Oggi, 11 settembre, ricordiamo Salvador Allende, morto a Santiago del Cile l’11 settembre 1973, nel giorno del colpo di Stato che pose fine alla sua esperienza democratica alla guida del Paese. Un uomo e un presidente che, fino all’ultimo, volle rimanere fedele alle proprie convinzioni e al popolo che rappresentava. Nel suo ultimo messaggio radiofonico, pronunciò parole destinate a rimanere nella memoria: «Molto prima di quanto pensiate, si apriranno di nuovo le grandi alamedas». A distanza di 53 anni, quelle parole conservano una forza particolare. Ricordare Allende significa ricordare la democrazia, la libertà e la dignità di chi, anche davanti alla violenza della storia, non rinunciò alla speranza.
11 settembre 1973 – 11 settembre 2026.
La memoria non è passato: è responsabilità.
Ci sono figure che il tempo non riesce a cancellare. Salvador Allende appartiene a queste: uomo, medico e Presidente, simbolo di una democrazia difesa fino all’estremo sacrificio. La poesia di Silvio Valdevit Lovriha nasce da un debito di memoria e da una profonda indignazione civile. Nel ricordo di Allende, il poeta riafferma il valore della dignità, della libertà e della fedeltà alle proprie idee, perché una morte non può cancellare ciò che una vita ha rappresentato. La poesia ha pure questo dovere: ricordare per non dimenticare. [ M.R.Teni]
Prima che venga
il tardi,
un debito è da
saldare:
ricordare e
onorare
Salvador
Allende,
cileno,
eroe del mondo.
Nel Palazzo
della Moneda
non lo ebbe
vivo
l’ignobile
generale golpista,
Pinochet,
fascista,
cinico,
spietato,
crudele,
spregevole
e vile.
Salvador,
di Pablo il
poeta
amico,
fu l’onore
del suo pueblo,
dignità
salvata.
Non è morto
il socialista
Presidente,
vive
eternamente.
Silvio Valdevit Lovriha
