell’anziano signore era molto alto e robusto e non era semplice poterlo sorreggere. Ma ci provò lo stesso: mise il braccino dietro la schiena del marchese e lo aiutò, con molta fatica, a camminare lentamente.
Di colpo vide una panchina e Raoul lo fece sedere per farlo riposare.
L’anziano marchese, ansante, cominciò a dialogare con Raoul, che gli faceva tante domande. Poi disse al bambino: «Come trascorri le giornate, piccino? Cosa ti piace fare di bello?»
Raoul non sapeva cosa rispondere, ma poi esclamò: «Mi piace tanto giocare, correre, saltare, scorrazzare per i sentieri… Mi diverte!»
«E la scuola?» disse il marchese. «Non ti piace andare a scuola per imparare tante cose belle?»
«No» rispose Raoul con aria sicura. «La scuola non fa per me, non mi piace fare i compiti e neanche studiare.»
L’anziano marchese guardò Raoul con un’espressione rigida di rimprovero e disse: «Con due occhietti così intelligenti e vispi avresti potuto ottenere dei buoni risultati e diventare il primo della classe.»
Raoul lo guardò negli occhi con grande stupore. Quel vecchietto così misterioso aveva catturato repentinamente la sua attenzione, tanto che lo riteneva simpatico e anche molto saggio.
Poi disse: «A me la scuola non piace.»
Il marchese rispose: «Devi sapere, caro Raoul, che la scuola è il tempio del sapere. Ti insegna tante cose: prima di tutto a diventare un vero uomo colto e istruito. Lo studio è la conoscenza della vita: è un dovere, ma anche un diritto. Chi sa leggere e scrivere è un principe; quindi, solo andando a scuola puoi indossare la corona! Per esempio, se tu studiassi, potresti diventare un medico molto bravo e stimato da tutti. Aiuteresti il prossimo, la gente malata come me, ti occuperesti dei più bisognosi, soccorreresti l’umanità, saresti apprezzato e rispettato e poi potresti curare anche me… Sono solo e ho tanto bisogno di amore e di cure.»
Raoul, confuso e fiero, rispose: «A mio fratello Abel piace molto studiare. Lui, da grande, vuole diventare un architetto e costruire il mondo.»
Il marchese replicò: «Abel è un bambino diligente e assennato e ama sacrificarsi per raggiungere i suoi obiettivi. Dovresti prendere esempio da lui… Ricordati che nella vita bisogna studiare tanto se vuoi diventare grande e ci vuole molta dedizione, amore e sacrificio: sono questi i comandamenti che devi seguire, piccolo mio.»
Raoul ascoltò con grande attenzione le parole del marchese e si convinse, lì per lì, che quei generosi consigli lo avrebbero aiutato molto.
Intanto, nel cielo, cominciarono ad arrivare grigi nuvoloni densi di pioggia. Un forte vento si alzò come una furia e piccoli fiocchi cristallini scendevano lentamente, coprendo l’asfalto di un bianco candore.
Il freddo era pungente.
Il buon marchese tolse il suo mantello di zibellino dalle spalle e lo diede a Raoul, dicendo: «Piccino mio, indossalo tu. A me non serve più. Fa tanto freddo e questa pelliccia ti riscalderà. È un regalo. Tra poco arriverà Natale e il dono più bello che mi potresti fare è quello di studiare e andare a scuola. Mi devi promettere che, in futuro, apprezzerai i miei consigli e che essi guideranno come una luce il tuo cammino.»
Raoul, felice, fece appena in tempo a ringraziare il marchese che, all’improvviso, questi sparì tra la bianca neve…
Quella notte, tornando a casa, capì finalmente che quel saggio e strano marchese aveva perfettamente ragione.
Senza un’adeguata istruzione non si può diventare grandi.
Raoul cominciò così a studiare tanto, diventò il primo della classe e, una volta diventato grande, si trasferì in città e proseguì gli studi universitari, conseguendo una laurea in medicina e diventando il medico più in vista della città.
Aiutò l’umanità e si prese cura di molta gente bisognosa.
Orgoglioso di sé, pensò: «Dedizione, amore e sacrificio sono i miei tre servitori che mi hanno aiutato nel cammino della mia vita per diventare un vero uomo!»
E il mantello di zibellino?
Raoul non se ne separò mai. Se lo portò con sé sempre, anche nei suoi viaggi.
Furono proprio i consigli di quel marchese, che misteriosamente era sparito tra la neve delle montagne, a cambiare la vita di Raoul… e di tanti altri bambini che, divenuti grandi, trovarono la loro strada.
Giovanna Mangone

Giovanna Mangone è una scrittrice di libri per bambini e ragazzi, specializzata in letteratura dell’infanzia e narrativa pedagogica. Dopo aver conseguito una formazione culturale pedagogica, si è dedicata con impegno proficuo all’educazione dei bambini e alla loro istruzione. Portata dall’ispirazione e trascinata dalla passione per la scrittura creativa, che considera ” il mezzo educativo più spontaneo e naturale di espressione interiore” entra in questo magico mondo dando sfogo a tutto il suo estro. Ha pubblicato tre libri con la casa editrice Kimerik: il primo dal titolo ” Tra Sogni e Avventure” un volume che raccoglie 16 fiabe nata per rispondere a una necessità educativa e pedagogica: insegnare ai bambini i grandi valori universali in modo semplice e immediato, stimolando la riflessione attraverso la metafora del viaggio e del sogno. Il secondo libro, dal titolo “La Contessa Del Regno di Goldon”, è un romanzo che riprende i canoni della narrativa fantastica per veicolare messaggi legati alla crescita interiore e alla responsabilità delle proprie scelte. Il terzo libro nato da pochi mesi dal titolo” Storia di un Bambino Coraggioso che Amava Leggere” è un’ opera di alto valore espressivo; la narrazione adotta uno stile classico e affronta dinamiche sociali e pedagogiche estremamente attuali. Tra i messaggi principali figurano: la lotta contro il bullismo, l’importanza dell’inclusione, il valore fondamentale della scuola e dello studio, l’uguaglianza, il rispetto verso il prossimo e la solidarietà. Coltiva molteplici interessi legati alla musica, all’arte in tutte le sue forme, alla poesia e alla letteratura.

Bellissimo racconto. complimenti ala scrittrice
Grazie per il commento!
Grazie per il prezioso commento!
Bella la maniera in cui questo racconto mostra la forza gentile dell’educazione: non come obbligo, ma come possibilità. Il marchese è una figura luminosa, capace di trasformare un gesto in un destino. Raoul cambia perché qualcuno gli ha parlato con cura. Una storia che scalda il cuore e invita a credere nei piccoli semi che la vita ci affida.