Il punto di vista – “Homo feminae lupus”– di Mariantonietta Valzano

lente ingrandimento

“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano

Dopo i fatti di Palermo, che mi hanno molto colpita, mi sono interessata all’argomento violenza minorile sulle donne. Tralascio ciò che provo, è fuori da questo scritto e solo mio, invece mi pongo l’obiettivo di chiedere al lettore di aiutarmi a dirimere alcuni dubbi. La violenza, a quanto si evince, è stata premeditata, programmata e strutturata. Tanto acume e dedizione vorrei vederla sui banchi di scuola, ma il mio interrogativo è: cosa spinge un manipolo di ragazzi a programmare un atto così…cattivo (non trovo altri termini)?
Porre come obiettivo fare del male ad una persona, sapendo che proverà dolore, può essere un abietto scopo da perseguire con la stessa cura e diligenza con cui si fa un compito in classe di matematica?
A questo punto qualcuno potrà obiettare che per questi ragazzi non era un atto che poteva recare dolore alla vittima, ma solo un gioco. Bene, ora l’obiezione la faccio io: ci sono vari articoli che descrivono come sia stata trattata, di come sia svenuta e picchiata, di quante volte abbia detto basta. Tutto questo non riferito dalla ragazza ma dai delinquenti che l’hanno abusata; uno in particolare, in una chat ad un altro amico che è estraneo ai fatti, dice :”L’abbiamo ammazzata, pensa è svenuta tre volte, l’abbiamo ammazzata ed è stato bellissimo, non mi sono mai divertito così tanto“.
Bene: per i ragazzi questo sarebbe divertimento? Per questi ragazzi, cresciuti a pane e porno, infliggere dolore è divertente?
E poi nessuno si chiede: le protagonisti femminili di tali film porno in cui vi sono abusi “consenzienti” che fine fanno? Sono realmente consenzienti? O vi è una coercizione, come nel caso in questione, fatta di alcol o droghe o minacce? Avere pianificato la “punizione” collettiva contro questa donna avalla il concetto che le donne vanno punite in tal modo? E poi: ci si può permettere di punire?
Altro punto è la presunta “non coscienza” dei delinquenti di ciò che stavano facendo. Anche in questo caso, dalle dichiarazioni e dalle chat, si evince che, dopo le loro azioni, avevano pensato di andare all’estero per non rispondere del “reato” commesso. Quindi erano coscienti. E con coscienza si commette un reato di tale specie!
Mi chiedo e chiedo: ma cosa è andato storto se questa generazione è in balia di ragazzi che odiano le donne? Sicuramente sarà una percentuale esigua, ma esiste e comunque fa danno. Ricordiamoci che non si può solo ragionare in termini statistici, poiché la vita umana vale in modo infinito, senza alcuna distinzione.
Concludo ponendo un ultimo mio dubbio: al netto della certezza della pena, che dovrebbe essere chiara nel senso della certa assunzione della responsabilità relativa all’azione commessa e alla relativa “pena” che vi è comminata, come si può agire su questi ragazzi? Possono essere recuperati? Con quali mezzi e strutture? Quali azioni educative possono essere attivate e con quali ricadute sociali?
Forse si deve agire in un più ampio ambito famiglia-società-scuola per poter avere un esito radicale ed efficace. Forse dobbiamo tutti cambiare modo di pensare e agire, tenendo come punto fondamentale il valore e il dolore delle persone che vanno sempre rispettate, perché non si è solo carne.
– NON-SI É SOLO CARNE –

Mariantonietta Valzano

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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