
Una lirica molto intensa e delicata è quella proposta oggi dal poeta Lucio Zaniboni, attraversata da una tristezza profonda ma anche da piccoli lampi di tenerezza che la rendono ancora più potente. Il “male oscuro” che viene descritto sembra una condizione che altera la percezione della realtà, con una intrinseca frammentazione dell’identità, anche se affiora un filo sottilissimo che ancora unisce, incarnato in una domanda semplice: “Sei stanco?”. Questa domanda diventa il cuore della poesia. È un gesto minimo, quotidiano, ma assume un valore enorme: è un attimo in cui la persona ritorna, riconosce, si riconnette. La domanda “Sei stanco?” diventa un simbolo potentissimo: è semplice, ma rappresenta un momento di verità. È come se, per un attimo, la persona tornasse accessibile, riconoscibile. Quel piccolo gesto riapre uno spiraglio nel legame che sembrava perduto. La poesia colpisce per la sua autenticità emotiva: sembra nascere da un’esperienza vissuta, e proprio per questo arriva diretta, senza artifici. Il “male oscuro” non viene spiegato, ma si manifesta attraverso le conseguenze: la perdita di un dialogo reale, le “fantasie fuori dal reale”, i ruoli che la persona assume. Anche l’adozione di figure retoriche sono usate in modo naturale e funzionale al contenuto emotivo. Questo lo rende universale: non è solo una malattia specifica, ma una condizione di distanza e smarrimento. C’è dolore, ma anche gratitudine per ciò che ancora esiste, anche se fragile, in uno spazio sospeso molto toccante. [ M.R.Teni]
Riposo e mi sei accanto,
caso strano in silenzio.
All’improvviso due parole,
come un lampo:
“Sei stanco?”
Sono due anni ormai
che il male oscuro
ottenebra la tua mente
che si perde in fantasie
fuori dal reale
e non consente
un dialogo reale
fra di noi.
Ora sono una signora
che spinge la carrozzina
entro la casa
ora il direttore di un ente
nato dalle tue ‘visioni’
eppure le parole
a fior di labbro:
“Sei stanco? ”
riportano un istante
la coscienza.
Qualcosa del legame
del passato
r i t o r n a
ed è un magico regalo.
Lucio Zaniboni
