Foglie e speranze senza tregua, foglie
e speranze; non hanno rami e cuori
cadute eguali allor che i primi ori
Autunno triste su la terra accoglie?
L’anima poi che nell’audaci voglie
si disfece con gli ultimi rossori
della sua giovinezza, in foglie e fiori
malinconicamente si discioglie.
E resta il cuore e resta il ramo: soli
sospiranti in un intimo richiamo
la rossa estate e il suo vivere corto.
Ma se tornino i buoni e dolci soli
primaverili, rinverranno il ramo
pien di speranza e il cuore, invece, morto.
Sergio Corazzini – L’amaro calice (1905)
Poesie, BUR, Milano

ph Eleonora Mello
Sergio Corazzini (Roma 1886-1907), di famiglia borghese agiata, poi caduta in miseria, interrompe gli studi per impiegarsi in un’agenzia di assicurazioni. La sua famiglia è segnata dal destino: la madre è ammalata di tisi, il fratello Gualtiero morirà della stessa malattia, il fratello Erberto perirà in un incidente d’auto in Libia e il padre morirà in un ospizio. Minato dalla tubercolosi, si spegne a soli ventun anni. Un suo atto unico, Il traguardo, è rappresentato senza successo a Roma nel 1905. Notevoli sono invece – dopo un esordio in romanesco – le raccolte dei suoi versi: Dolcezze (1904), L’amaro calice e Le aureole (1905), Piccolo libro inutile (con Alberto Tarchiani), Libro per la sera della domenica ed Elegia, frammento (1906).
