La lirica fu composta da Ungaretti nel 1930, in occasione della morte della madre. Le cinque strofe sono costituite da endecasillabi e settenari alternati liberamente, senza rime. La lirica propone il tema del rapporto fra la vita terrena e l’aldilà, sottolineato dalla certezza del poeta di ricongiungersi alla madre nella vita ultraterrena. Il sentimento dominante è il rimpianto per la perduta felicità dell’infanzia, che Ungaretti spera di recuperare quando tornerà a incontrare sua madre. In questo altro mondo la madre conserva gli atteggiamenti abituali che aveva in vita, la sua figura rievoca immagini che appartengono alla memoria e diventa un ponte tra la vita e la morte.
E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
Giuseppe Ungaretti
in Vita d’un uomo, Tutte le poesie,
a cura di L. Piccioni, Mondadori, Milano, 1986

ph Eleonora Mello
