Settantotto anni sono passati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e noi, figli degli anni Sessanta, abbiamo vissuto quel periodo attraverso i ricordi dei nostri genitori. Ricordi tramandati per lo più verbalmente, tanto più che nelle scuole se ne dava solo un breve cenno, come se i nostri insegnanti volessero dimenticare quel periodo così buio. Ora, a distanza di tanti anni, la domanda è: quante generazioni possono veramente capire cosa sia stata la Seconda Guerra Mondiale? Tuttavia non farò in questa sede una dissertazione storica, piuttosto vorrei parlare, invece, della musica, delle canzoni che hanno accompagnato e dato speranza ai nostri partigiani: sono le Canzoni della Resistenza, cantate da chi combatteva la guerra in una guerra già esistente.Le canzoni della Resistenza sono costituite da melodie già esistenti per le quali veniva rielaborato il testo, considerando, comprensibilmente, che non tutti i partigiani potevano avere una cultura musicale e anche il loro modo di vivere braccati non consentiva certo la presenza di uno strumento. L’unico strumento che potevano permettersi era la voce e proprio da qui nasce il desiderio di ricordare le melodie della propria terra che, e quali con il testo modificato, sono state tramandate oralmente di generazione in generazione. Ovviamente, ogni epoca a sua volta ha rielaborato ulteriormente il testo, riadattandolo alla nuova situazione storica; questo, però ha portato a “snaturare”, se così possiamo dire, il significato primordiale di tali canzoni. 
Il caso più conosciuto è quello di “Bella ciao”. Secondo alcuni storici questa canzone era già presente in Francia nel XVI secolo, secondo altri, invece, la versione originale sarebbe quella del canto delle mondine piemontesi. Di questa versione, si trova una bella interpretazione su YouTube interpretata da Milva. Utilizzata anche da Netflix nella serie spagnola “La casa di carta”, rappresenta, in questo contesto, il simbolo della resistenza. contro le banche. Ad essa hanno fatto riferimento, anche i movimenti di protesta ad opera di studenti ed operai degli anni Settanta.
Ma la canzone partigiana per eccellenza, vero emblema della Resistenza, non è “Bella ciao”, bensì “Fischia il vento”, la cui melodia ha una storia un po’ articolata. Il testo è basato su una celebre canzone popolare sovietica Katjuša composta nel 1938 da Matvej Blanter e Michail Isakovskij. Questa canzone, dalla Russia fu portata in Italia da Giacomo Sibilla il quale, reduce da una campagna nella zona del Don aveva imparato questa melodia da alcuni prigionieri russi. Alla stesura del testo collaborarono sia il Sibilla che Vittorio Rubicone, ma fu Felice Cascione giovane medico laureando, a completare il testo.
Altra canzone da ricordare è “Bandiera Rossa”, brano legato al Movimento Politico da cui prende il nome e che rappresentò la più grande forza politica della Roma partigiana, diventando il canto popolare antifascista per eccellenza. Potremmo scrivere all’infinito di canti legati a questo periodo storico poiché la Resistenza fu un movimento che interessò non solo l’Italia ma anche l’Europa. Enumerarli tutti sarebbe impossibile e per questo ho scelto quelli più significativi, quelli più conosciuti. Finirò citando “La preghiera del partigiano” il cui testo è costruito su una melodia friulana “Ai preà le biele stele e le sant del Paradis”, conosciuta anche con il titolo “Là sulle cime nevose”. I versi sono molto commoventi e ricordano il pianto di una madre e tutti coloro che furono “Ribelli per amore “.
Annamaria Mazzotta
musicologa, già docente di tastiere storiche
