“Una storia da raccontare” di Maria Rosaria Teni

A distanza di 50 anni da quel fatidico 2 novembre 1975, quando Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta, regista e intellettuale a tutto tondo, veniva trovato senza vita sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia, non si può non rievocare una delle pagine più cupe della storia italiana del Novecento, ma soprattutto la brutalità di un delitto di cui ancora oggi non si conosce la verità definitiva. Dopo la sua tragica fine, Pasolini è stato riconosciuto come uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani, sebbene in vita il suo talento sia stato esposto a feroci critiche e oggetto di disprezzo da parte dei detrattori che non hanno lesinato commenti di biasimo per l’intransigenza dei suoi giudizi, spesso fuori dagli schemi, e per le sue pungenti dichiarazioni sulla nascente società dei consumi e sulle ipocrisie di una certa borghesia. Le scelte esistenziali e letterarie, tra l’altro, ostentatamente polemiche nei confronti della società contemporanea, conformista e clericale, gli hanno procurato ripetute denunce e arresti. Sono stati trentatré i procedimenti giudiziari che, nel corso della sua vita, ha dovuto sostenere, anche se tutti conclusi con l’assoluzione. Era un attento osservatore dei cambiamenti che avvenivano attorno a lui, in una società che dal dopoguerra si stava lentamente trasformando per assecondare una spinta propulsiva verso il raggiungimento di un progresso economico che prometteva la cancellazione di ogni differenza individuale, sociale ed etnica, con la conseguenza reale di un’omologazione dei comportamenti. Il mondo delle borgate romane, come anche quello della realtà contadina friulana, autentica, incorrotta, vitale nella sua povertà e verso cui ha uno sguardo nostalgico, negli anni ‘50 e ‘60 diventano il soggetto privilegiato delle sue opere, sia letterarie che cinematografiche, dove approfondisce la propria visione del mondo e la sua attenzione nei confronti della gente emarginata ai confini del mondo consumistico livellatore. La sua notorietà è legata anche al suo rapporto con la propria omosessualità, non celata, al centro di reazioni violente da parte di una certa opinione pubblica che poi ha accolto la notizia del suo assassinio come inevitabile conseguenza delle sue promiscue frequentazioni che, tuttora, conservano dei lati oscuri. Dopo quel drammatico 2 novembre 1975, la morte di Pier Paolo Pasolini era cronaca nera su tutti i giornali, con titoli duri e impietosi, che calpestavano soprattutto l’uomo e il poeta, senza alcun riguardo per una madre inconsolabile che non aveva più lacrime da versare. Per riscattare la sua memoria dobbiamo ricordare la straordinaria partecipazione e la vicinanza della gente in occasione del suo funerale, svoltosi dapprima a Roma, tra la folla numerosissima, dove campeggiava un cartello con su scritto “Non lasciamo che uccidano i poeti” e nel successivo rito funebre, semplice e cristiano, chiesto dalla madre Susanna per il figlio, a Casarsa. Ancora in questa cerimonia, intensa e partecipata, Padre David Maria Turoldo, anche egli poeta, ha saputo interpretare ed esprimere la sofferta religiosità del poeta e comprendere la sua esistenza, carica di tormenti e di inquietudini. Una vita vissuta controcorrente, ma con dignità, conclusa con una morte violenta che ancora oggi fa riflettere e rattrista, soprattutto perché non sarebbe dovuta accadere.

È una storia da dimenticare
È una storia da non raccontare
È una storia un po’ complicata
È una storia sbagliata

Cominciò con la luna sul posto
E finì con un fiume di inchiostro
È una storia un poco scontata
È una storia sbagliata

Storia diversa per gente normale
Storia comune per gente speciale
Cos’altro vi serve da queste vite?
Ora che il cielo al centro le ha colpite
Ora che il cielo ai bordi le ha scolpite

È una storia di periferia
È una storia da una botta e via
È una storia sconclusionata
Una storia sbagliata
Una spiaggia ai piedi del letto
Stazione Termini ai piedi del cuore
Una notte un po’ concitata
Una notte sbagliata

Notte diversa per gente normale
Notte comune per gente speciale
Cos’altro ti serve da queste vite?
Ora che il cielo al centro le ha colpite
Ora che il cielo ai bordi le ha scolpite

È una storia vestita di nero
È una storia da basso impero
È una storia mica male insabbiata
È una storia sbagliata
È una storia da carabinieri
È una storia per parrucchieri
È una storia un po’ sputtanata
O è una storia sbagliata

Storia diversa per gente normale
Storia comune per gente speciale
Cos’altro ti serve da queste vite?
Ora che il cielo al centro le ha colpite
Ora che il cielo ai bordi le ha scolpite

Per il segno che ci è rimasto
Non ripeterci quanto ti spiace
Non ci chiedere più com’è andata
Tanto lo sai che è una storia sbagliata
Tanto lo sai che è una storia sbagliata.

Fabrizio De André

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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2 risposte a “Una storia da raccontare” di Maria Rosaria Teni

  1. Avatar di culturaoltre14 culturaoltre14 scrive:

    Gentile Sig. Valdevit, la ringrazio infinitamente! Cordiali saluti

  2. Avatar di valdevitsilvio valdevitsilvio scrive:

    Gentile Direttrice, a mio parere gli interventi più significativi per ricordare Pasolini sono stati quelli di due donne: Dacia Maraini nella intervista di ieri sera con Augias in “Torre di Babele” sulla 7 e oggi su RAI 3 e Lei con questo suo bell’articolo. Interessante segno dei tempi questo primeggiare femminile, che fa sperare se ne possa uscire dall’appiattimento soporifero che Pasolini prevedeva. Bene ricordarlo auspicando che si guardi la cruda realtà senza mistificazioni, ponendosi l’obiettivo di dare un contributo per migliorarla umanamente. Le sembrerà strano ma nel camminare tra i filari dei suoi vigneti spesso mi capita quasi di avvertire la figura di questo poeta fuori delle righe. Per le sue salutari provocazioni penso se ne parlerà ancora per tanto tempo. Cordiali saluti Silvio Valdevit Lovriha

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