“Gigliola, bambina filandiera” di Silvio Valdevit Lovriha

Un racconto che fa riflettere quello proposto oggi dal nostro autore Silvio Valdevit Lovriha che, con tratto narrativo ben articolato, dà vita a storia di resilienza addolcita da un sentimento che prevale e che conforta, concretizzato nelle rassicuranti considerazioni di un padre che comprende e offre insegnamenti di vita. Uno spaccato delle condizioni del nostro paese all’indomani del secondo conflitto mondiale, con la descrizione del lavoro minorile, fenomeno diffuso, tanto che ogni anno il 12 giugno ricorre La Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile. Questa giornata è stata istituita dalle Nazioni Uniti per riflettere sulla gravità e sulle conseguenze del fenomeno del lavoro minorile che ancora oggi mette a rischio lo sviluppo di tanti bambini, bambine e adolescenti.

Gigliola era nata nel 1942; nel 1951 aveva dunque appena nove anni quando quell’estate lavorò come stagionale presso lo Stabilimento Bacologico Pasqualis di Vittorio Veneto. Appartenendo ad una famiglia poverissima, quei pochi soldi che riusciva a guadagnare erano molto importanti, necessari per contribuire a sbarcare, come si suol dire, il lunario.

Gigliola era dunque ancora una bambina, ma così piccola ed esile a tal punto che un giorno il padrone, vedendola lavorare in punta di piedi per poter svolgere le sue mansioni, andò a prendere personalmente una cassettina di legno e gliela mise sotto i piedi, dicendole queste precise parole: «Così nina fai meno fatica, sarai più svelta e farai di più». Alla bambina operaia di soli nove anni quell’ episodio e quelle parole sono rimaste indelebilmente impresse nella mente per tutta la vita, così come le rimase impressa un’altra vicenda.
Appena finita la scuola, subito dopo aver compiuto i 14 anni, di legge, Gigliola venne assunta e fece l’operaia presso lo Stabilimento Tessitura Cerruti, sempre in quel di Vittorio Veneto. E qui andiamo a raccontare quel che di fiabesco le accadde.
Poiché era una turnista, la settimana che capitava di mattina, doveva lavorare dalle sei alle quattordici. Tutte le mattine doveva perciò alzarsi molto presto, anche prima delle cinque, per prepararsi e per poi fare in bicicletta i quasi sei chilometri, parte dei quali con salite abbastanza faticose. per arrivare in fabbrica. Un giorno, tornata a casa affranta, disse ai suoi genitori, già piuttosto anziani, che non se la sentiva più di continuare ad andare a lavorare, anche a causa di un senso di paura per i fischi che tutte le mattine erano indirizzati nei suoi confronti mentre attraversava un tratto alberato, con il buio tutto intorno: «Sono seguita, mi fischiano contro, mi viene il batticuore, non ce la faccio più, mi prende il terrore». Suo papà, un buon uomo che faceva il manovale in edilizia, per calmarla, le disse di non preoccuparsi, ché la mattina seguente l’avrebbe accompagnata e così avrebbero fatto la strada assieme.
E così fece. La mattina dopo, quando Gigliola e suo padre giunsero sul tratto di strada incriminato, i fischi effettivamente si fecero sentire, ma il genitore si mise a ridere e le disse: «Ma non senti che sono solo i merli che si chiamano fra di loro, che sentono che comincia ad albeggiare».
Da quella volta, Gigliola si recò tutte le mattine a lavorare tranquillamente senza più alcun timore.
Qualche anno dopo, prima ancora di aver vent’anni, si sposò con un giovane sindacalista, ebbe due figli, quattro nipoti e ben cinque pronipoti. Tutt’oggi, con qualche acciacco, Gigliola è ancora fra noi a raccontarci queste e altre storie della sua avventurosa e generosa vita.
Silvio Valdevit Lovriha

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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