Ho sempre pensato che i bambini debbano giocare, andare incontro al sole vestiti di primavera, rincorrere aquiloni per imparare a volare e seguire la scia del vento per ridere alle sue spalle. Ho sempre creduto che l’infanzia sia un po’ come quel paradiso di cui tutti parliamo e che esprima metaforicamente la stagione gioiosa che si annuncia con fioriture prodigiose e albe immacolate. Ho sempre fantasticato che gli occhi di un bambino potessero simbolizzare i raggi del sole per scintillare nel grigiore di giorni sempre uguali, diventando sprazzi di luce per rischiarare attimi bui, affondati nella solitudine disperata di chi ha perso la rotta in un mondo calpestato da orme grevi. Un mondo infangato da stereotipi ingannevoli, svuotato di contenuto e arrampicato su ragnatele che respirano di polvere di ceneri sparse tra le memorie della storia.
Non avrei mai voluto vedere, oggi, bambini appassiti in candidi giacigli senza luce, naufraghi in un mare profondo scalfito da onde gonfie di lacrime rassegnate, nella consolazione di una riva che accoglie ogni dolore e si fa coro.
Maria Rosaria Teni
I seppelliti del mare
Gesù è disceso a baciare
i seppelliti del mare
che desideravano dolce aria sola
ed ebbero la spalancata gola
piena d’amaro sale.
Oltre la chiusa romba dei venti
e degli eventi,
dormono gli innocenti
in talami di melme e di scogli
con gli occhi semispenti
entro la luce quasi lunare
tranquilli, e sopra loro infuria il mare…
Angiolo Silvio Novaro
