A PROPOSITO DI DONNE – “Chiara Corbella Petrillo, la vita che non muore” di Aliai Spedicato

Chiara Corbella Petrillo. E’ lei la donna che ho scelto di raccontarvi. Sinceramente sono veramente grata per la possibilità che mi è stata data di poter scrivervi qualcosa della sua vita. Anni fa avevo letto il libro che racconta la sua storia “Siamo nati e non moriremo mai più” scritto da Simone Troisi e Cristiana Paccini amici intimi con cui lei e il marito Enrico hanno scambiato tanti segreti della loro anima, sempre accanto a loro camminando insieme nella stessa direzione ed è stato Enrico stesso a volere che fossero i due amici a scrivere questa storia meravigliosa scritta grazie alla raccolta di ricordi di parenti e amici che hanno vissuto da vicino le vicende di Chiara. Cercherò nel mio piccolo di fare del mio meglio perché chi legge possa anche se in minima parte assaporare tutta la bellezza della vita di questa donna serva di Dio dal 2018, e lo farò riportando alcune sue parole, di Enrico, ripercorrendo i suoi piccoli passi possibili. Chiara nasce a Roma il 9 gennaio 1984, ha una sorella di nome Elisa di due anni più grande, sono praticamente coetanee e hanno un legame molto forte, entrambe insieme alla loro mamma Maria Anselma fanno parte di una comunità del Rinnovamento dello Spirito, e sin da piccole pregano insieme almeno quindici minuti al giorno. Chiara cresce imparando a sentire Gesù e a parlargli come ad un amico in carne ed ossa. Il padre Roberto è un imprenditore nel campo del turismo, per questo motivo la famiglia ha la possibilità di viaggiare tanto, di vedere insieme tanti posti meravigliosi. La storia di Chiara ed Enrico ha inizio proprio grazie ad un viaggio.

Nell’estate del 2002 Chiara è in vacanza con alcune amiche del liceo in Croazia, la sorella invece si trova a Medjugorje e data la vicinanza Chiara pensa di raggiungerla. Quella vacanza doveva essere una come tante invece “Fu un incontro non previsto, volevo fare un pellegrinaggio e non mi aspettavo di rientrare a casa fidanzata”. Anche Enrico, il suo futuro marito non l’ha previsto, e tra l’altro a quel pellegrinaggio è con la sua ragazza, ma qualcosa va storto e i due si lasciano proprio in quei giorni. Durante un pranzo in albergo, Enrico alza gli occhi e vede arrivare Chiara verso di lui, verso l’unico posto rimasto libero. La sua bellezza lo colpisce subito, pensa che gli basterebbe poco per innamorarsi. Chiara, dal canto suo vedendo Enrico pensa “tanto questo ragazzo è per me”. Entrambi dicono “si è trattato di un’intuizione, e ce l’abbiamo avuta tutti e due.” Chiara aveva detto di no a tanti spasimanti, aspettava, sapeva che sarebbe arrivato quello giusto per lei. È il 2 agosto. Tornati a Roma si conoscono, si frequentano e decidono di stare insieme, Enrico ha 23 anni, lei 18. Il loro fidanzamento durerà 6 anni, ed è un fidanzamento simile a quello di molte altre persone, pieno di litigi, rotture, pacificazioni, e per Chiara sono gli anni più duri quelli del fidanzamento in cui il Signore mette a dura prova la sua fede e i valori in cui sente di credere. Chiara ha paura di mostrarsi per ciò che è realmente, teme che dire dei no sicuri le facciano perdere Enrico, lui a sua volta ha paura di perdere le persone che ama. Questo timore nasce in lui dopo la morte del papà, “Ho perso mio padre per un infarto quando avevo 23 anni. È stata la morte più difficile che ho affrontato e ci ho messo diversi anni per riprendermi, perché dovevo accettare il fatto che le persone che ami muoiono da un giorno all’altro, questo mi impediva di amarla profondamente”. Le paure di entrambi non gli permettono di stare insieme serenamente e la possibilità di perdere con Enrico la propria vocazione era per Chiara una sofferenza enorme. Dopo due giorni dalla loro rottura Chiara torna a Medjugorje e tutta la confusione e l’amarezza del viaggio si erano sciolte una volta salita sul monte delle apparizioni. “Arrivata sul monte ho sentito solo tanta pace, come a dire: stai serena. Io però continuavo a dirmi: si vabbè, sta serena che vuol dire? Che devo fare? Devo tornare da lui? Lo devo chiamare, non lo devo chiamare? Continuavo a cercare una soluzione umana e invece il Signore mi diceva: ”Aspetta e fidati””. In realtà al ritorno da quel viaggio le cose non cambiano, Chiara chiama Enrico e la loro conversazione di trasforma in un’altra litigata. Chiara decide di dimenticarlo e ci riesce grazie ad un viaggio in Australia con suo padre e sua sorella. Al ritorno però Enrico le scrive, le chiede indietro i pesi da palestra che aveva lasciato a casa sua. Chiara allora glieli riporta. Enrico si stupisce, non era da lei, Chiara ha iniziato a fidarsi, ha cominciato ad aspettare. Da quell’incontro i due si frequentano e tornano insieme. Chiara sceglie di andare l’8 dicembre ad Assisi per un corso vocazionale tenuto dai frati minori, al termine di quei giorni chiede a padre Vito di diventare il suo direttore spirituale. Enrico nota il cambiamento di Chiara e decide di fare la stessa esperienza qualche settimana dopo, per il corso vocazionale di Capodanno: “Lì ho capito che valeva la pena vivere soltanto se si era disposti ad amare veramente. Quindi ho decido di avere un padre spirituale e iniziale un vero cammino”.

E così padre Vito entra anche nella vita di Enrico. Dopo queste prime difficoltà e prime consapevolezze le difficoltà per questi due ragazzi non sono finite, dopo pochi mesi infatti i due rompono di nuovo. Chiara aveva prima bisogno di sperimentare l’amore che questo Signore aveva per lei, aprirgli la porta, scoprire che poteva smettere di nascondersi e mostrarsi senza paura.  Padre Vito al termine di un colloquio le disse: “Tu lo vuoi il tuo Tobia? Vuoi la persona che il Signore ha pensato per te? Credi che esista un uomo pensato solo per te? Chiara rispose: “Si, ci credo.” E allora lascia che sia il Signore a fartelo vedere, no?!”. Dopo quel colloquio Chiara iniziò ad abbandonare tutti i suoi progetti, i suoi pensieri… “adesso faccio questo… lo convinco così… adesso faccio di testa mia…” iniziò a sentirsi libera “vabbè, Signore… non ho capito niente!” nei suoi appunti scrive ”il fidanzamento non ha funzionato fin tanto che non ho capito che il Signore non mi stava togliendo niente ma mi stava donando tutto e che solo Lui sapeva con chi io dovevo condividere la mia vita e che forse io non ci avevo capito niente!”. Senza questa prova del fidanzamento per Chiara tutto sarebbe stato diverso, e il fatto di aver attraversato questa prova ha permesso a entrambi di fare quello che hanno fatto: ”Se ti senti amato puoi tutto, se hai provato il Suo amore entri pure nel fuoco”. Dopo qualche tempo Chiara ed Enrico si rivedono, lei è cambiata… Chiara per la prima volta piange, e non riesce a smettere: “In quell’occasione la cosa che colpì veramente Enrico fu che mi vide veramente per quella che ero, fino a quel momento avevo cercato sempre di essere meglio di quello che pensavo di essere. Mi sforzavo di essere migliore. Invece in quel momento Enrico vide veramente come ero fatta: vide che non avevo più la voglia di creare pretesti per far andare bene la nostra storia a tutti i costi. Ero davanti a lui senza nessuna difesa, e pensavo solamente: vediamo cosa succede”. Succederà poi che insieme provvidenzialmente parteciperanno alla marcia francescana che li condurrà insieme ad altri giovani ad Assisi e durante il tragitto Enrico le chiede di sposarlo, all’inizio Chiara pensava fosse un principio di insolazione, ma Enrico raccogliendo un girasole da un campo glielo richiede e lei accetta con tutto il suo cuore, avevano compreso che la loro felicità stava in quella chiamata al matrimonio e volevano fare sul serio, o tutto o niente. Si sposeranno il 21 settembre 2008. Al ritorno dal viaggio di nozze Chiara e Enrico sono in attesa, i due giovani sposi sono entusiasti, la loro famiglia presto crescerà. Chiara alla prima ecografia va da sola perché Enrico deve affrontare un piccolo intervento, lì scopre che la sua piccola non ha scatola cranica. “Sapevo che il Signore ha sempre qualcosa di diverso per noi, non tutto va come pensiamo, quindi in quel momento l’unica mia preoccupazione è stata: adesso come lo dico a mio marito?” mentre aspetta di vederlo fa un’altra ecografia tridimensionale e a colori. L’immagine di Maria Grazia Letizia è nitida, si muove, si ciuccia il dito e scalcia, ma allo stesso momento si vede bene il suo problema: la piccola è senza scatola cranica. Il medico di turno dice a Chiara che se avesse fatto prima un’ecografia avrebbe potuto fa qualcosa per abortire. Chiara aveva appena visto sua figlia muoversi, capiva che Maria Grazia Letizia poteva sopravvivere dopo la nascita, però era viva, era lì e stava facendo di tutto per crescere, Chiara era la sua mamma, voleva sostenerla come poteva, con tutte le sue forze, non voleva sostituirsi alla sua vita. Tra i dubbi e le domande che in questo momento si pone c’è il timore di dirlo al marito, non aveva la certezza che la pensasse come lei, teme la sua reazione, teme che possa smettere di amarla, così gli scrive una lettera in cui gli scrive tutto ciò che ha nel cuore e che vorrebbe dirgli, e quando spiega ad Enrico la situazione le risponde “non preoccuparti è nostra figlia: la accompagneremo sin dove possiamo.” Chiara inizia a comprendere che tutte le mamme generano figli che non gli appartengono. La missione sua e di Enrico è accompagnare subito quella bambina all’incontro con Dio, questa bambina le chiedeva solo di essere amata. Maria Grazia Letizia nasce e resta con la sua famiglia mezz’ora… mezz’ora indimenticabile… il 12 giugno c’è il funerale di Maria Grazia Letizia, loro sono sul lato del coro, lui suona la chitarra, lei il violino, cantano vestiti di bianco, la loro primogenita era già pronta, aveva vissuto il necessario, si perché non si è uomini per il lavoro, la casa, la salute, la reputazione, si è uomini per amare. E proprio perché l’amore non può aspettare Davide Giovanni arriva subito, all’inizio gli dicono che gli mancava una gamba, e l’altra aveva solo un moncherino, ma dopo la diagnosi si mostra più grave del previsto, anche lui come la sorella non vivrà. La straordinarietà di entrambi sta nell’amare i propri figli, fare di tutto per accompagnargli e prendersi cura di loro tutto il tempo che Dio dona loro. Prima di ogni parto pregano nella cappellina dell’ospedale, non chiedono il perché, chiedono la forza di poter fare giorno per giorno un piccolo passo possibile, e nel frattempo il loro amore cresce e si fortifica. Davide Giovanni nasce il 24 giugno per la gioia di tutta la famiglia che lo coccola, riceve il Battesimo come la sorellina e dopo 38 minuti nasce anche lui al Cielo.

Chiara ed Enrico sono orgogliosi dei loro figli, sono i loro “due grandi miracoli, uno più bello dell’altro”. Tra le due patologie dei piccoli bambini non c’era alcun legame, e cosa ancora più straordinaria pochi mesi dopo la nascita di Davide Giovanni Chiara è di nuovo incinta e questa volta il bambino è sano. Poco dopo Chiara si accorge di avere un’afta sulla lingua, inizialmente non le dà peso, ma dopo alcuni esami il 16 marzo 2001 viene operata per una prima fase dell’intervento che avrebbe dovuto asportare tutto il rigonfiamento. A starle sempre accanto in questi momenti è Daniela, inizialmente sua ginecologa, ma poi sua grande amica. Durante l’intervento Daniela mette tra le sue mani il rosario che Chiara le aveva regalato al ritorno da Medjugorje, è un modo per l’amica di stringerle la mano e starle accanto. Inoltre aveva avuto la possibilità dal chirurgo di occuparsi del piccolo Francesco. Il risultato dell’esame istologico è la carta d’identità di un mostro: un carcinoma alla lingua, tra i più aggressivi, e tra l’altro anche in questo caso non c’era alcun nesso logico è un tumore che colpisce soprattutto uomini fumatori ultrasessantenni. Chiara ha 27 anni e non ha mai fumato… “il Signore umilia i sapienti” spesso queste sono le parole di Enrico nelle sue testimonianze. Chiara chiamerà il suo tumore “il drago” la sua battaglia finale sarà la battaglia contro il drago. sempre accanto a lei Enrico, gli amici di sempre e nuovi che Dio ha fatto loro incontrare in questo loro cammino… Chiara desidera curarsi, ma non a spese del suo bambino. Dopo la nascita di Francesco accetterà tutte le cure, anche quelle più invasive. Chiara non vuole rischiare la vita Francesco per salvare la sua. Non le basta che i pericoli si riducano al minimo, desidera che non ci siano affatto. Chiara vuole essere sicura che abbia tutto ciò che lei come mamma è in grado di donargli in questo momento. Francesco deve nascere sano e al momento opportuno, altrimenti Chiara non ci sta. È solo amore. Chiara vuole andare fin dove può, il suo unico pensiero è dare a Francesco tutto ciò di cui ha bisogno “io in cuor mio continuavo a chiedere a Dio di lasciarmi fare il mio mestiere di mamma nel miglior modo possibile, sapevo che quello che potevo fare io per mio figlio era proteggerlo finchè era nella mia pancia ed allattarlo appena nato per dargli amore e anticorpi. Queste erano le cose in cui nessun altro poteva sostituirmi e che io volevo dare a mio figlio”. Il 30 maggio 2011 Francesco nasce a trentasette settimane, appena un paio di settimane prima del termine della gravidanza.

Il 3 giugno viene ricoverata per eseguire la seconda parte dell’intervento che sino a quel momento era stato rimandato, il tumore continua ad estendersi, ha attaccato i linfonodi, i polmoni e anche l’occhio destro. Chiara inizia tutte le cure e nel frattempo insieme a Enrico chiedono la grazia di fare ogni giorno piccoli passi possibili che gli permettano di vivere il presente l’unico tempo a cui devono dedicare le loro attenzioni e forze. Nel frattempo il piccolo Francesco cresce sano e forte circondato da tanto amore. Il 4 aprile 2012 venerdì Santo Chiara saprà che il drago ha la meglio su di lei… e raccomanda a Enrico “non dirmi quanto mi resta, perché io voglio vivere il presente”. Chiara anche in questo momento pensa agli altri, desidera tornare a Medjugorje e invia una mail a tutti i loro amici per chiedere di unirsi a loro. Grazie al papà in brevissimo tempo hanno un volo prenotato. Sono tante le famiglie che prenderanno parte, tant’è che per far star comode le famiglie Chiara cede volentieri la sua stanza.

Si temeva che Chiara non avesse le forze fisiche di arrivare in cima al monte delle apparizioni, ma come al solito Chiara stupisce ancora, chiede la forza e le viene donata. Lì rinnova le promesse matrimoniali e regala a tutti i presenti il segreto dei coniugi Petrillo: una corona del rosario e un’immagine della Madonna, ogni giorno entrambi è a Lei che si sono affidati con amore filiale. Chiara ha visto con i suoi occhi il miracolo più bello: la serenità negli occhi di suo marito, della sua famiglia, dei suoi amici in una prova così grande. Al rientro da questo viaggio si trasferiscono nella casa in campagna dei Corbella a Pian della Carlotta. Continui sono i via vai di amici che arrivano per dare conforto o spaventati per la situazione erano loro che ritornavano a casa confortati e amati, dove c’era Chiara c’erano risate assicurate, ma anche canti, racconti, si continua a pregare. Per il primo compleanno di Francesco oltre ad un libro ideato insieme agli amici di sempre Simone e Cristiana che racconta la storia dei suoi fratelli maggiori, scrive una lettera in cui racconta al figlio ciò che sente di aver imparato insieme al suo sposo “Sappiamo che sei speciale e che hai una missione grande, il Signore ti ha voluto da sempre e ti mostrerà la strada da seguire se li aprirai il cuore… fidati, ne vale la pena!”.

Chiara vuole dire a tutti “ti voglio bene”, è il suo pensiero, vuole che tutti siano pronti ad accettare la sua partenza, pronti a lasciarla andare e poi al suo amato “La cosa che mi dispiace lasciare più di tutti sei tu, Enrico”. Il 13 giugno con il suo ultimo respiro ripete spesso a tutti “vi voglio bene”. Alle 12 di questo stesso giorno Chiara nasce al Cielo. Vicino a sua moglie, Enrico prende la chitarra e inizia a cantare. Accanto a lui ci sono i genitori e la sorella. Chiara indossa il suo abito da sposa, sul suo volto compare un sorriso. tra le mani un rosario e un mazzo di lavanda. Il 16 giugno viene celebrato il suo funerale. L’altare è pieno di piantine che sua moglie gli ha chiesto di comprare. Non voleva che al suo funerale le persone venissero a portare dei fiori. Piuttosto desiderava che tornassero a casa con un segno che potesse ricordare loro una cosa fondamentale. Che la vita è fuori di noi. e si chiama Gesù. Nella chiesa risuonano i canti che Enrico aveva composto per il loro matrimonio.

Nel concludere questa meravigliosa storia non aggiungo nulla se non un augurio a chi sta leggendo, vi auguro e vi invito con tutto il cuore a conoscere meglio la sua storia, a leggere qualcosa di più su di lei, e perché no, anche ascoltare su youtube lei ed Enrico che cantano, lui che parla della sua sposa… Chiara ha amato sino alla fine, ha amato sino in fondo, accogliamo il suo invito e il suo esempio perché anche noi ogni giorno possiamo compiere i piccoli passi possibili nella nostra vita. Per questo e molto altro: grazie Chiara!!!

Alia Spedicato

Aliai Spedicato

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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