“Piero Maggioni e la sua arte” a cura di Lucio Zaniboni

Tra gli artisti del territorio lecchese da me frequentati, con cui era nata una vera amicizia, c’era Piero Maggioni, pittore e scultore, della mia stessa età. Ogni tanto io e mia moglie, Anna Maria, facevamo una scappata in macchina a Monticello Brianza, dove si trovava la sua villa, per intrattenerci a parlare d’arte.

l’Artista

Piero era nato in quel paese, nel 1931, ma, essendo rimasto orfano, aveva trascorso l’infanzia nel Collegio don Guanella di Como. Nel 1946 aveva frequentato un corso di disegno al Castello Sforzesco di Milano. Nel 1950 era stato assunto come disegnatore di gioielli (aveva un estro innato) in un laboratorio di oreficeria della stessa città e a poco a poco si era fatto strada. Frequentando poi Albissola, centro dell’arte ceramica, grazie all’amicizia di Stella di Gavaragna, aveva conosciuto parecchi artisti già famosi, fra cui Reggiani, Sassu e il pittore cubano Lam.
Negli anni settanta, si è era recato a Parigi e Lam lo aveva presentato a Picasso che influì sulla sua arte e gli fece nascere l’amore per l’arte africana  e per le figurazioni primitive.
Come pittore e sculture partecipò a premi e rassegne importanti. Sue opere premiate figurano a Basilea, Zurigo, Berna, Spalato, Ca’ Pesaro a Venezia, nei Musei Vaticani, nella Cattedrale di Termoli e a Lecce, nel Seminario Nuovo.

Formelle bronzee del Duomo di Barzio

A Barzio, grosso centro turistico della Valsassina, si trovano suoi dipinti e nella piazza principale una scultura che rappresenta l’unione e la forza vitale della Famiglia. Sue sono anche le formelle bronzee del Duomo locale.
Dicevo della nostra amicizia, delle dissertazioni sulle correnti artistiche, sui suoi lavori e posso dire che spesso si atteneva ai miei suggerimenti.
A mio giudizio, la sua maggiore validità era nelle sculture. La materia, creta o altro, nelle sue mani prendeva plasticità, anima e vita ed era un piacere vedere nascere vere e proprie opere d’arte.

Posso affermare che era generoso verso chi si rivolgeva a lui per necessità e anche con le sue opere, mai mercenario. Non mancano nelle mie collezioni alcuni lavori a sua firma, fra cui due sculture in creta e un volto di Cristo a olio, avuti in dono.  Anche a Piero, come a tanti altri pittori,  a causa delle vernici e degli altri materiali cancerogeni usati, si formò un tumore e, dopo sofferenze e operazioni, nel 1995 morì, a Viganò Brianza.

Monumento alla famiglia Barzio

Anche la sua pittura aveva qualità, ma forse si era lasciato soggiogare dalla pittura dei grandi protagonisti del Novecento: Picasso, Morlotti, Georges Rouault…
Il suo segno marcato  e la forza del colore rendevano subito riconoscibili i suoi quadri e forse anche in pittura avrebbe potuto ottenere il massimo, se avesse creduto di più nella sua natura artistica, evitando ascendenze e somiglianze.

Il volto di Dio – olio

Un artista e un amico dei miei  tempi migliori, che ricordo sempre con rimpianto.

Lucio Zaniboni 

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