
L’autunno del 1938 rappresenta uno dei momenti più drammatici del Novecento europeo. Quando a settembre Benito Mussolini emana le leggi razziali – anticipate in estate dal Manifesto degli scienziati razzisti – l’allontanamento tra la Santa Sede e il regime fascista giunge a un punto di non ritorno. In un clima di profonda tensione, Papa Pio XI, nell’udienza del 6 settembre ai membri di Radio Cattolica Belgio, pronuncia parole storiche: «L’antisemitismo è inammissibile. Spiritualmente siamo tutti semiti».
La rottura diplomatica e l’ombra di Hitler
Il Pontefice osserva con crescente preoccupazione il rapporto sempre più stretto tra Mussolini e Hitler, già emerso a maggio durante la visita del Führer a Roma. In quell’occasione, Pio XI sceglie la distanza diplomatica: non riceve Hitler e si ritira a Castel Gandolfo. L’Osservatore Romano si limita a sottolineare come l’aria dei Castelli giovi alla salute del Papa, tacendo sulla presenza del dittatore. Il Pontefice deplora i fatti di Roma, definendoli «molto tristi cose», come l’innalzare le insegne di un’altra croce che non è quella di Cristo. Dispone quindi la chiusura degli edifici sacri, dei Musei Vaticani, lascia San Pietro al buio e vieta al clero di partecipare alle cerimonie ufficiali.
L’incarico segreto a John LaFarge
A 81 anni, e gravemente malato, Pio XI decide di agire, avvertendo l’urgenza di dare voce alla propria coscienza attraverso un’enciclica che non vedrà mai la luce. L’enciclica nascosta – nome con cui il documento è passato alla storia e che avrebbe dovuto intitolarsi Humani generis unitas (“Sull’unità del genere umano”) – è un attacco frontale, universale e profondo contro il razzismo, l’antisemitismo e il nazionalismo esasperato. Con questo testo, Pio XI vuole dichiarare l’assoluta incompatibilità tra la fede cristiana e le leggi razziali, riaffermando che davanti a Dio tutti gli uomini hanno la stessa dignità, indipendentemente dalla loro origine. Il Papa si muove nella massima riservatezza. Il 22 giugno 1938, l’incarico di redigere la bozza viene affidato al gesuita statunitense John LaFarge, scelto per le sue note battaglie contro le discriminazioni razziali negli Stati Uniti.
I ritardi della Curia e la morte del Papa
Il percorso di questa enciclica, tuttavia, si rivela subito lungo e difficile. Nella stesura, a Parigi, LaFarge è affiancato da altri due gesuiti: il tedesco Gustav Gundlach e il francese Gustave Desbuquois. Il testo, completato in latino, passa nelle mani del Superiore Generale della Compagnia di Gesù, Wladimir Ledóchowski, il quale, per prudenza diplomatica, lo trasmette a Padre Enrico Rosa de La Civiltà Cattolica, legato al tradizionale antigiudaismo teologico. A causa di questi passaggi curiali, la bozza giunge sulla scrivania di Pio XI solo il 21 gennaio 1939, con oltre tre mesi di ritardo. Il Papa muore il 10 febbraio 1939, senza poter promulgare l’enciclica.
Viene, inoltre, sospeso anche il discorso che il Papa avrebbe dovuto pronunciare l’11 febbraio di fronte ai vescovi italiani per il decennale del Concordato, contenente durissime critiche verso i totalitarismi. Per preservare i delicati equilibri diplomatici, il Segretario di Stato, il Cardinale Eugenio Pacelli – futuro Pio XII – dispone il ritiro e la distruzione delle bozze tipografiche sia del discorso sia della stessa enciclica.
La verità emersa dall’Archivio Apostolico
La ricerca storica compie un passo decisivo tra il 2002, anno delle prime aperture concesse da Giovanni Paolo II, e il settembre 2006, quando papa Benedetto XVI dispone l’accesso ufficiale all’intero fondo di Pio XI. Questo scavo documentario nell’Archivio Apostolico Vaticano permette finalmente di esaminare i testi originali della Humani Generis Unitas e di chiarire i meccanismi del ritardo curiale. I documenti sciolgono, inoltre, anche l’enigma del “complotto medico”: l’ipotesi infondata secondo cui il Pontefice fosse stato ucciso con un’iniezione letale dal suo medico, Francesco Saverio Petacci, padre di Claretta, amante di Mussolini, per impedirgli di attaccare il regime, viene smentita dai diari clinici, i quali confermano che il decesso avvenne per cause del tutto naturali legate alla sua grave insufficienza cardiaca.
L’enciclica nascosta, i cui dettagli emersero nel 1995 grazie agli studiosi G. Passelecq e B. Suchecky, testimonia il tormento spirituale di Pio XI, restituito alla luce dall’analisi documentaria degli storici: un testo fondamentale che squarcia il velo sui silenzi istituzionali dell’epoca.
Mattia De Nicola Lezzi

Articolo interessante. Grazie!
Grazie a te🙏