“Novembre” di Antonia Pozzi

Il tema della morte si erge con prepotenza nella vita e nella scrittura di Antonia Pozzi (1912–1938), poetessa milanese, ricca di una sensibilità rara che la porta a vivere un’esistenza intessuta di malinconiche fragilità, tra l’altro ispiratrici della sua elaborazione poetica. Un’esistenza che Antonia conclude a ventisei anni con il suicidio. La poesia che reca in realtà un altro titolo “E poi – se accadrà ch’io me ne vada”, è stata scritta a diciotto anni e già preannuncia quella tensione interiore e quell’angoscia che agita l’animo di una poetessa che esprime il male di vivere e ne resta annientata.  “La più grande poetessa del Novecento” , come è stata definita da Eugenio Montale, ha costruito mirabilmente questi versi che non esprimono immagini luttuose o lugubri e ha dato vita ad una composizione che possiede il ritmo quieto e sognante di una nenia per  accompagna quel tumulto interiore che brucia un’anima inquieta.

E poi – se accadrà ch’io me ne vada –
resterà qualchecosa
di me
nel mio mondo –
resterà un’esile scìa di silenzio
in mezzo alle voci –
un tenue fiato di bianco
in cuore all’azzurro –

Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all’angolo d’una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelide verdi remote –
Qualcuno piangerà
chissà dove – chissà dove –
Qualcuno cercherà i crisantemi
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare.

Milano, 29 ottobre 1930

Antonia Pozzi

tratta da ” Poesie” ,  Garzanti, 2021 

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