Si continua a morire, in questo novembre già tormentato da guerre e disastri, per mano di uomini che si trasformano in aguzzini senza pietà e si avventano sulla vita di donne che subiscono violenze di ogni genere. Si continua a morire, ogni giorno, sulla scia di quel 25 novembre del 1960, data che ormai è indissolubilmente legata alle donne vittime di violenza e che è diventata la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
In momenti come questo, dove all’impotenza si aggiunge un misto di rabbia e indignazione, mi chiedo quanta importanza la nostra società attribuisca a celebrazioni come quella del 25 novembre, ricorrenze che palesano realtà tangibili e drammatiche, e ricordano altri fatti tragici di inaudita ferocia. L’origine di questa data ci impegna a fare un salto nel passato, precisamente al 1960. In quell’anno, il 25 novembre, le sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal che avevano combattuto la dittatura di Rafael Leonidas Trujillo (1930-1961), con il nome di battaglia Las Mariposas, (le farfalle), per il loro coraggio di opporsi alla dittatura e di lottare per i diritti femminili, furono brutalmente uccise dagli agenti segreti del dittatore, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana. Quel giorno le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare, condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze, dove furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L’assemblea delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata in loro memoria: il 25 novembre del 1981 avvenne il primo “Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche”, proprio in memoria delle sorelle Mirabal, e da quel momento il 25 novembre è stato riconosciuto come data simbolo. Nel 1999 è stato istituzionalizzato anche dall’Onu con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre. Il valore di questo provvedimento è notevole e soprattutto intende sensibilizzare le persone rispetto a questo argomento e dare supporto alle vittime. Nella memoria storica, rappresenta una speranza per tutte quelle donne che non si arrendono, che continuano a credere nei propri ideali e nel bene dell’umanità, ma che ogni giorno, purtroppo, continuano a morire, sotto i colpi di chi considera ancora la donna come proprietà privata o come un oggetto da collocare a proprio piacimento in una casa murata e senza luce. Ancora oggi, molte donne, imbavagliate e terrorizzate dalla paura, vivono una vita di angoscia, di sopraffazione e si ritrovano sole, a urlare senza essere ascoltate, a piangere senza essere viste, nell’indifferenza e nell’abuso di comportamenti sempre più violenti. Cresce ogni giorno il numero delle donne uccise; a oggi sono 106 le creature assassinate per mano di compagni, mariti e uomini spietati, e tanti altri casi non denunciati si consumano all’interno di mura domestiche, trasformate in prigioni, dove le donne, soffocate dal terrore di poter subire ulteriori brutalità, oltre quelle che già subiscono sulla propria pelle, restano a bocca chiusa, ostaggi del potere maschile. Si continua a morire, ingiustamente, perché, si sa, le donne non devono alzare la testa e superare l’Ego maschile, non devono essere indipendenti e libere, non devono pensare a realizzarsi se non nel ruolo di moglie, madre e figlia. Il contesto culturale, sociale e familiare prevede da sempre l’imposizione della regola dei ruoli e non si può sfuggire a questa coltre che ha coperto le donne sin dai secoli passati, in cui non potevano neanche studiare, lavorare, votare, manifestare. La storia, fortunatamente, ha avuto un altro corso, anche se faticoso e tortuoso, e sta dimostrando quanto le donne possano essere coraggiose e determinate. Dai fatti di sangue, purtroppo, restano sgomento e lacrime, ma anche tanta voglia di combattere per la propria libertà e il 25 novembre, come altre giornate egualmente simboliche, ci dà l’occasione per ricordare, per approfondire e tentare di scongiurare, per il futuro di tante donne, la spietata ripetizione di brutalità e coercizioni. Molto importante è sostenere la comunicazione e l’educazione per sradicare la violenza di genere e usare i vari mezzi di volontariato e di informazione, per conoscere e operare nel soccorso di tante donne che si ritrovano sole e abbandonate, nel tentativo grande e virtuoso di arginare episodi di crudeltà e prevaricazioni, cercando di assicurare una protezione, aiutandole a denunciare e, cosa fondamentale, offrendo loro un sostegno dopo la denuncia. Dobbiamo riflettere su quanto sta accadendo quotidianamente ed essere consapevoli della necessità di intervenire sul profilo educativo in ambito familiare, scolastico, sociale e ricreativo, così da interagire e adoperarsi anche di fronte a comportamenti anomali e sospetti che possono sfociare in episodi di aggressività e ferocia. Le donne non devono più pagare con la vita il diritto alla libertà e all’indipendenza.
Quando di rosso si tinge la vita
Fioriscono le rose
in questo novembre
che si tinge di rosso
Tra rovi e cespugli
un bocciolo spezzato
e i petali sparsi profumano
di giovinezza svanita
Mani furiose hanno calpestato
sogni e futuro
Artigli di ghiaccio
hanno reciso speranze in boccio
Il silenzio è un urlo
che lacera il vento d’autunno
E grida disperse
tra solitudini di anime inquiete
riecheggiano pietrificate…
Un’altra croce
tra le ultime rose
in questo novembre
che si tinge di rosso 18 novembre 2023
Maria Rosaria Teni

ph Alessandra Margiotta

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