Attraverso uno stile essenziale, malinconico e fortemente legato alla realtà contadina, tipico di Scotellaro, la poesia diventa una riflessione filosofica sulla solitudine trasformata in un dolore concreto, quasi fisico, amplificato dalla vampa soffocante del mese di luglio. Nella lirica prevale quindi il tema dell’aridità interiore e del senso di inutilità esistenziale che si esprime efficacemente attraverso potenti metafore naturalistiche legate alla sua terra lucana: la zolla di terra che diventa simbolo del desiderio profondo di essere partecipe del ciclo produttivo della vita e della natura e la sorgente seccata che, sottoposta alla calura soffocante, non è più zolla feconda ma si trasforma nel suo opposto, una fonte prosciugata. La poesia di Scotellaro è allora un grido sommesso di chi si sente escluso dal grande ciclo della vita e assiste al trionfo dell’estate con la desolante sensazione di essere l’unico elemento sterile e inutile del creato. [M.R.Teni]
Ancora non mi palpita una fede:
per questo mi viene la luce
e non me la sento il mattino
e so il mio giorno rapito
in un vortice inane.
Se fossi zolla!
M’avrebbe rimossa la vanga,
darei erbe e frutti
a questa stagiona che sorvola.
E sono sorgente seccata
che mi scansano le greggi
ora che domina luglio.
Rocco Scotellaro
da “È fatto giorno”, Mondadori, Milano 1954

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Rocco Scotellaro, scrittore e poeta è nato a Tricarico nel 1923 ed è deceduto a Portici nel 1953. Di umile origine, socialista, fu sindaco di Tricarico dal 1946 al 1950, quando fu arrestato sotto l’infondata accusa di irregolarità amministrative; in seguito, grazie all’intervento di C. Levi, ottenne un impiego presso l’Istituto agrario di Portici diretto da M. Rossi Doria. Trasse dalla sensibilità ai problemi sociali della sua terra motivi per alcune opere comparse postume: l’inchiesta Contadini del Sud (1954), il romanzo autobiografico incompiuto L’uva puttanella (1955) e una serie di poesie (È fatto giorno, 1954) nelle quali, muovendo dai modi elegiaci dell’ermetismo, tende a un tono epico-popolaresco, con esiti pieni di dissonanze, ma di indubbia genuinità lirica. In seguito sono stati pubblicati il volume di racconti Uno si distrae al bivio (1974) e la raccolta di versi Margherite e rosolacci (1978). Nel 2019 la sua intera produzione letteraria è stata raccolta nel volume Tutte le opere. [Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani]

Una bellissima poesia in cui si sentono i sentimenti dell’autore. Grazia anche per le informazioni sul suo creatore.
Mi fa piacere che tu abbia apprezzato un autore che non viene tanto ricordato, pur meritando. Ha una sensibilità e una delicatezza che lo distinguono come poeta
Sì, è un peccato vedere certi autori venir dimenticati in questo modo nonostante avessero tanto da dire. Quindi grazie ancora per averlo condiviso.