Il punto di vista: “Il referendum e la democrazia” – di Mariantonietta Valzano

“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano

In questa estate annunciata dalle temperature già ostaggio dell’anticiclone africano si è consumato il Referendum per abrogare alcune norme sancite dal Jobs Act e la norma che prevede dieci anni per poter richiedere la cittadinanza italiana. Non entro nel merito del dibattito politico, a cui ogni cittadino è, o dovrebbe essere interessato, voglio solo analizzare il declino di uno strumento democratico, a mio avviso molto importante, quale è il Referendum che è stato istituito nella Costituzione italiana in vigore dal 1948.
Il Referendum che è di tre tipi, abrogativo come quello dello scorso 8 e 9 giugno, costituzionale per approvare modifiche alla Costituzione, per intenderci come quello che si dovrebbe fare per la separazione delle carriere dei magistrati – giudici, del premierato, Titolo V Regioni, mentre è consultivo, quello sul divorzio del 1974, o del finanziamento pubblico dei partiti del 1978.
Questa consultazione popolare è denominata “strumento di democrazia diretta” e il popolo viene chiamato “direttamente” ad esprimersi su delle norme già in vigore da modificare o per consultare prima o dopo un’azione legislativa.
I nostri costituenti, lungimiranti dopo l’esperienza del ventennio fascista e al fine di scongiurare una qualsiasi forma di dittatura, sia di destra(fascista) che di sinistra (comunista), avevano messo delle strutture all’interno della Costituzione come, ad esempio, la separazione dei poteri (Legislativo, Esecutivo e Giudiziario) tra cui il Referendum. Ora c’è da chiedersi come mai gli ultimi Referendum non abbiano raggiunto il Quorum, cioè la percentuale di votanti affinché l’esito della votazione sia valido.
Non ne faccio l’elenco perché è stato snocciolato più volte in questi giorni, tra un report di guerra e un altro, ma voglio solo riflettere sul fatto che solo il 30% circa è andato a votare. Specifico che in questo caso non è importante il merito della votazione, cioè se per il SI o per il NO, ma proprio l’atto del votare esprimendo il proprio pensiero, la propria volontà di cittadino.
Io in questi anni ho osservato, come tutti del resto, quanto sia aumentata la disaffezione di una grande fetta dell’elettorato dalla vita politica del nostro Paese. Secondo i numerosi sondaggi tra cui IPSOS o SWG del TG La7, che sono stati ripetuti molte volte, anche solo nel corso di quest’anno, c’è sempre un 32% circa di popolazione che non si esprime. La stessa cosa si è ravvisata alle ultime amministrative nelle nostre regioni. Constatando questa reale e consistente percentuale di persone che non votano più bisogna interrogarsi su due punti:

  • quali sono le motivazioni di una tale presa di posizione
  • quali sono e come si possono realizzare attività, proposte, programmi per incrementare l’impegno civico e suscitare l’interesse e la fiducia di chi l’ha persa.

Ci dovrebbe essere un primario impegno anche per agevolare e avvicinare le nuove generazioni al tema della politica, all’impegno civico e alla partecipazione attiva.
In un paese dove si fanno sempre meno figli, dove la vita lavorativa si è allungata al punto da trovare in posti di responsabilità persone con età avanzata, che sicuramente hanno esperienza, ma sono lontani dalle menti e dai modi di vivere delle nuove generazioni, compresa un’intera classe docente di ogni ordine e grado, è palesemente difficile che si partoriscano idee accattivanti o quanto meno “affascinanti” verso i giovani per avvicinarli e coinvolgerli in politica. C’è e resta un distacco totale quasi tra le nuove generazioni e ciò che viene sancito è contemplato da legislatori o pensatori esponenti dei partiti, che oggi caratterizzano l’agone politico.  Quanto meno, se non tutti i giovani, dalla maggior parte di essi e gli attori politici e partiti e movimenti odierni.
Perché?
Eppure, vediamo tantissimi giovani interessarsi all’ambiente, al benessere fisico, attenti all’alimentazione e al loro tempo libero. Perché non c’è un cambio di generazione ai vertici dei vari gruppi del nostro Establishment? Perché questi nuovi approcci al lavoro non hanno suscitato un interesse e un moto di cambiamento generale?
Oggi forse la nostra generazione deve ragionare su come lasciar posto a coloro che naturalmente debbono succederci. Non siamo stati in grado di trasmettere i valori fondanti della nostra Costituzione e per tale motivo dovremmo rimboccarci le maniche lavorando per lasciare loro un percorso da seguire e migliorare, magari cambiando e proponendo percorsi nuovi, ma sempre con il faro dei principi costituzionali.
Oppure … forse non ci crede più nessuno a tali principi.
Io … Ancora resisto!

 Mariantonietta Valzano

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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