“A passeggio per Venezia e la sua storia” a cura di Lucio Zaniboni

La città che ha incantato milioni di visitatori per la straordinaria posizione mare e cielo quella Venezia con le calle, le piazzette e i canali in cui si specchiano case e palazzi, mentre tutto trascolora al mutare del sole e delle stagioni, vive di una luce artistica e naturale, indimenticabile. Il suo territorio si propaga dalla laguna omonima con il corpo storico, l’isola della Giudecca, quelle di Murano, Burano, Ca’ Vio, Lido, Malamocco e Pallestrina; in terraferma con Favaro, Mestre, Marghera, Malcontento.pdf-scanner-23-01-24-3.34.38_page-0006Le origini della città sono antiche. Se ne parla già all’epoca di Roma e secondo Tito Livio, fuggendo da Troia, i suoi abitanti vi si rifugiarono, trovando nella natura certezza vitale. In ogni modo le origini databili vanno dal 569 al 637 perché gli abitanti di terraferma, pressati dai longobardi vi cercano rifugio inizialmente fecero parte dell’esarcato di Ravenna, ma riuscirono poi a liberarsi dall’amministrazione bizantina e darsi una conduzione dogale. Il primo doge di cui si viene a conoscenza è Paoluccio Anafesto (692). Nel X secolo iniziarono lo sviluppo e l’estensione territoriale nell’Adriatico con incursioni contro saraceni e schiavoni (oltremarini). Le crociate permisero quindi commerci con l’oriente e l’arricchimento. Il quel periodo iniziò anche l’uso della decorazione con lacca, derivata dai contatti con la Cina. Per la supremazia commerciale e il dominio mediterraneo iniziò la lotta con Genova; fu battuta a Curzo nel 1298, ma si rifece sconfiggendo Genova a Chioggia nel 1378-81. L’espansione in terraferma avvenne nel XV secolo con la conquista di Brescia, Bergamo e parti di Romagna e Puglia. Nel 1454 ne facevano parte Brescia, Bergamo, Ravenna, il veneto (ad esclusione di Trento), l’Istria (meno Trieste) e Cremona. La lega di Cambrai (1508), formata dalle maggiori potenze europee (Sacro Romano Impero, Spagna e Francia) batté Venezia ad Agnadello (1509), fermandone l’espansione. D’altre parte la scoperta dell’America (1492) già aveva iniziato a spostare l’asse degli interessi commerciali e anche questo influì negativamente sulla potenza lagunare. Così cominciò a perdere i territori fra cui i domini coloniali Cipro, Famagosta e Candia. Nel 1797 fu conquistata da Napoleone, passò all’Austria (pace di Campoformio), inserita nel Regno Italico (1805-1815), ritornò all’Austria con il Congresso di Vienna e riscattatasi (1848), alla Proclamazione della Repubblica di San Marino fu nuovamente sotto il dominio austriaco, finché nel 1866 entrò a far parte del Regno d’Italia. Il nostro interesse, a questo punto, si rivolge al periodo veneziano del XXVIII secolo. Il settecento è il secolo dell’evoluzione industriale, delle rivoluzioni americane, di quella francese e dell’illuminismo. Questo periodo anche se fu di guerre (l’Inghilterra fu in lotta per 53 anni, l’Olanda per 40, la Russia per 33) permise a molte popolazioni benessere. Venezia si trovò in condizione di poterne godere, in una certa euforia, anche se già predestinata al tramonto.

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Vi fiorirono tutte le arti: musica, teatro, poesia, pittura, scultura… la sua conformazione permetteva un contatto stretto tra i diversi ceti e questo favorì una vita comunitaria portata agli incontri, alle feste, ai convegni e a libera, perfino licenziosa espressione. Il carnevale, poi con le maschere, dava adito alla possibilità di uscire dalle regole. Intanto il termine di serenissima lo derivò dall’appellativo dato ai dogi, e, prima ancora, ai reggenti di Bisanzio, cui era stata soggetta.
La vitalità artistica delle città si manifestò come detto in tutte le arti e nel costume. Si interruppero i legami col classicismo e con la ridondanza del barocco, con prevalenza in pittura del valore coloristico. Con queste aspirazioni artistiche Luca Carlevarijs arrivò il Vedutismo e Rosalba Carrera svecchiò la ritrattistica. La luce divenne elemento essenziale dell’opera e trovò attuazione in Giambattista Tiepolo, con strutture vivaci, dinamiche e in Canaletto (Gian Antonio Canale). Pietro Longhi a sua volta si distinse nella pittura di storia, nella rappresentazione paesaggistica e nel capriccio (opera nata dall’idea dall’artista senza un’esistenza in natura, cioè puramente casuale e fuori dai canoni comuni). Fra i primi artisti rientranti in questi nuovi intendimenti vi è Caspar van Witteel (1653) pittore olandese, giunto in Italia il cui nome fu italianizzato in Gaspare Vanvitelli. A differenza dal Canaletto nella rappresentazione pittorica si posa Francesco Lazzaro Guardi (1712-1793) con concezione mirante non a precisione dell’oggetto, ma interpretativa, soggettiva o evocativa, con debordazione di forme e sottile malinconia. Altri artisti notevoli furono Bernardo Bellotto e Michele Marieschi, pittore incisore e scenografo.

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Il Grand Tour, ovvero i grandi viaggi che i ricchi rampolli dell’aristocrazia d’Europa iniziarono a fare, all’inizio del secolo, verso le maggiori città per accrescere il loro sapere, alimentarono lo sviluppo del vedutismo, perché prima del ritorno volevano opere per collezione, quindi arte e arricchimento. Il campo scultore si apre nel frattempo con i monumenti ai dogi con originalità particolari che sono rilevanti in quello funebre del doge Silvestro Valier (1895) Basilica dei SS. Giovanni e Paolo fra i maggiori scultori troviamo Giuseppe Pozzo e Giuseppe Torretta (altare dei gesuiti). In architettura e scultura ricordiamo con caratteristica di classicismo Giovanni Scalfarotto (Chiesa di San Simeon piccolo) e Francesco Cabianca. Il maggior scultore del periodo fu Antonio Canova con opere a carattere mitologico: Orfeo ed Euridice (1776) Dedalo e Icaro (1779), Teseo con Minotauro (1781-1783) con ricerca di bellezza e perfezione, con ritorno alla purezza delle sculture antiche dando però umanità alle figure ed espressività ai volti, non presenti in antichità. Notevole in questo periodo la Vestale Tuccia, nota come La Velata o il Busto di Velata di Antonio Corradini, in marmo, con dimensioni maggiori del naturale e appartenenza al Rococò. Per quanto concerne la produzione teatrale si può dire che Venezia ebbe una quindicina di teatri senza considerare quelli privati e ciò sviluppò l’arte teatrale, così da poterla considerare capitale europea di musica e teatro.
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Non dimenticabili i teatrini di marionette, rappresentanti i personaggi dell’epoca. Un esempio è il Teatrino Grimani conservato nel muso di casa Goldoni (a Cannaregio). 7e5462_f486658ea0d54550accdc7880156ee3b~mv2Particolarmente curati la conformazione e l’abbigliamento dei personaggi a creare artificio e realtà insieme. L’anima del teatro a Venezia fu naturalmente Carlo Osvaldo Goldoni (1707-1793) commediografo, scrittore, librettista e avvocato che possiamo considerare il padre della commedia moderna. Con lui la lingua si rifà al fiorentino orale con accenni al francesizzante. Spesso opta anche per la forma dialettale che meglio permette espressività e acrobazie lessicali, enfatizzazione e allusione. Conferendo al dialetto veneziano dignità di lingua comunicativa ed espressiva. Fra le sue opere: La bottega del Caffè, La Locandiera, La finta ammalata… Gli si devono pure melodrammi giocosi, cantate, serenate, oratori… Nel suo lavoro di commediografo abolì le maschere, sostituendole con i caratteri dei personaggi e al canovaccio (trama suddivisa in atti e scene, svolgimento totale d’azione, senza dialogo) sostituì il copione (insieme delle battute dei personaggi).

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A questo punto non vanno dimenticati la musica (barocca) e il melodramma, messe, oratori, e cantate utilizzanti sonata, sinfonia, concerto e opera. Fra i maggiori musicisti del periodo: Antonio Vivaldi, Baldassarre Galuppi, Antonio Lotti e Nicola Porpora. Antonio Lucio Vivaldi (1678-1741) compositore e violinista, fu uno dei più validi rappresentanti del barocco musicale. Era sacerdote. Sviluppò il concerto solistico la tecnica violinistica e l’orchestrazione. La sua statura artistica influenzò il più grande del barocco Johann Sebastian Bach e molti altri. Dai contemporanei però fu apprezzato più come violinista che compositore. Fra le sue opere: Le Quattro Stagioni, Il concerto in F minore, Gloria… Importante in campo musicale dell’epoca l’opera degli Ospedali Veneziani a favore delle donne e la formazione di musiciste che per la prima volta poterono esibirsi in pubblico. Relativamente alle musiciste veneziane per approfondire l’argomento è rilevante l’ampio trattato: “Le Musiciste degli Ospedali Veneziani” di Maria Rosaria Teni, lavoro puntuale, certosino, con ampia bibliografia. Un secolo, il settecento che, pur predestinato al declino della Serenissima, causa gli avvenimenti descritti, ha costituito per Venezia e non, una primavera artistica grandiosa.

Lucio Zaniboni

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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