
“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano
La domanda è nata in classe: – Allora sapete che martedi non si viene a scuola?
– Si si, i bambini sicuri di sè.
– Bene, sapete perché – io poco sicura invece.
– Perché é la festa della Liberazione – convintissimi.
– La Liberazione da chi? Io poco convinta.
E da qui è cominciata una lezione non programmata (io sono maestra a quadretti come dicono loro, faccio matematica) quindi l’argomento non aveva una programmazione se non nell’ampio quadro dell’Educazione Civica. Specifico che l’argomento non aveva uno spazio definito nella storia, poiché, ahimè, alla scuola primaria la storia si ferma ai Romani.
Sebbene la spiegazione fosse ardua, visto che parlavo ad una platea che stava ancora tra i dinosauri e intravedeva all’orizzonte l’homo erectus, la cosa che più mi è piaciuta è stato l’interesse che mi hanno dimostrato sull’argomento. Un interesse fatto di perchè e di radici che ho cercato di spiegare ancorando il più possibile il passato col presente.
Non vi è un’età per decidere di far conoscere, il dolore del passato, perché oggi siamo chiamati a rispondere degli errori del nostro presente.
Partendo dalla Germania sconfitta nella prima guerra mondiale, con la sua umiliazione e il conseguente renderla “affamata”, quindi vulnerabilissima alla ideologia nazista, fino ad arrivare alla guerra mondiale a pezzi che denuncia Papa Francesco, è un rincorrersi di fatti che sono simili, cause sovrapponibili che generano business di armi, morti in ogni dove, devastazione, fame, torture. Poi un giorno si farà pace e si ricomincerà a trovare il modo di fare gli stessi errori per poi rifare la guerra. Il 25 aprile invece deve insegnare alle nuove generazioni che la pacificazione dei popoli passa per la dignità della libertà di tutti.
Per darci questa pace sono morte migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze, di uomini, di donne che con coraggio hanno combattuto in Italia una guerra civile che ancora a distanza di 80 anni non è stata digerita. I partigiani erano di ogni colore e sono stati l’anima e il fulcro della Resistenza che ha permesso a questo nostro popolo di sopravvivere al nazifascismo. Non erano tutti santi, ma molti sono stati dei martiri. Accanto a loro bisogna ricordare tutti quei soldati dell’esercito italiano che dopo l’8 settembre, data dell’armistizio (il Re Vittorio Emanuele firma l’armistizio con gli alleati di nascosto potremmo azzardare a dire) l’esercito regio si ritrova i fucili dei tedeschi contro, tedeschi che nel frattempo avevano occupato l’Italia subodorando la mossa politica del re. Poi il re… Scappa. Ecco qui ho un poco di imbarazzo perché non so come spiegarmelo…e non lo sapeva neanche il futuro re Umberto che nel salire in macchina pare che proferì la frase “Questa macchia resterà sempre come un’ onta su di noi” a suo padre Vittorio Emanuele.
Un altro paradosso della storia è che il nemico sapeva tutto prima dell’interessato stesso, se pensiamo a Cefalonia dove morirono i nostri soldati che si rifiutarono di aggregarsi ai teutonici, ci rendiamo conto di quale dramma si sua consumato. Ed è solo uno dei tanti.
In questo ambito disastroso si sono consumati eccidi e stragi. Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto sono solo due dei tanti orribili crimini della ritirata tedesca, che lasciava in dono morte e distruzione. Delle Fosse Ardeatine parleremo in altro modo più avanti e più specificamente.
Vorrei concludere con un aneddoto e una riflessione. Tempo fa (sembra un secolo poiché prima della pandemia) mi sono recata per studio in Finlandia con un gruppo di colleghi italiani. Nella serata finale di congedo i finlandesi hanno intonato la canzone “Bella ciao”. L’abbiamo cantata tutti…non vi erano nè divisioni nè barriere, poichè invece quel testo, che se fossero tempi realmente pacificati, si studierebbe, senza polemiche o timori di essere licenziati, nelle scuole.
Perché? Perché lì tra quelle semplici parole c’è la storia della liberazione.
Una parte? Forse si una parte, l’altra è scritta tra le lapidi a Cassino e Nettuno, dove i nomi non sono autoctoni, dove il sangue è figlio di un sacrificio nobile che ancora oggi dovremmo rammentare con gratitudine perchè hanno fatto da “carne da macello” per garantirci la possibilità di tornare ad essere liberi. E con gratitudine dovremmo, nel 2023, essere tutti uniti, tutti un popolo che, anche se sgangherato, ha comunque ancora la possibilità di scrivere la vita con libertà, ogni giorno, ogni istante, riflettendo che è un dono prezioso che va custodito con cura perchè quando si perde scorre tanto dolore per riconquistarla.
Mariantonietta Valzano
