Quella piazza è sempre piena di sole e nell’aria aleggia un profumo di fiori … Fiori che tra l’altro non vedo, che non ci sono. Il piccolo bistrot è quello di sempre, con i grazioso tavolini rotondi e le sedie in ferro battuto, con gli schienali arricciolati. Bianchi e splendenti anch’essi, come d’altronde lì tutto è bianco e splendente.
Seduta ad uno di quei tavoli, aspetto …
Poi ti vedo arrivare … Avverto come un lieve spostamento d’aria che mi avverte della tua presenza.
Ci sono soltanto io seduta a quel bistrot e la piazza allagata di sole è vuota … Ma è, appunto, un vuoto d’attesa e quando ti scorgo arrivare da lontano, è come se fosse divenuta piena, colma di luce e di calore.
Dal fondo, dove la luce pare ancora più addensarsi, la tua alta e slanciata figura avanza con una grazia principesca. Impeccabile il tuo abito bianco, i mocassini candidi e sulla bella testa il Borsalino immacolato, appena leggermente inclinato, così da poter intravedere il nero corvino dei capelli. Avanzi piano ed, ogni tanto, sollevi il capo come a voler rimirare ed assorbire il sole.
Ora inizio a distinguere i tuoi lineamenti: classici ed aristocratici i tratti, gli occhi nerissimi dalla forma allungata, sotto folte sopracciglia d’ebano. Il naso dritto e regolare e le labbra sottili, ma ben disegnate. Sul mento quella fessura centrale che lo caratterizza.
Ora hai smesso di fissare il sole, e fissi invece me, quasi con malcelata avidità … L’attraversamento di quella piazza pare aver diluito il tempo in spazi temporali sconosciuti, veloci ed infiniti al contempo.
Finalmente mi hai raggiunto e, scostando una sedia, ti siedi di fronte a me. I tuoi occhi non lasciano i miei ed il tempo di nuovo sembra arrestarsi. Poi rimani in silenzio, ma in quel tuo bel volto, pian piano spunta un sorriso.
Quando mi sveglio so che sarai con me anche in questa nuova prova da affrontare … Non sarò mai sola, finché ci sarai tu a sorridermi sotto l’ombra di quel candido Borsalino.

MYRIAM AMBROSINI
*Dedicato a mio padre Mario, che già da troppo si trova “in un altrove”.
