La tenda è un corpo fragile,
la sua pelle di stoffa stanca,
le sue costole bastoni esili
oscillano a ogni sussurro del vento.
Il vento non chiede permesso,
entra da ogni fessura,
apre le porte su un vuoto infinito,
ruba il calore dell’istante
e lascia dietro di sé un silenzio tremante.
La tenda non è una casa,
è una promessa d’attesa,
e ogni impeto di vento
ti ricorda che sei di passaggio
su una terra che non porta il tuo nome.
Poi arriva la pioggia,
pesante come un’antica tristezza,
colpisce il tetto della tenda
come a mettere alla prova la sua resistenza.
S’insinua all’interno,
disegnando mappe di macchie d’acqua
su un suolo che mai si asciugherà.
Il vento scuote la tenda,
la tenda abbraccia la pioggia,
e la pioggia lava via tutto,
ma non la memoria di chi ci vive.
Così la tenda rimane in piedi,
a testimoniare che la fragilità
è l’altro volto del Sumūd.
Yousef Elqedra
(Traduzione Nabil Bey Salameh)
