“Strofe in fondo alla via” di Leah Goldberg

La strada è bellissima — disse il ragazzo
La strada è assai faticosa — disse il giovane
La strada è molto lunga — disse l’uomo.
Il vecchio si adagiò sul ciglio della strada
Un tramonto d’oro e di rubino gli colora la canizie
L’erba brilla ai suoi piedi, rugiada della sera
L’ultimo uccello del giorno canticchia sopra la sua testa:
Ti ricordi ancora quanto era bella, faticosa e lunga, la strada?
Dicevi: i giorni s’inseguono a vicenda — ed anche le notti.
Nel cuore ti dicevi — «giorni verranno»

Vedevi sere e mattine visitare la tua finestra e dicevi:
non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

Eccoti ora vecchio e incanutito dai molti giorni
pochi te ne restano, e quanto sono preziosi

È come se sapessi: ogni giorno è l’ultimo, sotto il sole
È come se sapessi: ogni giorno è nuovo, sotto il sole
Insegnami, Iddio, a pregare sul mistero di una foglia appassita,
sulla luce che manda un frutto maturo su questa libertà: vedere,
sentire, respirare sapere desiderare e fallire
Insegna alle mie labbra a ringraziarTi e darTi lode
nell’eternità del Tuo tempo, il mattino e poi la sera
affinché il mio giorno non sia mai come quello di ieri
una pigra abitudine.

Leah Goldberg

da Antologia (1970) traduzione di Sarah  Kaminski ed Elena Loewenthal

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Poetessa, scrittrice e critica israeliana (Königsberg 1911 – Gerusalemme 1970). Vissuta a Kovno (Lituania), durante gli anni di liceo pubblicò la sua prima lirica in ebraico (1926). Approfondì gli studî nelle università di Berlino e di Bonn. Nel 1935 si stabilì a Tel Aviv, dove fece parte del circolo letterario di Shlonski. La sua poetica è caratterizzata dall’intellettualismo e tende a esternare l’interiorità. Nei canti Mi beitī ha-yāšān (“Dalla mia vecchia casa”, 1944), scritti dopo l’olocausto del popolo ebraico, viene rappresentata la sua famiglia e il mondo dell’infanzia. Profonda conoscitrice anche della lingua e della letteratura italiana, tradusse i sonetti del Petrarca (1957) e scrisse una introduzione critica alla Divina Commedia (1958). Nel 1954 iniziò a tenere corsi di letteratura all’Università Ebraica di Gerusalemme e dal 1963 fu direttrice del Dipartimento di letteratura comparata. Morì a cinquantanove anni nel 1970. Lea Goldberg è considerata la più grande poetessa di Israele. Lampo all’alba può essere definito il vertice della poesia di Lea Goldberg, dove risuona tutto della poesia ebraica antica come di quella moderna; un coro in cui si insinuano forti gli echi della letteratura europea che l’aveva formata. Scritte fra il 1948 e il 1955, le liriche si situano all’ombra della Seconda guerra mondiale e nei chiaroscuri del nascente Stato; sono solcate da sentimenti di lutto, da cui affiorano in raffinate trasfigurazioni le antiche-nuove domande che i tempi imponevano.
La raccolta è anche il suo libro più italiano per la presenza di un gran numero di sonetti, fra cui spiccano i dodici del ciclo L’amore di Teresa de Meung, suo personale Canzoniere, intreccio cifrato di Vita e Poesia, nonché omaggio – denso di corrispondenze innovative – a Petrarca, del quale fu studiosa e traduttrice in ebraico. [Enciclopedia Treccani]

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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