Ci sono città e paesi con bellezza e caratteristiche tali da rimanere impresse nella memoria. Se poi queste località sono state scenario di momenti felici, ancor più prendono posto nel cuore.
Una di queste città che ben pochi possono dire di non conoscere è Venezia, resa incantevole dalla laguna in cui si specchiano palazzi e ponti sui canali.

Particolari le calle, le piazzette in cui artisti si avvicendano a dare spazio alla loro creatività.
Meravigliosa nelle giornate luminose in cui il mare la riflette prendendo vari colori azzurro verdi, romantica nelle notti di luna, con le gondole che vegliano sospiri d’innamorati, particolare e struggente nei giorni di bruma o in nivee imbiancature di neve.
Una città che anche a me ha preso il cuore e che spesso ho frequentato, riportandone senso di gratitudine per quanto mi aveva offerto con la gentilezza delle genti di laguna.
Naturalmente, e non potrebbe essere diversamente, è la città che ha dato ispirazione per opere divenute immortali.
Fra i tanti artisti, romanzieri, poeti, musicisti… questa volta vi voglio parlare dei pittori che per secoli hanno cercato di mettere in luce le meraviglie.
Sono innumerevoli e sarebbe impossibile nominare tutti, qualunque sia la foce cui Venezia li ha condotti, mi soffermerò sui nomi del Vedutismo Settecentesco con Caspar Van Wittel (nome italianizzato in Gaspare Vanvitelli), Luca Carlevarijs, Canaletto (Antonio Canal), Francesco Guardi. Sono pittori che con la loro fama hanno raggiunto quotazioni tali, da non permettere ai più possibilità di appendere una loro opera ai muri domestici.
Tuttavia trasferendoci dal Settecento ai pittori contemporanei ad alcuni ci si può avvicinare con sufficiente possibilità. La mia passione per Venezia mi ha spinto ad impreziosire le pareti domestiche con tele riproducenti particolari veneziani.
Al momento attuale appartengono a quattro pittori che ritengo meritino la mia considerazione: Guidi, di fama internazionale, due anonimi, a mio giudizio suggestivi e infine alcuni dipinti Francesco De Michelis, pittore contemporaneo che avrebbe potuto e dovuto avere maggiore successo e nome, considerando che già quando frequentava l’accademia di Verona, aveva ottenuto la Gondola d’Oro per la sua bravura.

Ritengo la sua capacità di riproduzione degli angoli più suggestivi di Venezia notevole e la sua mano sicura nel segno incisivo tale da competere con nomi altisonanti sia quando cerca di riprodurre il Vedutismo del Settecento, come quando si attiene al contemporaneo.
In tutti i modi le tele riprodotte daranno modo ai lettori di giudicare se le affermazioni corrispondono agli esiti pittorici. 
Voglio concludere questo mio breve excursus su Venezia con alcuni versi di Vincenzo Cardarelli da “Settembre a Venezia”.
“Già di settembre imbrunano
a Venezia i crepuscoli precoci
e di gramaglie vestono le pietre.
Dardeggia il sole l’ultimo suo raggio
sugli ori dei mosaici ed accende
fuochi di paglia, effimera bellezza.
E cheta, dietro le Procuratìe,
sorge intanto la luna…”.
Lucio Zaniboni

