“L’EQUILIBRIO di BEN-ESSERE”: Resistenza e Resilienza – a cura di CIPRIANO GENTILINO

 

rubrica di Cipriano GentilinoVorrei essere libero come un uomo
Come luomo più evoluto
Che si innalza con la propria intelligenza
E che sfida la natura
Con la forza incontrastata della scienza
Con addosso lentusiasmo
Di spaziare senza limiti nel cosmo
E convinto che la forza del pensiero
Sia la sola libertà
La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche un gesto o uninvenzione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione.

 Giorgio Gaber, La libertà

La ricorrenza del 25 APRILE è una buona occasione non solo per celebrare l’Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo ricordando la Resistenza dei partigiani e dei cittadini antifascisti che contribuirono alla rinascita democratica dell’Italia ma anche per tentare di definire i concetti di resistenza, liberazione e resilienza dal punto di vista psicologico e del benessere individuale.

E’ intanto da precisare che, in generale, resistere al cambiamento, sia esso in positivo che negativo, è un meccanismo fisiologico di base che ha una funzione evoluzionistica di tutela individuale e gruppale.

Ogni cambiamento infatti porta con sé la necessità di un adeguamento che comporta, per l’organismo psicofisico, un stress. Per fare degli esempi comuni si pensi al cambio di casa, al cambio di colleghi di lavoro, al trasferimento in un’altra città, e quindi con maggiore intensità ai cambiamenti coniugali, alle separazioni dai figli etc etc. Cambiamenti che determinano, talora in underground, rimodulazioni di ruolo e spesso anche di considerazioni personali su noi stessi e sugli altri.

Sul piano del benessere psicologico-psichiatrico si resiste a chiedere un consulto o ad assumere una terapia non solo per evitare di essere etichettati o per paura del farmaco ma anche per non mettersi in discussione con sè stessi, prima ancora che in gioco con gli altri.

Prendere tempo e allungare a dismisura il tempo della decisione è una forma di resistenza in parte consapevole ed in parte inconsciamente lasciata al caso o all’intervento di familiari preoccupati.

Più complesso è invece il significato di resistenza nel corso di una psicoanalisi o di qualunque altro processo psicoterapeutico.Qui oltre che al cambiamento si resiste all’accesso ai propri contenuti più personali e intimi e, quanto la dinamica terapeuta-paziente diventa più profonda, si tenta di impedire l’accesso ai propri contenuti inconsci, determinando di fatto un ostacolo alla comprensione dei significati di sintomi, pensieri, emozioni. Cioè, in definitiva, determinando un ostacolo alla acquisizione, conoscenza e accettazione delle profonde dinamiche del sé. In una parola: insight cioè identità.

Le tipiche manifestazioni della resistenza sono:

-dimenticare di venire in seduta senza avvisare,

-oppure arrivare in ritardo;

-altra tipica resistenza è quella di proporre periodi di sospensione del rapporto se non “sparire” e ricomparire senza fornire spiegazioni plausibili;

-ulteriore forma di resistenza è quella manifestata da soggetti che parlano in maniera logorroica senza mai ascoltare,

-oppure ammalarsi fatalmente un paio d’ore prima della seduta. In tutti questi casi si parla di acting.out.

È poi opportuno che il terapeuta e il paziente si soffermino con calma e senza forzature sulla comprensione di cosa attivi la resistenza.

Una resistenza, infatti, ben compresa e modulata conduce ad una maggiore comprensione di sé, dei propri limiti e delle proprie altre possibilità ma principalmente conduce ad un dialogo interno-esterno tra le nostre istanze più intime e la realtà rendendoci partecipi attivi della nostra vita.

Per continuare con l’incipit del 25 Aprile una resistenza compresa e modulata ci conduce ad una maggiore “democrazia” tra le istanze super-egoiche, quelle dell’ego e dell’es e il reale.

Ma il processo terapeutico non dovrebbe avere come sola finalità quella del benessere attuale ma anche, e per certi versi principalmente, quello della capacità di mantenere il benessere attraverso gli apprendimenti psicoterapici e facendo ricorso all’estensione della capacità di resilienza. Termine che richiama la matrice latina del termine (“resilire”, da “re-salire”, saltare indietro, rimbalzare), per esprimere la capacità dell’individuo di fronteggiare una situazione stressante, acuta o cronica, ripristinando l’equilibrio psico-fisico precedente allo stress e, in certi casi, migliorandolo. In biologia e in ecologia la resilienza esprime la capacità di un sistema di ritornare a uno stato di equilibrio in seguito ad un evento perturbante, esprime cioè la capacità di autoriparazione riorganizzandosi in positivo. Quindi resilienza non è negazione o chiusa opposizione agli avvenimenti ma piuttosto ricostruzione di un percorso facendo ricorso a quello che la letteratura scientifica considera un fenomeno ordinario dell’essere umano, una risorsa essenziale di autoriparazione per la sopravvivenza. E come tutte le funzioni psicofisiche si modifica positivamente nel tempo attraverso l’impegno coinvolgente, una sensata autostima, un cauto ma certo apprezzamento delle sfide. Elementi che nel superamento armonioso della resistenza individuale si apprendono anche nei percorsi psicoterapici o comunque di crescita emotiva e spirituale. Verso la libertà.

Cipriano Gentilino

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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