
Inti era il Dio del sole degli Inca, sposato con Mama Quilla, dea della luna e sorella di Inti, protettrice delle donne sposate, veniva anche considerato dagli Inca il loro antenato, nonché il capostipite della casta regnante. Per gli Inca, questo dio rappresentava molto più di una semplice divinità: era la fonte stessa della vita, il padre generoso che portava prosperità e speranza all’impero. La sua presenza permeava ogni aspetto dell’esistenza Inca, dai rituali più solenni alle attività quotidiane nei campi. Per comprendere il ruolo di Inti come dio del sole, bisogna considerare che per gli Inca, il sole non era solo la stella che sorgeva ogni mattina, era la differenza tra la vita e la morte, perché gli Inca lo consideravano il padre di tutte le cose e gli stessi governanti, i Sapa Inca si ritenevano suoi diretti discendenti. Secondo un antico mito, Inti vedendo che gli umani vivevano come animali selvatici, senza coltivare la terra, né costruire case, nutrendosi di radici che trovavano e coprendosi con foglie e pelli, decise di inviare due dei suoi figli, un uomo e una donna, per trasmettere loro la conoscenza e guidarli. Questi due figli del Sole furono Manco Cápac e Mama Ocllo, dai quali discese la dinastia regnante, gli Inca stessi. Prima di condurli presso il lago Titicaca, Inti diede loro un bastone d’oro da piantare nel terreno ovunque andassero. Se il bastone fosse affondato con un solo colpo, quello sarebbe stato il luogo giusto per stabilirsi definitivamente. Così i due camminarono verso nord finché non raggiunsero una valle circondata da ripide montagne, dove il bastone affondò nel terreno con un solo colpo. Allora convocarono la popolazione, spiegando come il Sole li avesse mandati per essere i loro maestri, e li condussero in quel luogo, dove fondarono la città di Cusco[i]. Manco Cápac si dedicò agli uomini, insegnando loro l’agricoltura, l’allevamento e a costruire case. Mama Ocllo si dedicò alle donne, insegnando loro l’arte della tessitura, della filatura e le faccende domestiche. L’agricoltura dipendeva dal dio del sole e senza l’agricoltura la vita per le popolazioni andine era impossibile. Inti era il figlio di Viracocha[ii], il grande creatore, ma mentre Viracocha si occupava delle questioni cosmiche più astratte, Inti era colui che si occupava della quotidianità, illuminando il suo popolo. Era come se Viracocha avesse creato il palcoscenico e poi avesse passato i riflettori al suo figlio solare. Se Viracocha era considerato l’artefice dell’universo, il signore del cielo, Inti aveva il compito di illuminare e mantenere le luci accese. Inti nell’impero Inca oltre a pura religione aveva in significato politico, infatti, il Sapa Inca affermando di essere il figlio del sole decretava il suo potere ed opporsi all’imperatore significava opporsi al figlio del dio che ti nutriva e rendeva possibile la vita per tutti gli esseri umani. La profonda devozione del popolo verso Inti faceva sì che si costruissero monumenti, templi in tutto l’impero e dedicassero feste in suo onore, perché il sole era l’espressione della loro salvezza. Una delle feste più importante in suo onore era l’Inti Raymi, si festeggiava a Cuzco ed ancora oggi è festeggiato dalle popolazioni andine il 24 giugno. La benevolenza del dio Inti se la assicuravano con delle spettacolari celebrazioni, dove il sommo sacerdote del sole guidava le cerimonie che comprendevano: sacrifici di lama, gli animali più pregiati, offerte di oro e di argento, danze che duravano giorni interi. Tutto era lecito per compiacere il dio del Sole, il Sapa Inca partecipava attivamente e assumeva nei confronti del popolo il ruolo di mediatore tra il popolo il dio del Sole. I costumi utilizzati per la festa erano colorati e brillanti come il sole, la musica risuonava tra le montagne e l’intero impero aspettava i segni di Inti come accettazione delle offerte ricevute. Le eclissi venivano interpretate come un segno della sua ira. Ancora oggi celebrano la festa con una esplosione di colori, i siti archeologici e le strade sono trasformate in teatri a cielo aperto, dove si sentono le melodie delle musiche ancestrali, con danze costumi colorati e preghiere che si fondono in modo armonico per chiedere al sole protezione e prosperità.
Maria Rosaria Perrone

(Inti Raymi come si festeggia oggi)
[i] Cusco o Cuzco, capitale dell’antico Impero Inca, si trova nel Perù sud-orientale, immersa nella catena montuosa delle Ande a circa 3.400 metri di altitudine, è oggi la porta d’accesso principale per visitare la vicina cittadella di Machu Picchu e la Valle Sacra
[ii] Viracocha (o Con Tiqui Viracocha) era una delle principali divinità inca. Era considerato come lo Splendore Originario o Il signore, il Maestro del Mondo.
