“Ho ascoltato la tua voce” di Gabriella Petrelli

Una lirica molto intensa proposta da Gabriella Petrelli per la nostra rubrica dedicata alla Poesia, venata di un lirismo malinconico che sfocia in una dimensione quasi mitologica verso la fine. Il contrasto tra l’invisibilità del “sentire” umano e la forza generatrice della natura è molto potente. La parte finale è un inno alla vita: nonostante il dolore e la “deriva” dei ricordi, la speranza (la “luce del cuore”) si rifugia nel ciclo eterno della creazione, identificato con la Dea Madre. È una chiusura che profuma di rinascita e il legame con l’esistenza resta intatto e meraviglioso. [ M. R. Teni]

Ho rincorso i fantasmi
ad ogni angolo di strada.
Ti ho incontrato,
ogni volta tenendoti
la mano,
ma non mi riconoscevi.

Ho ascoltato la tua voce,
ma tu non hai udito
le mie parole.
Non hai accolto le mie lacrime,
mentre un fremito
mi allontanava da me.

Ho raccolto fiori disperati,
dispersi nel fiume dei ricordi
dove giacciono alla deriva.
Ma la luce del cuore
ti cerca ancora:
nelle piante lacustri,
nei nidi degli uccelli,
nella brezza marina,
nel racconto della Dea Madre
che ha forgiato,
nel suo ventre fecondo,
la continua meraviglia della vita.

Gabriella Petrelli

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Informazioni su Maria Rosaria Teni

Con la mia terza pubblicazione, "Nella casa del vento", nasce anche questo nuovo sito che, oltre a ospitare i miei libri, racconta un po' di me e dei miei interessi. “Ospite errante senza tempo nella casa del vento!” - recita l'incipit della silloge e vuole rappresentare la metafora della condizione dell’uomo, imprigionato in una secolare precarietà ed esposto ad ogni folata di vento che la vita sprigiona nelle sue incursioni improvvise. Nomadi in cerca di stabilità, gli esseri umani, in perenne dissidio tra la voglia di eternità e il desiderio di fuga da una realtà a volte soffocante. Nella continua ricerca della libertà di vivere senza strettoie e condizionamenti, con il presagio che incombe e che ci fa temere di rimanere intrappolati tra pareti di carta in una dimora apparentemente stabile, ma fragile e cadente.
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