Recentemente la stampa e i social hanno parlato di Psicopatia a proposito di un uomo che ha ucciso la fidanzata e tentato di manipolare pericolosamente l’amante, entrambe in attesa di un figlio suo. Non riparleremo del femmicidio, sul quale si è già scritto in precedenti articoli su questa rivista, ma piuttosto cercheremo di dare una definizione psico-antropologica della Psicopatia, delle sue manifestazioni comportamentali, degli elementi di riconoscimento e delle precauzioni da prendere. Prima però è importante segnalare, a chiarimento di erronee e diffuse supposizioni, che questo disturbo psichico può essere proprio sia di uomini che di donne, anche se proporzionalmente interessa di più gli uomini e, come vedremo, con caratteristiche relazionali diverse tra i due sessi.
La Psicopatia è un disturbo di personalità caratterizzato da un insieme di elementi che riguardano la affettività, le relazioni interpersonali e le modalità comportamentali.
La Psychopathy Checklist (Hare, 1991) definisce 20 items del disturbo evidenziando, anche a fini diagnostici, sia gli aspetti affettivo-relazionali che quelli spiccatamente comportamentali.
Trattasi di persone loquaci che sanno sia intrattenere che superficialmente affascinare e, con disinvoltura, raccontarsi con storie al limite della credibilità che li possano mettere in buona luce.
Lo fanno perché hanno un senso tanto grandioso e narciso del loro Sé che spesso sfocia nella arroganza e nella supponente superiorità.
Da qui alla menzogna patologica e alla manipolazione il passo è breve anche perché facilitati da una mancanza di senso di colpa, emozioni morali e vergogna.
Sono la noia e il bisogno di stimoli i motori motivazionali di queste modalità di relazione rischiose per loro e, come poi vedremo, per chi ne rimane affascinato.
Un fascino che assomiglia molto ad una fascinazione ipnotica sia per la manipolazione sia perché si può non percepire bene, all’inizio della relazione, l’affettività superficiale fino alla freddezza emotiva della persona psicopatica che abilmente si maschera con un Io teatrale che finge emozioni e recita il ruolo atteso.
Ma il nucleo centrale è la mancanza di empatia cioè il percepire emozionalmente l’altro da sé per aprirsi ad una consonanza emotiva.
Sul piano comportamentale, data anche una bassa tolleranza sia alla frustrazione che alle critiche e ai fallimenti, è evidente un dis-controllo che può andare dalla aggressività verbale a quella fisica con caratteristiche di impulsività.
Il disturbo si presenta meno nelle donne e con alcune caratteristiche diverse. Spesso vengono associate popolarmente alla classica femme fatale.
Sul piano psicologico invece si evidenzia che le donne agiscono in modo meno evidente degli uomini, lodano gli altri per rafforzare la loro autostima nella capacità di controllarli.
Comune con gli uomini è il senso di sé grandioso e narciso e la manipolazione il cui aspetto particolare, in entrambi i sessi, è il gaslighting cioè il tentativo, spesso riuscito, di convincere l’altro di avere un modello di pensiero sbagliato e quindi un pensiero e ricordi sbagliati. L’aggressività al femminile non è comportamentale ma psicologica e si estende dal ricatto alla umiliazione fino ad un devastante logoramento psicologico. Non mancano storie di omicidi, spesso seriali, nelle donne psicopatiche anche se è di gran lunga prevalente la caratteristica di essere narcise discrete, sibilline, manipolatrici.
Sia uomini che donne hanno storie di parenting disfunzionali prevalentemente caratterizzati da modelli, stili e regole genitoriali instabili che non prevedono feedback regolatori e anzi transitano da un eccesso di autoritarismo severo ad una trascuratezza pedagogica, empatica e affettiva.
Sul piano fisiologico-patologico sono state individuate come strutture cerebrali interessate l’amigdala per gli aspetti affettivi e la corteccia frontale per quelli comportamentali.
Correlazioni anatomiche importanti nella attuale idea di una genesi epigenetica del disturbo cioè di informazioni genetiche preesistenti che si sviluppano in ragione anche delle influenze contestuali.
Importante è anche segnalare l’importanza delle Mappe Emotive cioè dei periodi entro i quali il rapporto genitoriale è significativo per il passaggio dall’istinto-emozione al sentimento.
Attualmente la maggior parte degli autori concordano nell’indicare il limite di tre anni oltre il quale l’assetto per lo sviluppo armonico della affettività, identità e socialità diventa definitivo.
A questo proposito in una recente intervista il filosofo Galimberti parla di un contesto caratterizzato da una sorta di analfabetismo emotivo in rapida diffusione correlato all’individualismo dell’apparenza in una società dove è tutto tanto permesso da estinguere anche il desiderio e il suo tempo.
A questa mancanza di altruismo e di pietas consegue quella a-patia che induce a non sentire più la differenza tra bene e male, tra giusto e ingiusto, tra ciò che è grave e ciò che non lo è. Aspetti contestuali molto attuali visti gli orribili ultimi episodi di violenza.
Ma per tornare al benessere, come si può riconoscere una persona psicopatica e come ce ne possiamo difendere?
Per riconoscerli è necessario fare attenzione allo sviluppo della relazione e alla difficoltà o impossibilità di discutere con loro, agli atteggiamenti che con progressiva caparbietà e sicurezza vengono messi in atto, come la menzogna, un contraddittorio senso dell’onore, la cattiveria nello smascherare gli errori degli altri mentre loro non sbagliano mai, l’inaffidabilità, il grande amore per i segreti, la subordinazione di tutto ai loro interessi e infine uno stile di vita tendenzialmente annoiato e un permanente abuso di potere .
Se li riconosci li eviti o ti difendi.
Come?
Intanto è importante fidarsi del proprio istinto e dargli ascolto in caso di tensione, paura o senso di colpa, così come lo è resistere alla pressione manipolatoria con l’aiuto di limiti auto-imposti, oltre i quali non si deve andare, e resistere alla seduzione dei tentativi di suicidio teatrali.
È consigliabile preparare un piano mentale e anche pratico per una possibile via di fuga, creare una rete di emergenza con familiari, amici senza tralasciare le forze di polizia.
Nel caso di possibili violenze non lasciarsi prendere da una lotta di potere ma interagire con calma. Diffidare delle lusinghe che tendono a tranquillizzare e infine la raccomandazione più importante: non andare mai e poi mai all’ultimo incontro chiarificatore.
Perché un altro no stimola violenza ma principalmente perché non serve mai a chiarire. Se si arriva a quel punto, infatti, non c’è più intesa vera possibile e le storie chiuse sono state già chiuse. Con dolore o con rimpianto o con voglia di lasciarsi in pace ma chiuse e quindi è inutile ogni chiarificazione.
Cipriano Gentilino
