Il 10 giugno è un giorno in cui non si può non ricordare ciò che avvenne 101 anni fa. Forse per tanto tempo, dopo quel 10 giugno del 1924, si è trascurato quell’episodio di una tale violenza ed efferatezza che oggi, anche se il clima politico non è molto incline alle rievocazioni storiche, non si può più lasciar passare in secondo piano. È una data che ha visto l’assassinio di Giacomo Matteotti, deputato socialista, che ha avuto il coraggio di denunciare il regime fascista e dimostrare pienamente la sua fede civile e profondamente leale nei confronti del suo paese. Sostenitore dei principi democratici e della libertà, Matteotti è oggi, soprattutto dopo che tanti studiosi hanno ben analizzato il suo pensiero e la sua ideologia, il simbolo di chi non accetta soprusi e non si piega alle ingiustizie e alle prevaricazioni, a costo della propria vita. Si ricorda il suo ultimo messaggio «La mia idea non muore!» che diventa quasi un’esortazione a credere nei propri ideali e può essere d’esempio per le nuove generazioni. Nel 1955, la Repubblica italiana ha riconosciuto ufficialmente Giacomo Matteotti come martire e quindi il 10 giugno non è solo un anniversario, ma diventa un momento significativo della Storia, che incide sulle nostre coscienze e ci aiuta a comprendere il senso di tanti avvenimenti. Interessante il lavoro meritorio del Professor Stefano Caretti, ordinario di Storia contemporanea, che ha condotto buona parte delle sue ricerche proprio nell’approfondimento della personalità di Matteotti sia come uomo che come politico. L’ultima opera, in ordine cronologico, scritta nel 2024 con Marzio Breda, per i tipi di Solferino, è “Il nemico di Mussolini. Giacomo Matteotti, storia di un eroe dimenticato”, una biografia che mira a ricostruire la figura a tutto tondo del politico, e che, avvalendosi anche di documenti inediti, mette in luce due cose essenziali: com’era l’uomo prima di diventare un martire, nei 39 anni che ha vissuto con grande intensità, e come è diventato un simbolo dell’antifascismo. Perché come è stato scritto: «Prima di lui c’era stata l’opposizione al fascismo, ma l’antifascismo come valore, come scelta consapevole e prioritaria nasce solo con l’estate del 1924, nel suo nome».[cit.]
Concludo, richiamando una breve riflessione scritta nel centenario della morte. Perché è importante che la memoria resti sempre viva e non si smarrisca nei meandri della dimenticanza.
Maria Rosaria Teni
https://culturaoltre14.com/2024/06/12/il-10-giugno-di-un-secolo-fa-di-maria-rosaria-teni/

Ci sono Ministri, non uomini qualunque, che penosamente sbandierano la parola “patriota”. Lei ha scritto di un vero patriota, di Giacomo Matteotti combattente, in tempi difficili, per la democrazia. Di Matteotti e dei tanti altri democratici come lui è doveroso e necessario parlarne, specie alle giovani generazioni che devono formarsi un carattere buono, non prepotente. Nelle scuole si deve poter parlare liberamente di tutta la storia del novecento. La Resistenza pacatamente va continuata, va seguito l’esempio del suo costruttivo articolo.Buon giorno
Cordialmente
Silvio Valdevit Lovriha