
Presentiamo oggi il poeta Francesco D’Addino che ci propone i componimenti “Tendini”, “Gange” e “Alla radice del tempo” presentiall’ interno della raccolta “Crisalidi, amnesie di un giorno all’ imbrunire” e “Di sangue ed inchiostro” e “Versi dell’ 1,26” presenti nella raccolta inedita “Orfani di luce” di prossima uscita.
Queste poesie sembrano appartenere a una stessa costellazione poetica: il viaggio, il tempo e la ricerca di sé che diventano i tre assi portanti di una scrittura fortemente simbolica, più evocativa che narrativa. Non raccontano eventi, ma stati interiori, affidando alle immagini il compito di suggerire emozioni e riflessioni. Ciò che colpisce è l’uso di metafore di grande intensità visiva. La “nera farfalla” che copre gli occhi della notte, il poeta che diviene “inchiostro al margine del foglio”, la “radice del tempo”, le “gambe di manichino attaccate al cuore”: sono immagini che sfuggono al realismo e si collocano in una dimensione quasi visionaria. L’elemento simbolico prevale sempre sulla descrizione, lasciando al lettore il piacere dell’interpretazione. Il tema del viaggio è presente in forme diverse, fino ad assumere una dimensione spirituale: il Gange non è soltanto un luogo geografico, ma diventa il simbolo di un cammino verso la conoscenza e l’illuminazione interiore. Nella quarta lirica, invece, il viaggio attraversa il “sub-urbano dell’Anima”, un’espressione originale che richiama gli spazi periferici e meno esplorati dell’interiorità, dove il soggetto continua a sentirsi “eterno allievo della Maestra Vita”. In entrambi i casi il percorso non conduce a una meta definitiva, ma rappresenta una continua ricerca. Molto significativo è anche il rapporto con il tempo e ne è un esempio la seconda poesia dove il tempo non è vissuto come semplice successione cronologica, ma come materia viva che lascia tracce, priva di nostalgia, nella quale la memoria diventa patrimonio e non rimpianto. Dal punto di vista stilistico emerge una scrittura essenziale, costruita per frammenti. I versi sono brevi, spesso privi di punteggiatura, e affidano al ritmo delle immagini il movimento del testo. Si avverte una certa vicinanza alla poesia contemporanea, nella quale il significato nasce più dalle associazioni simboliche che dalla linearità sintattica. [M.R.Teni]
Tendini
Confidammo agli astri
le nostre paure,
e dèi ebbero pena
dei nostri cuori malconci
Rigidi i tendini,
e deluse le madri
per ogni loro figlio
che non realizzò le loro attese.
Fummo in vita
carni senza padri,
eterni ingrati
per le nostre madri.
Fummo sogni evanescenti
risse in un irish-pub
letture ad uno slam-poetry
e pettini coi denti mancanti.
L’ anima che infine
si specchio’ su chiazze di birra,
e lo fece di traverso
come se non fosse stata mai
d’ accordo
con tutto il resto.
Gange
La nera farfalla
coprì gli occhi alla notte
e divenni inchiostro
al margine del foglio
C’ impregnarono l’ anima
di sogni e desideri
E sul Gange ritrovammo
la strada dell’ illuminazione.
Alla radice del tempo
La corteccia ruvida di un albero
è pari nel ricordo,
ad un viso ch’ invecchiato
mostra segni di vita e di gioia
come speranze ambrate
nella radice del tempo.
Di sangue ed inchiostro
In cammino
nel sub-urbano dell’ Anima,
io com’ eterno allievo
della Maestra Vita
Gambe di manichino
attaccate al cuore
Ai due poli contrapposti:
Io Artico
Lei Antartide.
Versi dell’ 1,26
Ci spensero il cuore da ogni passione
vagabonde ed erranti tenebre
Dai fumi incensati
vennero fuori volti,
che di umano
non avevano nulla
Ed agitammo le stelle
per quegli spettri allo specchio
Stanze di torture
le nostre stesse coscienze:
eretiche, ribelli
ed anti-clericali
Non cercherò attracchi
fra sponde avverse,
e dalle vostre pantomime
mi terrò in disparte.
Breve nota autore ( a riguardo i versi della raccolta “Crisalidi, amnesie di un giorno all’ imbrunire”). La presente raccolta è figlia di un sogno concepito in uno stato di quiescenza,nelle ore in cui il silenzio scandisce il tempo e ne camuffa ogni parvenza:Il “trovare” diventa allora un “ritrovarsi” con sé stessi, davanti alla nuda verità della parola scarna. All’ interno dell’ opera è presente una poetica dalle caratteristiche evocative, dove l’affiorare di un ricordo riporta in superficie le identiche sensazioniprimigenie che scaturirono all’ esordio. Nei componimenti affiorano attraverso i versi immagini fuggevoli comeistantanee, capaci di fuoriuscire da coltri di nebbia, versi dal carattereintrospettivo che scavano nel profondo dell’Io, descrivendone le varie vicissitudini annesse alla realtà.Questa raccolta si compone di versi che sanno di respiri e battiti esistenziali. Le tematiche affrontate sono molteplici e tutte riconducibili ad un unico filrouge, che è quello della vita stessa. La raccolta “Crisalidi, amnesie di un giorno all’imbrunire” prende spunto dall’immagine suggestiva della “Crisalide”, che è fase intermedia e non definitiva dello sviluppo della farfalla, e quindi in mutamento continuo, come lo scorreredel tempo.
Breve nota autore ( a proposito della raccolta “Orfani di luce”). I presenti versi fanno parte di una raccolta inedita “Orfani di luce” ed è composta da brevi poesie ambientate nelle ore notturne, dove la notte si fa suggeritrice.
Francesco D’Addino nasce a Monaco di Baviera il 3 luglio del 1987, da genitori calabresi. Nel 1994, dopo un’ infanzia fra la Baviera e l’ Italia, si stabilisce in Calabria dove compie gli studi della propria formazione. Nel 2013 si laurea in Scienze dell’ Educazione presso l’ Unical di Cosenza. Nel 2019 pubblica la sua prima raccolta poetica, dal titolo “Pane al pane, vino al vino” con una piccola casa editrice locale. Negli anni successivi, mette in ordine altri componimenti in una raccolta dal titolo “Crisalidi, amnesie di un giorno all’ imbrunire”, pubblicata nell’ agosto del 2025, disponibile in cartaceo su Amazon e prossimamente anche in e-book. Attualmente lavora su una terza raccolta di inediti , dal titolo “Orfani di luce”
